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“Vancali”, l’azienda di tessiture antiche che punta alle passerelle dell’alta moda

I titolari Desiree Zinnà e Antonio Mazzei: «I nostri prodotti di qualità raffinata alla conquista del mondo»

Pubblicato il: 26/03/2023 – 11:16
“Vancali”, l’azienda di tessiture antiche che punta alle passerelle dell’alta moda

TIRIOLO «Con “Vancali” abbiamo fatto un’operazione volta a recuperare il lavoro della tessitura e di questo siamo orgogliosi. Non c’è mai stata una bottega artigiana, un marchio che ha avuto la capacità e la spregiudicatezza di assumere le maestranze per farle lavorare insieme e per far sì che quest’arte non solo diventi un’occasione di lavoro, ma venga insegnata e tramandata. L’obiettivo di Vancali è di crescere sui mercati del nord Italia e dell’estero puntando sulla produzione. Oggi abbiamo 5 telai ma al secondo anno vogliamo arrivare a10 telai. Io vedo Vancali sulla passerella dell’alta moda. Vedo il tessuto di Vancali sugli yacht, sui grandi marchi del prêt-à-porter.  Immagino il nostro Vancale addosso alle grandi donne della terra, perché il Vancale ha le caratteristiche per essere indossato da donne forti, eleganti, che hanno la capacità di affermare loro stesse nel mondo». È quanto ha affermato Antonio Mazzei nell’ultima puntata di “Ti racconto un’impresa”, il format ideato da L’altro Corriere Tv e dedicato alle realtà imprenditoriali calabresi dedicata all’azienda di Tiriolo “Vancali”, tessiture antiche. L’imprenditore non ha dubbi, presto la sua giovane azienda nata nel dicembre 2022 da un’intuizione avuta insieme a sua moglie Desiree Zinnà, supererà i confini nazionali. Un’impresa unica nel suo genere in grado di realizzare artigianalmente su telaio pezzi unici, raffinati e di alta qualità, impossibili da riprodurre, con il Vancale (coprispalle tradizionale rivisitato in chiave moderna) che può essere considerato a tutti gli effetti il prodotto di punta dell’azienda.

L’intuizione di Desiree e Antonio tra tradizione e innovazione

«L’azienda – ha rivelato Desiree Zinnà – nasce dalla passione di mio marito. Io sono arrivata a Tiriolo nel 2019 e mio marito per gioco mi ha portato a vedere come funzionavano i telai e la tessitura in generale. La cosa mi è piaciuta subito e ho espresso il desiderio di imparare. A quel punto mio marito mi ha portato dalla nostra attuale maestra artigiana per farmi vedere proprio nello specifico come funzionano le diverse lavorazioni, soprattutto quella antica. Dobbiamo premettere infatti che a Tiriolo c’è una storia millenaria sulla tessitura, sono stati trovati dei resti nell’area archeologica di Tiriolo risalenti a ben 2500 anni fa di componenti di antichi telai. Però la prima testimonianza proprio su carta risale al 1451, quando un monaco basiliano, venne a Tiriolo in ispezione per la Santa Sede e ritrovato presso il monastero di Sant’Angelo situato appunto nel centro storico di Tiriolo. Ci sono tanti tipi di lavorazioni, tante idee. Parto dal presupposto che io sono sempre stata appassionata di artigianato, mia mamma infatti lavorava tantissimo ai ferri e prima di morire avrebbe voluto venire a Tiriolo per imparare l’arte della tessitura. Quindi suo desiderio io l’ho presa come un proseguo della sua volontà, e anche per questo ho deciso assieme a mio marito di provare a realizzare questo sogno. Ricordo che ero incinta, eravamo in piena pandemia, stavo preparando anche il concorso per entrare nella scuola e mio marito mi spinse verso questa follia, cioè trasformare la nostra passione in un lavoro. Io da musicista, considerando la tessitura un’arte non solo antica ma che va di pari passo proprio con la musica, col canto lirico e col teatro, ho detto “va bene, buttiamoci”. Abbiamo partecipato al bando “Io resto al sud” e l’abbiamo vinto. Piano piano abbiamo visto nascere questo nostro “bambino” che è appunto “Vancali”».

L’importanza centrale delle tessitrici e l’impatto zero con l’ambiente

«Noi ha proseguito l’imprenditrice – abbiamo cinque tessitori e una sarta, una maestra artigiana che ha il compito di sistemare anche la minima pecca a vancale quasi terminato. Il nostro obiettivo è stato quello di ridare un’importanza centrale alla figura della tessitrice e del tessitore in un periodo storico in cui purtroppo i giovani preferiscono andarsene dalla nostra amata Calabria. Io ho studiato fuori ma ho fatto di tutto per tornare nella mia terra. Sono felice che oggi tra i nostri dipendenti ci siano anche ragazzi che percepivano il reddito di cittadinanza. Per quanto riguarda l’impresa, noi produciamo il vancale tipico di Tiriolo. Per ottenere i risultati eccellenti che abbiamo raggiunto, abbiamo studiato in un modo molto delicato e approfondito la tipologia di lavorazione più adatta ed efficace. Infatti, il nostro vancale si contraddistingue dagli altri che esistono sul territorio proprio per la lavorazione. Abbiamo riscoperto la lavorazione antica, con la tecnica della zanna, che è anche il nostro leitmotive, la nostra firma. Usiamo totalmente prodotti naturali. Noi ci teniamo a dire che la nostra filosofia è l’impatto zero con l’ambiente, infatti usiamo telai totalmente a mano, rifiniamo tutto a mano. Usiamo seta pura certificata e cashmere, quindi filati totalmente bio. Puntiamo alle passerelle dell’alta moda perché credo fortemente che i nostri prodotti abbiano tutte le carte in regola per stare su una passerella importante e non solo, anche magari sulle spalle di un cantante famoso. Nel giro di poco tempo vorrei vedere il vancale non solo a Milano, alla Milano Fashion Week, ma anche alla Scala, perché no? Magari durante una serata di gala».

Il legame di Vancali con Tiriolo

«Vancali – evidenzia Antonio Mazzei – nasce a Tiriolo per tanti motivi. Il primo è perché il vancale è esso stesso legato a Tiriolo. Bisogna considerare che la nostra tecnica di tessitura è conosciuta solo nel perimetro di Tiriolo, fortemente legata al territorio. Noi oggi usiamo definirlo un made in Tiriolo, neanche un made in Italy, per concetto e per tradizione. Secondo alcuni, Tiriolo è la terra dei Feaci, secondo altri fu fondata da Enotrio, fatto sta che rilievi archeologici e rilievi storici certificano Tiriolo come un centro culturale importante. A Tiriolo, come diceva prima Desiree, furono trovati delle pietre da telaio che sono oggi conservate nel museo Archeologico. Pietre da telaio che ci indicano che l’arte della tessitura è radicata nella storia di Tiriolo. Noi siamo abituati a vedere i telai medievali, i telai di legno ormai oggi sono diventati quasi un fenomeno folkloristico. Noi in Vancali abbiamo portato un’innovazione a tutto ciò. La struttura è in ferro, ma l’anima del telaio rimane sempre la stessa. È un telaio classico a 4 licci, dove l’artigiano sviluppa dei disegni in modo orizzontale sulla tela. Noi li abbiamo snelliti rendendoli un pochino più leggeri, portando in piano il lavoro in modo tale che il carico sulle spalle sia inferiore. E con questo tipo di telai a 4 licci, grazie alle maestranze che lavorano per noi, abbiamo recuperato una tecnica tessitoria che ha all’incirca 2500 anni. Il motivo principale del vancale di Tiriolo è la “zanna”. Questo tipo di disegno che si chiama appunto zanna, è un motivo tradizionale con una tecnica conosciuta solo a Tiriolo. Noi l’abbiamo recuperata, abbiamo alleggerito il tessuto, stiamo utilizzando dei filati pregiatissimi in modo tale da renderlo più leggero con l’obiettivo unico ed esclusivo di portare questo pezzo di storia, cultura e tradizione sulle passerelle dell’alta moda».

«Il vancale è un capo a sé per dimensioni, forma, motivo e disegno»

«Noi rispettiamo la tradizione – ha detto ancora Mazzei –innanzitutto utilizzando una tecnica di tessitura che è solo nostra, fortemente radicata nel territorio. Il vancale non è una sciarpa, non è una stola, non è uno scialle. Il vancale è un capo a sé per dimensioni, forma, motivo e disegno. Possiamo definirlo come un capospalla che anticamente era utilizzato dalle nostre nonne, che lo mettevano come cappotto o in base anche al momento particolare della giornata. Perché c’era un vancale per la festa, c’era un vancale per il lutto o uno, per esempio, che metteva in mostra il benessere economico. Quindi era anche una esibizione pubblica dello status sociale. Tendenzialmente più righe si avevano, più colori vicini all’oro e all’argento si utilizzavano, più voleva dire che la persona che lo indossava era benestante. Addirittura c’è anche un bellissimo studio di Luigi Lombardi Satriani che definisce la donna in costume e il bancale molto colorato, molto acceso, come il riscatto sociale della donna che durante la settimana lavorava, seguiva, curava la famiglia, i figli e nel giorno della festa, che era la domenica oppure la festa patronale, sfoggiava il vestito e il bancale più bello. Un vancale che tesseva e ricamava in casa e per il suo debutto in società, che avveniva a 14 anni. L’utilizzo del vancale più bello e del costume più bello diventavano una sorta di presentazione al resto della comunità, anche allo scopo di trovare marito. Quindi ecco oggi l’evoluzione dove sta: noi abbiamo ripreso quello che era un capo tradizionale femminile, utilizzato da tutte le donne di una volta come un cappotto realizzato con dei filati talmente robusti da non far passare neanche l’acqua, e con la stessa tecnica di tessitura di un tempo abbiamo reso questi prodotti leggerissimi, morbidi, piacevoli al tatto. La donna oggi può indossarlo tranquillamente come capospalla, su un abito da cerimonia per un’occasione importante. Può indossarlo per andare a teatro, per andare in una galleria d’arte, per una cena di gala. Può indossarlo quotidianamente anche per uscirne in una fresca serata d’estate, mettendolo anche sulle spalle nude».

I capi esclusivi e l’importanza della donna

«Il processo è totalmente manuale – ha sottolineato l’imprenditore –. Il telaio vuoto, si riempie e c’è un passaggio che è bellissimo da vedere, che è l’orditura e la riempitura del telaio, un processo lavorativo che richiede due giorni pieni e consecutivi. È lì c’è tutta la maestranza, la bravura dell’artigiana. Una volta riempito, il telaio si avvia, quindi è costituito l’ordito. Da lì si va a fare la trama col passaggio della navetta. La frangiatura poi viene fatta anch’essa a mano, quindi non c’è un passaggio che non sia manuale. La capacità produttiva è molto limitata. Oggi realizzare un vancale costa quattro giorni di lavoro pieno, più quattro ore di rifinitura. Per questo il nostro non è solo un capo esclusivo, unico e ricercato, ma è anche raro, perché la nostra produzione si aggira intorno a circa 200 pezzi all’anno. Va da sé che il capo è destinato a una nicchia di mercato che oltre ad avere una capacità economica importante, ha la cultura di acquistare un prodotto del genere che risulta estremamente raffinato e delicato. Noi abbiamo pensato di fare una cosa: fondamentalmente il vancale è un capo che si realizza con quello che è il tessuto di Tiriolo. Con questo tessuto noi abbiamo pensato di realizzare altri accessori moda che possono essere i cappelli, le sciarpe. Il tessuto può essere impiegato anche nella sartoria per fare una gonna di dritto filo, abbiamo anche realizzato degli accessori d’arredo. Il tessuto del vancale può essere usato per farne dei runner, dei pouf, per ricoprire una sedia e tanto altro. Con la bravura sartoriale del taglio del tessuto, noi possiamo andarlo ad utilizzare in tantissime cose. Le donne in quest’arte significano tutto perché, senza nulla togliere agli uomini, sono state le uniche a tramandare di madre in figlia, o da maestra ad allieva, quest’arte che è arrivata a noi oggi. Un’arte che adesso possiamo insegnare anche agli uomini. La donna è quella che per noi, anche nell’ipotesi di una di clientela, per l’80 per cento assorbe la nostra intera produzione».

«Ciò che da noi appare scontato, non lo è nel resto del mondo»

«Se non fossimo stati a Tiriolo – ha detto sempre Mazzei – non sarebbe mai potuta nascere “Vancali”. Il nostro limite in Calabria, non solo a Tiriolo, è che tutto questo sia dato per scontato. Oggi un vancale viene dato per scontato perché negli anni ognuno di noi ha avuto una nonna che tesseva. Ognuno di noi ha almeno uno di questi prodotti in casa e quindi per noi del posto può apparire come un prodotto scontato. Nel mondo, invece, questo è un prodotto totalmente nuovo e sconosciuto. Ha, dunque, una potenziale platea di possibili acquirenti che lo apprezzano per la sua bellezza, per la sua tessitura. L’obiettivo della nostra azienda è far capire alla gente che non acquista una sciarpa o uno scialle, ma acquista un vancale, si chiama così. Noi siamo fieri e orgogliosi di potergli dare questo nome. Vancale deriva da vanca. Secondo la Treccani era il tappeto che si usava sulle scrivanie dei giudici. Veniva denominato Bancale. Nel corso degli anni la parola si è trasformata da bancale a vancale. Questo perché le nostre nonne tessevano dei rotoli di tessuto con questi colori, queste dimensioni e forme, e lo tagliavano a seconda dell’esigenza. Quindi tagliavano a due metri per farne il loro scialle, che si utilizzava anche per portare i bambini sulla schiena, oppure lo facevano più corto o più lungo per coprire la cassa nella quale veniva conservato il corredo».

L’obiettivo: dai mercato del nord Italia all’estero

«Noi – ha concluso Mazzei – con “Vancali” abbiamo fatto un’operazione volta a recuperare il lavoro della tessitura e di questo siamo orgogliosi. Non c’è mai stata una bottega artigiana, un marchio che ha avuto la capacità e la spregiudicatezza di assumere le maestranze per farle lavorare insieme e per far sì che quest’arte non solo diventi un’occasione di lavoro, ma venga insegnata e tramandata. Vancali ha già in mente per settembre un corso di formazione professionale rivolto a uomini e donne che abbiano il piacere non solo di imparare questa antichissima arte, ma di essere assorbiti dalla nostra struttura. Perché l’obiettivo di Vancali è di crescere sui mercati del nord Italia e dell’estero puntando sulla produzione. Oggi abbiamo 5 telai ma al secondo anno vogliamo arrivare a 10 telai. Io vedo Vancali sulla passerella dell’alta moda. Vedo il tessuto di Vancali sugli yacht, sui grandi marchi del prêt-à-porter.  Immagino il nostro Vancale addosso alle grandi donne della terra, perché il Vancale ha le caratteristiche per essere indossato da donne forti, eleganti, che hanno la capacità di affermare loro stesse nel mondo».

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