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«Il decreto Calderoli e l’autonomia delle disuguaglianze»

E cosi, il padre putativo dell’ignobile Porcellum, non poteva che partorire un altro ignobile disegno di legge: da lui nominato Autonomia Differenziata. A testimonianza che si può perdere il pelo,…

Pubblicato il: 16/04/2023 – 15:07
di “CITTA’&FUTURO”
«Il decreto Calderoli e l’autonomia delle disuguaglianze»

E cosi, il padre putativo dell’ignobile Porcellum, non poteva che partorire un altro ignobile disegno di legge: da lui nominato Autonomia Differenziata. A testimonianza che si può perdere il pelo, ma non il vizio. E questo disegno di legge (che di sicuro verrà approvato dal Parlamento), rischia di infliggere un colpo mortale, specie alle regioni del sud. Perché, specialmente nel partito della Lega, il progetto secessionista non è stato mai abbandonato e mai sopita è stata la volontà di realizzarlo. Adesso che una destra nostalgica e pericolosa è al governo, su tale tema si tenta una rivincita, dopo i fallimenti del passato, quando la stessa Lega propose un referendum sulla secessione. Referendum che fu, sonoramente bocciato. Oggi questo tentativo di rivalsa viene riproposto, mascherandolo con una proposta ingannevole ed irridente. Proposta che rasenta, addirittura, alcuni profili di legittimità costituzionale. Cosa si cela dietro questa inopportuna e pericolosa proposta di Autonomia Differenziata, è ben chiara a tanti, pur tuttavia, essa viaggia a gonfie vele in virtù anche di una scarsa consapevolezza collettiva e di disinteresse di una vasta platea politica: anche di sinistra. Perché, i vantaggi e gli interessi politici, elettorali ed economici di un vasto schieramento di partiti, poteri forti e regioni del nord, devono prevalere ad ogni costo, sugli interessi più generali e collettivi del paese. Il tutto, in deroga ad ogni principio di equità sociale, unità nazionale, convivenza civile, solidarietà perequativa e coesione. Differenza e diseguaglianza sono, a mio avviso, i capisaldi intorno a cui ruota il disegno di legge Calderoli. Perché la storia del Mezzogiorno è una storia letta per tanto tempo, fatta da tante crisi e da tante emergenze. Ed è una storia che non si può nascondere come la polvere sotto il tappeto. Essendo essa, una storia fatta di ritardi culturali, di volontà politica, e di arretratezze sociali, ancora oggi in essere. Ritardi ed arretratezze che pesano, ancora oggi, non solo sui cittadini e territori del Sud ma: su tutta la Nazione.  Sicché, l’idea che una competitività reale in termini di capacità di spesa ed offerta di servizi, che con la nuova proposta di Autonomia si propone in capo alle Regioni, possa essere un deterrente per mitigare il gap tra le due Italie: è una idea malsana, fuori luogo e da ogni contesto. Una idea che non ha appigli, e che non trova esempi da imitare. Perché la contesa ed i contendenti partono non da una stessa linea di partenza ma, verosimilmente, da posizioni sperequate e notevolmente distanti tra loro. Sicché con l’Autonomia Differenziata, il Sud rischia di diventare più Sud ed il Nord allontanarsi sempre di più dai nostri orizzonti. Non credo affatto alla favola che l’Autonomia delle Regioni conduce ad una Italia migliore, in termini di servizi e crescita collettiva. Perché pensare, oggi e nelle attuali condizioni post pandemiche, ad un Sud che possa recuperare i ritardi accumulati rispetto al Nord in termini di: crescita economica, livelli di studio, opportunità di lavoro, fruizione degli stessi numeri di asili e mense scolastiche, degli stessi sevizi sanitari ,efficienza mobilitativa: è pura utopia. È un esercizio ingannevole da rifiutare e combattere con tutte le forze a disposizione. Perché, in questa vicenda, si appalesa anche e come non mai, l’irragionevolezza e l’irresponsabilità di una classe politica e di governo che dimostra, quotidianamente, che una questione meridionale non è mai esista e, tanto meno, esiste oggi. Che non vi sono differenze di diritto di cittadinanza tra due Italie e, qualora pur ammesse queste differenze, la toppa dell’Autonomia Differenziata: comunque, non vale a coprire il buco di queste diversità. Perché a regolare il gioco della questione c’è stato in passato e continua ad esserci oggi, uno Stato quasi sempre debole e contraddittorio nel contesto generale ed, addirittura, quasi sempre cinico ed assente al Sud. Per cui questa Autonomia non può che prometterci un ulteriore aggravamento della questione meridionale. Una questione che sembra non avere mai fine. Salvo una mobilitazione collettiva, ad immagine e somiglianza del popolo francese da cui tanto abbiamo da imparare.

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