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“Se dicessimo la verità. Ultimo capitolo”: in Calabria l’opera–dibattito sulla legalità

Lo spettacolo attraversa l’Italia da dieci anni raccontando storie di resistenza e lotta alla criminalità organizzata

Pubblicato il: 17/04/2023 – 9:44
“Se dicessimo la verità. Ultimo capitolo”: in Calabria l’opera–dibattito sulla legalità

CATANZARO Da dieci anni “Se dicessimo la verità. Ultimo capitolo” attraversa l’Italia raccontando storie di resistenza e lotta alla criminalità organizzata. Un testo vivo, che si rinnova e si nutre delle tante vicende e persone che a ogni passaggio ne arricchiscono i contenuti e la drammaturgia. «Lo spettacolo è una ‘ragionata’ provocazione contro quella rete mafiosa, trasversale e onnipresente, che vorrebbe sconfitta la coscienza collettiva, la capacità di capire e reagire». Da queste intenzioni nasce lo spettacolo di Emanuela Giordano e Giulia Minoli, un’opera–dibattito sulla legalità che ci parla di globalizzazione, alta finanza, ma anche di giornalisti impegnati e testimoni di giustizia: una provocazione, per farci riflettere, capire e reagire. Per la prima volta approda in Calabria, grazie alla sinergia tra due progetti nazionali – Palcoscenico della Legalità e Ponti: cultura e teatro per la cittadinanza attiva – portati avanti nel territorio dall’Associazione CCO – Crisi Come Opportunità grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo e Fondazione con il Sud. Un lavoro articolato tra scuole, Istituti Penitenziari per Minorenni e Teatri.

In Calabria

Le date della tournée in Calabria saranno valorizzate dalla presenza di un dibattito aperto al pubblico a fine spettacolo con personalità di spicco del territorio. Il 18 marzo al Teatro Politeama di Catanzaro, sarà presente il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, Nicola Gratteri. A Roccella Ionica, il 20 aprile, presso il Teatro Auditorium Comunale Unità d’Italia, seguirà dibattito con Vincenzo Linarello, presidente di GOEL gruppo cooperativo e Vincenzo Chindamo, fratello di Maria Chindamo e socio di GOEL BIO. Il 21 aprile, a Polistena, presso l’ Auditorium Comunale, saranno presenti per il dibattito con il pubblico Gaetano Saffioti imprenditore calabrese e testimone di giustizia e Don Pino de Masi, referente Libera.

Lo spettacolo

“Se dicessimo la verità. Ultimo capitolo” è parte integrante de Il Palcoscenico della legalità, un progetto di CCO – Crisi Come Opportunità promosso da CROSS – Osservatorio sulla Criminalità Organizzata, LARCO- Laboratorio Analisi e ricerca sulla criminalità organizzata – Università degli studi di Torino, Fondazione Pol.i.s, Fondazione Falcone, Centro Studi Paolo Borsellino, Avviso Pubblico. Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie, Fondazione Silvia Ruotolo, AddioPizzo, DaSud, Italiachecambia.org, Fondazione Giancarlo Siani Onlus in collaborazione con Università di Pisa – Master in Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione, Università di Bologna – Master Gestione e Riutilizzo di Beni e Aziende confiscati alle mafie. Lo spettacolo è realizzato grazie al sostegno di Ministero della Cultura, Gruppo A2A, Gruppo BCC Agrobresciano, Fondazione ASM, Fondazione della Comunità Bresciana Onlus e Intesa Sanpaolo.

L’opera-dibattito sulla legalità

Da dieci anni l’opera-dibattito sulla legalità di Minoli e Giordano attraversa l’Italia raccontando storie di resistenza e lotta alla criminalità organizzata. Un testo vivo, che si rinnova e si nutre delle tante vicende e persone che a ogni passaggio ne arricchiscono i contenuti e la drammaturgia. Le autrici si concentrano sul nostro presente, minacciato da una “distrazione di massa” che lascia ancora maggior spazio al potere criminale, alla “prassi” corruttiva come modus vivendi. Raccontano gli aspetti meno conosciuti del fenomeno mafioso, quelli che riguardano la globalizzazione, l’alta finanza, i cosiddetti uomini cerniera, professionisti accreditati che fanno da tramite tra il crimine e le amministrazioni pubbliche, gli imprenditori in difficoltà e i sempre più spregiudicati sistemi di investimento. Al centro la ‘ndrangheta che si è insediata al Nord Italia, minacciando l’assetto urbanistico del territorio, le sue regole sociali, la sua storia “sana”. Uno spettacolo potente, dove le storie sono quelle dei figli delle vittime, del giornalismo impegnato, di imprenditori testimoni di giustizia, di professori e associazioni che osservano e studiano il fenomeno, archetipi umani che sintetizzano la complessità di un problema che non può più essere affrontato tracciando con sicurezza una linea di demarcazione tra chi è “contaminato” e chi non lo è.

«La criminalità organizzata, grazie alla crisi provocata dalla pandemia, ha moltiplicato affari, investimenti, relazioni finanziarie. Questo è accaduto e accade in tutto il mondo, anche se il mondo finge di non saperlo. È una rimozione collettiva che riguarda le Istituzioni e i cittadini. Non si avverte il pericolo ed è vaga la percezione del problema. Lo spettacolo è una “ragionata” provocazione contro quella rete mafiosa, trasversale e onnipresente, che vorrebbe sconfitta la coscienza collettiva, la capacità di capire e reagire. Mentre scriviamo questi appunti, continuiamo a raccogliere testimonianze, domande e riflessioni che riguardano non solo l’operato altrui ma anche la nostra responsabilità individuale, perché diritti e doveri siano uguali per tutti davvero. Il teatro non dà lezioni di vita e non ci offre soluzioni a buon mercato, offre stimoli e opportunità di conoscere e di riflettere, questo noi cerchiamo di fare».

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