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la tragedia dei migranti

Strage di Cutro, il legale dei familiari delle vittime: «Quella notte lo Stato ha sbagliato tutto»

L’avvocato Verri: «Il documento di quella notte chiude il cerchio, le responsabilità ora sono più chiare»

Pubblicato il: 03/06/2023 – 18:06
Strage di Cutro, il legale dei familiari delle vittime: «Quella notte lo Stato ha sbagliato tutto»

CROTONE «Quella notte, lo Stato ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare. Tutto. E noi avevamo visto giusto fin dal principio. Adesso, finalmente, le cose iniziano a essere più chiare e le responsabilità stanno venendo a galla». Lo ha detto all’Adnkronos l’avvocato Francesco Verri, il legale che rappresenta alcune dei familiari delle vittime della strage di Cutro dello scorso 26 febbraio. Sono oltre 90 i morti della tragedia di Steccato di Cutro, tra cui 35 minori. E alcuni dei corpi non sono mai stati ritrovati. Nei giorni scorsi, la Procura di Crotone, guidata dal Procuratore Giuseppe Capoccia che coordina l’inchiesta con il Pm Pasquale Festa, ha iscritto nel registro degli indagati sei persone, tra cui tre finanzieri. La Procura della Repubblica di Crotone ha emesso un decreto di perquisizione nei confronti del tenente colonnello Alberto Lippolis, comandante del Roan di Vibo Valentia della Guardia di Finanza; ad Antonino Lopresti, dello stesso Roan, operatore di turno la notte della tragedia, e al colonnello Nicolino Vardaro, comandante del Gruppo aeronavale di Taranto. Lo stesso provvedimento è stato notificato ad altre tre persone i cui nomi, però, ancora non sono stati resi noti. Lo scopo dell’inchiesta è quello di accertare i motivi del mancato intervento in soccorso dei migranti e se sia stata rispettata la normativa che imponeva un intervento a prescindere dalle singole competenze e responsabilità.

«Responsabilità adesso più chiare»

«Adesso sono più chiare le responsabilità – spiega ancora l’avvocato Verre – Non è compito agevole e lo capisco. E’ chiaro che la Procura ha bisogno di un po’ di tempo per arrivarci, ma mi pare che la situazione sia abbastanza chiara. La certezza è che lo Stato ha sbagliato. Esattamente come diciamo dal primo giorno. Punto». E, parlando dei documenti inediti pubblicati da Lighthouse Reports, con decine di testimonianze su cosa è accaduto quella sera, per capire quali sono state le falle nella catena di comando, l’avvocato Verri dice: «Questi documenti sono ancora più eloquenti, sono prove ancora più schiaccianti. Perché adesso è confermato che già alle nove di sera Frontex dice chiaramente che c’è una barca con possibili migranti a bordo, non c’era nulla da interpretare – dice – noi abbiamo fatto le nostre considerazioni in questi mesi, dicendo che alle 23 l’agenzia Frontex segnala che c’è una barca con i boccaporti aperti e d’inverno non si naviga in alto mare con il boccaporto schiuso».

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L’avvocato Francesco Verri

«Il documento di quella notte chiude il cerchio»

«Meno che mai con il mare in tempesta – spiega l’avvocato Verri- dunque bisognava dedurre che c’erano migranti a bordo. E’ stato pubblicato anche il brogliaccio della Guardia di Finanza che quella notte decodifica correttamente e dice che c’era una nave con migranti in avvicinamento. Invece, ora sappiamo che già due ore prima, alle 21, Frontex aveva detto che c’era una possibile barca con migranti a bordo. Non c’è da fare alcuna interpretazione. E’ tutto nero su bianco”. “Quel documento lì chiude il cerchio – ribadisce l’avvocato Verre – finora erano solo delle deduzioni ragionevoli. Cosa ci fa un caicco in mezzo al mare, con onde alte due metri? Era fin troppo chiaro che trasportasse dei migranti. Ora siamo in possesso di un documento con Frontex che individua la barca con i migranti a bordo e lo segnala alle nove di sera alle autorità italiane». La Procura ha sequestrato nei giorni scorsi pc, telefonini e tablet di ufficiali e sottufficiali in servizio quella notte, a Vibo Valentia, a Crotone, a Taranto per valutare – come si legge nel provvedimento – “gli atti dell’ufficio compiuti, rapporti interni, rapporti tra uffici relativi all’operazione di law enforcement, le fasi antecedenti all’affondamento, le modalità operative prescelte, le fasi e i momenti successivi al ritorno in porto”, ma anche “reazioni, sfoghi o più in generale commenti rispetto all’operato”. «Se, come dicono le autorità italiane quella era una operazione di law enforcement – dice ancora Verri – perché sulla spiaggia non c’erano forze dell’ordine? Se stanno violando la legge su quella imbarcazione perché non c’era nessuno sulla terraferma? In che cosa confidavano? Che la barca svanisse?…». E aggiunge: «I carabinieri sono arrivati sulla spiaggia alle 4.37 a mani nude». Ma cosa si aspettano i familiari delle vittime? «Siamo certi che ci sarà un processo, ne sono certo. Poi, ovviamente, c’è la presunzione di innocenza e vale anche per questi indagati. Non ho mai avuto nessun dubbio, ho sempre pensato che la Procura facesse le cose egregiamente. Conosco sia il Procuratore che il Pm Pasquale Festa. Poi ci sono i dati oggettivi”. E conclude: “Il quadro era già netto e limpido fin dal primo minuto. A noi non interessa se è stato tizio o caio, ma ci interessa che emerga la verità. E se ci sono state responsabilità ed errori quella notte. Costata la vita a quasi 100 persone». (Elvira Terranova-Adnkronos)

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