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Bancarotte, reati fiscali e anche una truffa al Pnrr: nei guai sei persone in odore di ‘ndrangheta nel Lecchese

Blitz della Guardia di Finanza su delega della Dda di Milano. Sigilli a una villa a due piani di 700 metri quadri

Pubblicato il: 08/06/2023 – 14:36
Bancarotte, reati fiscali e anche una truffa al Pnrr: nei guai sei persone in odore di ‘ndrangheta nel Lecchese

Tre custodie cautelari in carcere, una agli arresti domiciliari e due misure di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di sei indagati sono state eseguite dalla Guardia di Finanza di Milano, su delega della procuratrice aggiunta della Dda Alessandra Dolci e del pm Stefano Civardi, nell’ambito di un’inchiesta per bancarotta fraudolenta e intestazione fittizia di beni. In particolare, gli accertamenti del nucleo di polizia economico-finanziaria delle Fiamme gialle hanno scoperto che gli indagati, alcuni dei quali residenti nel Lecchese e in contatto con persone vicino alla ‘Ndrangheta, frequentemente utilizzassero società fittizie, intestate a prestanomi, per riciclare capitali illeciti provenienti dalla commissione di diversi reati tributari e fallimentari e anche per eludere le misure di prevenzione patrimoniale previste dalla normativa antimafia. Parallelamente all’esecuzione dell’ordinanza cautelare e il sequestro preventivo di dell’intero capitale sociale di una società che possiede un immobile del valore di 2,8 milioni di euro, entrambi disposti dal gip di Milano Giulio Fanales, i finanzieri stanno mettendo i sigilli su una villa a due piani di 700 metri quadri, riconducibile a uno degli arrestati, circondata da un ampio giardino di 5.000 mq all’interno di un residence di Casatenovo, in provincia di Lecco, del valore di oltre 2 milioni di euro. Oltre che su reati fallimentari e di intestazione fittizia di beni l’inchiesta della Dda di Milano, condotta dal nucleo di polizia economico finanziaria della GdF, indaga anche su una presunta truffa da oltre un milione di euro sui fondi del Pnrr. Una delle società, al centro dell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di 6 misure cautelari, ha ottenuto e già ricevuto una somma di 500 mila euro dalla Simest, società interamente partecipata da Cassa Depositi e Prestiti. Il finanziamento pubblico, legato al Piano nazionale di ripresa e resilienza, sarebbe dovuto servire per un’attività di internazionalizzazione di un’azienda, riconducibile agli indagati nei contesti geografici dell’Ucraina, della Russia e dell’Albania. Tuttavia, dagli accertamenti dei finanzieri non risulterebbe che i soldi sarebbero stati investiti nel progetto per cui erano stati erogati. (AGI)

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