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La riflessione

Disastri climatici, reincatenare Prometeo

Non vogliamo riconoscere che i disastri prodotti dai cambiamenti climatici sono l’altra faccia della nostra vita odierna, sono generati dal nostro benessere, dal nostro inesauribile desiderio di p…

Pubblicato il: 16/06/2023 – 17:42
di Alfonso Lorelli*
Disastri climatici, reincatenare Prometeo

Non vogliamo riconoscere che i disastri prodotti dai cambiamenti climatici sono l’altra faccia della nostra vita odierna, sono generati dal nostro benessere, dal nostro inesauribile desiderio di possedere beni da consumare, cioè dal modello di vita che il capitalismo ci ha cucito addosso che è fondato sull’avere, sul desiderio indotto di possedere beni e servizi che lo stesso capitalismo produce per continuare a generare profitti crescenti. È il nostro modo di essere nel mondo a generare i disastri climatici sempre più frequenti che crescono proporzionalmente al crescere della così detta civiltà dei consumi di massa.
Questa rivoluzione esistenziale dell’umanità è figlia della rivoluzione industriale che, a sua volta, è figlia del matrimonio tra scienza e profitto.
Fino alla rivoluzione industriale la scienza ha avuto un suo sviluppo autonomo e libero, non condizionato dal capitale. È a partire da tale evento storico che i capitalisti hanno scoperto la scienza applicata come possibile strumento di conoscenza per la moltiplicazione dei loro profitti e si sono affrettati a comprarla; ed è da quel momento che è iniziata la deriva della nostra civiltà dell’Essere sostituita da quella dell’Avere, avviando una vera e propria mutazione antropologica dell’uomo nel suo rapporto con la natura e con gli altri uomini; la scienza ha cessato di essere libera ricerca dell’uomo finalizzata alla crescita della sua conoscenza e della sua felicità di sapere ed è stata, invece, asservita ai fini speculativi degli “uomini del danaro”.
Che la scienza contenesse in sé il bene ed il male lo avevano ben capito gli antichi greci, più e meglio di noi, e lo hanno rappresentato splendidamente nel mito di Prometeo incatenato da Zeus sui monti del Caucaso perché colpevole di aver rubato il fuoco agli dei ed averlo donato all’uomo.
Gli Dei avevano creato l’uomo usando la terra ed il fuoco e Zeus, padre degli Dei e degli uomini, sapeva dei danni eterni che quel dono fatto dal gigante Prometeo avrebbe provocato all’umanità intera in quanto esso, elemento primigenio della scienza e della tecnica, poteva essere usato per cuocere i cibi ma anche per costruire scudi e lance e corazze, cioè strumenti di morte.
Oggi quel Prometeo si è scatenato e dilaga per tutto l’universo mondo, non c’è nessun Dio che riesce ad incatenarlo di nuovo; la scienza si è venduta al capitale producendo beni di consumo per gli uomini ma causando nel contempo danni incommensurabili alla natura, alla terra ed al mondo intero; danni che si manifestano plasticamente proprio attraverso le mutazioni climatiche ed i conseguenti effetti devastanti e continui che tutti collegano a fenomeni secondari e non invece al miliardo di auto e di veicoli circolanti o al consumo di prodotti della scienza che avvelenano il globo terraqueo.
Ed il processo non è ancora arrivato a termine, l’intelligenza artificiale sarà la prossima tappa del nostro tragico itinerario sulla terra quando essa, creata dall’uomo, finirà col travolgerlo e segnarne la fine.
Il diabolico connubio tra scienza e profitto del capitale non consente più di incatenare Prometeo, forse nessuno lo vuole perché la nostra vita è ormai modellata dagli “uomini del danaro” capaci di farci rimuovere o abbandonare il nostro essere sostituendolo con l’avere, con il possesso di ciò che loro producono e vendono. Non c’è all’orizzonte della nostra storia un novello Zeus capace di incatenare Prometeo, nessun dio capace di rompere per sempre quel diabolico matrimonio tra scienza e profitti; così i disastri climatici continueranno sempre più devastanti e l’uomo continuerà a crearsi alibi per non fare i conti con le vere cause dell’apocalisse annunciata.
*storico e scrittore

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