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Un anno di amministrazione Fiorita a Catanzaro, tra timidezze gestionali e affanni politici

Dodici mesi dal trionfo della “rivoluzione gentile”: finora poca discontinuità con il passato. E si avvicina un (controverso) rimpasto di Giunta

Pubblicato il: 26/06/2023 – 18:44
Un anno di amministrazione Fiorita a Catanzaro, tra timidezze gestionali e affanni politici

CATANZARO Da “Cambiavento” a “Cambialento”, da “anatra zoppa” a “organismo geneticamente modificato”. In questi giorni a Catanzaro sono diverse le metafore che girano per indicare l’ultima stagione politica e amministrativa a Palazzo De Nobili. A distanza di un anno esatto dal trionfo al ballottaggio, per il sindaco Nicola Fiorita e la sua esperienza alla guida del Comune di Catanzaro è già tempo di un primo bilancio e anche – secondo gli analisti – di un primo “tagliando”, alias un rimpasto di Giunta che sembra davvero dietro l’angolo visto che il quadro delle forze in campo si è molto modificato negli ultimi giorni, con lo spostamento dell’asse di governo dal centrosinistra – Fiorita a giugno 2022 guidava una coalizione fondata sul suo movimento “Cambiavento” ma anche su forze come il Pd e il M5S – a un’area moderata che in realtà pende più verso il centrodestra. L’Opa di questa area, rappresentata da Antonello Talerico – candidato sindaco un anno fa e poi sostenitore di Fiorita nel vincente duello al secondo turno contro Valerio Donato ma oggi anche consigliere regionale posizionato con la coalizione di Roberto Occhiuto – è sempre più incombente sul sindaco e di fatto ha già ribaltato gli equilibri in aula, mettendo in un angolino sempre più stretto e più scomodo lo stesso Fiorita e i suoi alleati, segnatamente il Pd, sempre più impalpabile a Catanzaro.

Fiorita festeggia la vittoria su Corso Mazzini nella notte tra il 26 e il 27 giugno 2022 (Foto Ansa)

Il versante amministrativo

Ma a parte questo aspetto, la preoccupazione vera, che alberga anche in alcuni settori dell’originaria compagine fioritiana, è quella del rischio di un ulteriore, forse definitivo snaturamento della “mission” che un anno fa aveva portato i catanzaresi a votare per Fiorita e la sua “rivoluzione gentile”. È qui, su questo terreno, che il bilancio di questa prima stagione amministrativa e anche politica sembra più scuro che chiaro, ferme restando le innegabili e anche giustificate attenuanti a disposizione di Fiorita, prima tra tutte un’eredità (anche sul piano dei conti) al Comune probabilmente meno virtuosa di come era stata dipinta. Il cambiamento e la discontinuità rispetto al passato che Fiorita ha impersonato convincendo la maggioranza dei catanzaresi (votanti) a eleggerlo quasi plebiscitariamente non si sono ancora pienamente manifestati. Accenni, segnali, semi lanciati nell’aria ma in generale tanta timidezza e poco coraggio. La critica maggiormente indirizzata verso l’amministrazione Fiorita è che finora è mancata una idea forte di novità, anche simbolica, e che finora non c’è stata una autentica rottura rispetto alla gestione Abramo: giusto per fare degli esempi molto in voga, l’ambiente lo gestisce (malgestisce, secondo tanti e non solo nell’opposizione) quella stessa società Sieco contro cui Fiorita e il suo “Cambiavento” per anni hanno fatto le barricate quando erano opposizione, mentre alle Municipalizzate solo adesso si profilano avvicendamenti nel management (ma finora gli indirizzi non sono sembrati tanto distanti da quelli dei bistrattati anni dei governi di centrodestra). E in più qualche clamoroso “scivolone”, come la guerra a un supermercato nel centro storico che a tanti è sembrata soprattutto una vendetta politica (e che poi è stata pure persa al Tar) o un incarico nell’ambito dei lavori allo stadio affidato direttamente a un candidato non eletto di “Cambiavento”. “Così fan tutti”, potrebbe essere la replica, ma le premesse (e le promesse) erano altre. Qualche fermento nuovo, a esempio nella cultura, si vede e su certi temi la coalizione di Fiorita si è caratterizzata per attivismo e incisività, come la battaglia contro l’autonomia differenziata e ora il sogno della “Grande Catanzaro” (che è una cosa seria). Su altri invece l’impressione è quella di un mancato protagonismo, dettato sicuramente da un contesto anche numerico in Consiglio comunale che non ha aiutato: alla fine, in alcuni frangenti, il Comune di Catanzaro è sembrato più spettatore che attore di giochi condotti da altri, come nella vicenda – che ha rilanciato fortemente il tema del (non) rapporto della città con l’università Magna Graecia – della nascita della seconda facoltà di Medicina di Cosenza, o della creazione dell’azienda ospedaliera unica “Dulbecco” e persino del finanziamento dei lavori di adeguamento dello stadio in vista della serie B, stanziati alla fine dalla Regione.

Fiorita alla sua proclamazione con il sindaoc uscente Sergio Abramo

Il versante politico

In tutto questo, adesso, spirano pure forti i venti di un riassetto a Palazzo De Nobili. Il “peccato originale” dell’”anatra zoppa” – un anno fa Fiorita fu eletto sindaco ma la maggioranza dei consiglieri andò alla coalizione di Donato – è stato forse sanato con il sostegno dell’area di Talerico – fatta adesso di sette consiglieri comunali – ma probabilmente dovrà essere scontato da Fiorita con un rimpasto che potrebbe essere persino doloroso sul piano anche umano e potrebbe scompensare l’originario spirito della sua coalizione. E questo approdo arriva al fondo di un percorso politico tortuoso, fin dalle prime battute, quelle nelle quali in tanti hanno visto agitarsi lo “spettro” di forze esterne dietro il trionfo del giugno 2022: pettegolezzi, probabilmente, ma è un fatto che furono in tanti a notare che tra i primi a fare capolino al Comune nella notte della grande festa a Palazzo De Nobili fu Mimmo Tallini, che era in rotta con Forza Italia schierata con Donato (e che comunque ha sempre smentito alcun tipo di sostegno a Fiorita). Ma questo e altri “spettri” hanno continuato ad aggirarsi nei corridoi della politica del capoluogo, mentre Fiorita – legittimamente e pure giustamente – le provava tutte per puntellare i suoi numeri. Anche con lo stesso Donato e con la sua area, politicamente più omogenea di altre: una lenta, faticosa e complicata marcia di (ri)avvicinamento sponsorizzata anche da ambienti del Pd, quelli più vicini alla leadership di Elly Schlein, alla quale Fiorita è molto legato, marcia però bruscamente interrotta dalle ultime novità, con l’Opa centrista che si è concretizzata nell’ultimo Consiglio comunale e che secondo gli analisti rende vicino un rimpasto di Giunta anche molto consistente. E così da adesso l’anatra magari non è più zoppa ma rischia di essere “geneticamente modificata”. (a. cant.)

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