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l’intervista

Servizio idrico integrato, Marati: «Ci vorrà tempo ma i risultati arriveranno»

Il direttore generale della Sorical traccia un bilancio dopo i primi 8 mesi in Calabria: «C’è un contesto favorevole con un governo regionale attento»

Pubblicato il: 24/08/2023 – 11:21
Servizio idrico integrato, Marati: «Ci vorrà tempo ma i risultati arriveranno»

CATANZARO «La situazione della Calabria non è semplice, recuperare oltre 30 anni di mancati investimenti e seri programmi di manutenzione ordinaria e straordinaria, è un lavoro per nulla semplice». L’ingegnere Giovanni Paolo Marati,  direttore generale della Sorical da 8 mesi, non nasconde le difficoltà nell’implementazione del servizio idrico integrato e accetta di fare un primo bilancio del lavoro nella società che un anno fa da mista è diventata totalmente pubblica, controllata della Regione Calabria in attesa dell’ingresso dei Comuni.  Marati, pugliese di nascita, ha legami familiari con la nostra regione. «Ci vengo in vacanza da tantissimi anni, frequento il Tirreno cosentino e la mia visione era più che altro da turista; oggi sto entrando nelle questioni spinose della depurazione e della gestione del servizio idrico regionale e mi rendo conto che i problemi ci sono e ci stiamo attrezzando, con il supporto prezioso della Regione, per affrontarli. Ci vorrà tempo ma i risultati arriveranno».

Ingegnere Marati, i calabresi se lo augurano anche perché in queste settimane, come ogni estate, sono diversi i disservizi.

«Paghiamo il prezzo di tutto ciò che non è stato fatto negli anni. Sorical gestisce circa 6000 km di condotte adduttrici, molte posate negli anni 60 e 70, che vanno gradualmente sostituite. Servirebbe un imponente piano di investimenti assistito da finanziamenti pubblici, è impossibile farlo con la tariffa che, peraltro, non viene in gran parte nemmeno riscossa. Oggi lo sforzo che facciamo nel portare l’acqua nei comuni viene in parte vanificato della vetustà e inadeguatezza funzionale degli schemi idrici».

E come spiega i disservizi delle ultime settimane?

«Ai consueti problemi dovuti alla vetustà delle condotte e degli impianti di sollevamento, si è aggiunto, quest’estate, l’effetto del caldo torrido sulle linee elettriche e sulle cabine di trasformazione che in n alcuni casi, non hanno retto allo stress termico, provocando temporanei black out ai nostri impianti di sollevamento e i nostri campi-pozzo».

Leggiamo che ha un’esperienza in Enel Hydro, quando lo Stato aveva deciso attraverso Enel di investire nelle dighe e negli acquedotti del Mezzogiorno, e poi in Acea, con incarichi di amministratore delegato nella società mista Gori spa in Campania, per la quale ha implementato il servizio idrico integrato,e nelle società toscane Acque spa e Publiacqua spa. Ingegnere Marati: lo Stato, 25 anni fa, decise di investire al Sud con Enel Hydro dopo l’esperienza della Cassa per il Mezzogiorno: tornando indietro quel progetto aveva una ratio?

«E’ noto che l’obiettivo di quel progetto era nato, a seguito della riforma del Sistema idrico integrato del 1994, per dotare l’Italia di un soggetto gestore che coniugasse la consolidata esperienza gestionale di un grande gestore pubblico come l’Aqp con la potenza economica e finanziaria di una società controllata dal Tesoro come era l’Enel. Si voleva da un lato creare un soggetto che potesse validamente competere con le società europee leader nella gestione dell’acqua negli ambiti territoriali ottimali previsti dalla legge Galli e, dall’altro, creare le condizioni ideali per poter investire nel Mezzogiorno con un gruppo dotato di notevoli risorse finanziarie. Ora il quadro è profondamente mutato e, se volete, anche peggiorato per alcune aree del Paese dopo oltre due decenni di mancati investimenti sulle infrastrutture».

In Calabria, parlando con i tecnici e alcuni prof universitari, c’è ancora nostalgia della Casmez; lei crede sia necessarioun intervento più robusto dello Stato al Sud?

«Sono convinto che il pessimo stato delle reti ed i conseguenti livelli di servizio molto bassi dovuti alle frequenti rotture o addirittura all’impossibilità di gestire la risorsa idrica per l’elevatissima quantità di perdite idriche, con la conseguenza di non poter assicurare la continuità del servizio di distribuzione idrica alle popolazioni per lunghi periodi dell’anno, richieda un vigoroso intervento dello Stato di portata simile a quello svolto dalla Casmez negli anni 60-70. Ancora oggi molte aree del Sud sopravvivono grazie alle opere acquedottistiche realizzate dalla Casmez . Ribadisco che non si può immaginare di coprire con la tariffa questi imponenti investimenti necessari, tenuto conto anche dell’urgenza di realizzarli in tempi molto brevi».

Ingegnere, lei ha lavorato in Campania, poi in Toscana, ora in Calabria, probabilmente la regione più complicata per efficienza della pubblica amministrazione e contesto economico e sociale. Quali differenze sta percependo?

«Effettivamente si tratta di esperienze molto diverse. In Toscana le pubbliche amministrazioni svolgevano molto bene la loro funzione di soci pubblici del gestore, privilegiando livelli di servizio ed investimenti e tenendo in considerazione, ma senza esasperarlo, il tema della sostenibilità tariffaria che invece talvolta ha frenato lo sviluppo in alcune aree del Paese, come ad esempio è avvenuto in Campania, dove il regolatore locale ha talvolta confuso il ruolo tecnico con quello politico, rinviando decisioni essenziali. In Calabria la caratteristica più marcata che ho potuto rilevare è quella di una certa assuefazione a livelli di servizio molto bassi, che in altri territori italiani non sarebbe tollerata. Non si può accettare nel 2023 che il più importante dei servizi pubblici, quello della distribuzione idrica ai cittadini, sia svolto con lunghi periodi di interruzione e in alcuni casi con frequenti turnazioni. Le pubbliche amministrazioni dovrebbero fare fronte comune, indipendentemente dal colore politico, per accelerare il percorso verso una gestione efficiente e verso interventi infrastrutturali che abbiano una regia finalizzata al superamento delle criticità mediante un attento utilizzo delle risorse pubbliche».

In questi giorni i cittadini di Reggio Calabria stanno ricevendo la bolletta da Sorical, c’è un cronoprogramma di subentro definito da Arrical per altri comuni, quali difficoltà sta incontrando?

«La riforma regionale del Sii è stata inizialmente contrastata da alcuni Comuni, con numerosi ricorsi che, ad oggi, hanno prodotto solo rallentamenti nell’iter e nella modalità di attuazione. Si è fatta molta confusione tra il soggetto regolatore locale, Arrical ed il soggetto gestore Sorical. La legge stabilisce l’obbligatorietà dei comuni ad aderire ad Arrical per assicurare il ruolo della regolazione locale e della pianificazione affidato agli Enti locali. Dopo le prime resistenze, oggi quasi l’80% dei comuni ha aderito ad Arrical e si apre la prospettiva del superamento dell’attuale fase di commissariamento. Dopo l’importante impulso dato dal governo regionale all’attuazione della riforma del Sii, è indispensabile che anche i comuni, attraverso l’Arrical, esercitino il loro ruolo di indirizzo e controllo. Reggio Calabria costituisce un’importante esperienza pilota che serve a migliorare l’impostazione del lavoro che dovrà essere replicato in tutta la regione».  

E negli altri Comuni cosa sta emergendo?

«Dalle attività di ricognizione che sono state avviate, emerge in generale una significativa assenza di informazioni sulle infrastrutture gestite e soprattutto una scarsa affidabilità dei database delle utenze a ruolo, che si riflette sull’efficienza del ciclo attivo e sugli scarsi indici di riscossione. Altro comune denominatore è l’assenza di un parco contatori affidabile che accentua il fenomeno delle perdite amministrative».

In otto mesi ha fatto partire il servizio idrico integrato, lei prova a fare ciò che altri non hanno fatto in 30 anni. Cosa la fa essere fiducioso?

«Ho l’impressione che il contesto attuale sia favorevole, con un governo regionale orientato a risolvere i problemi dei cittadini e le pubbliche amministrazioni che, al netto di alcune specifiche posizioni strumentali, hanno compreso l’importanza di fare squadra per dare risposte concrete in termini di miglioramento degli standard di servizio. Perdere questa occasione sarebbe un delitto per la nostra regione».

La maggioranza dei sindaci ha compreso l’importanza della riforma, alcuni dopo le resistenze iniziali hanno convenuto che la riforma è necessaria per aumentare la qualità del servizio. Lei che li sta incontrando che cosa percepisce?

«Molti amministratori locali chiedono di fare presto e questo è un ottimo segnale. Oltre al miglioramento della qualità del servizio hanno infatti compreso che ci sarebbe un significativo miglioramento dei bilanci comunali che attualmente sostengono, impropriamente, i costi del servizio. E’ ovvio che per conseguire un risultato ottimale di risanamento dei conti dei comuni e di miglioramento della qualità del servizio non è sufficiente trasferire la gestione ed i relativi problemi al gestore unico, ma occorre cooperare per  consentire al gestore unico di dotarsi di mezzi e organizzazione necessari per affrontare le difficili sfide. Ricordo che Sorical è una società in house dei Comuni, i  quali dovranno esercitare quindi il loro ruolo di indirizzo societario e controllo analogo, utilizzando la società come loro braccio operativo nell’interesse dei cittadini». (redazione@corrierecal.it)

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