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Il focus / Intervista

Iannello: «Ludopatia? In Calabria le istituzioni sono assenti»

La presidente regionale di Federconsumatori denuncia le disattenzione. E lancia un allarme: «I clan lucrano nel settore»

Pubblicato il: 24/10/2023 – 13:10
di Roberto De Santo
Iannello: «Ludopatia? In Calabria le istituzioni sono assenti»

LAMEZIA TERME Poca attenzione istituzionale per contrastare la ludopatia in Calabria. Nonostante la forte diffusione del fenomeno nella regione. Soprattutto tra giovanissimi. È un vero e proprio atto di accusa quello che Mimma Iannello, presidente di Federconsumatori Calabria solleva. Una disattenzione che si palesa, secondo Iannello, anche nei confronti della prevenzione nelle scuole. C’è di più. Per la presidente di Federconsumatori, il mondo del gaming è legato a filo doppio con la criminalità. «La ‘ndrangheta -sottolinea a questo proposito – ha un ruolo determinante di controllo diretto ed indiretto sull’intera filiera del gioco d’azzardo, sia esso legale che illegale». Da qui l’appello ad alzare la guardia sollecitato da Iannello.

Fonte: Federconsumatori Calabria

I numeri di quanti scommettono crescono in modo vorticoso anche in Calabria. Nonostante il livello di povertà diffusa nella regione. Sembra ci sia una contraddizione?
«Vero, c’è un evidente controsenso ma è proprio quando e dove è più complessa la condizione sociale ed ambientale, quanto più diffuse le disuguaglianze socio-economiche che il gioco, legale ed illegale, diventa la via per tentare la fortuna o estraniarsi da condizioni di solitudine o disagio. Tant’è, nei soggetti più fragili il gioco diventa nel tempo dipendenza, disturbo patologico. I dati elaborati del nostro rapporto nazionale e la mappa geografica sul gioco d’azzardo mostrano un Mezzogiorno “perso” nel gioco. La Calabria evidenzia giocate record a prova di quanto la bassa media di reddito pro capite annuo sia inversamente proporzionale a quella delle giocate (raccolta) delle realtà in cui si vive».

E dal vostro rapporto emerge che il gioco d’azzardo da remoto ha superato quello fisico. Anche qui la Calabria brilla per volume di scommesse. Da cosa può dipendere questo “sorpasso”?
«
La nostra rielaborazione regionale dello studio nazionale evidenzia come la Calabria purtroppo occupa le vette delle classifiche del gioco. Sicuramente sull’aumento del gioco online ha inciso il lungo isolamento dovuto alle restrizioni dettate dalla pandemia anche se, oggi che sono venute meno, prevale la convenienza del giocatore a isolarsi dietro uno smartphone o un computer che consente di giocare senza controllo sociale da qualsiasi luogo, a qualsiasi ora e per quanto tempo si desidera spaziando sulle infinite offerte di gioco. Una modalità di gioco che, al contrario del gioco fisico, aumenta l’anonimato del giocatore e allenta la pressione familiare e sociale. C’è da considerare che il gioco online conviene anche ai gestori delle attività, considerato che riduce costi ed i controlli mentre aumentano i profitti».

Eppure la Calabria sconta un divario digitale decisamente elevato?
«Davvero assurdo. La nostra regione sconta un divario digitale gravissimo che richiede investimenti adeguati per assicurare ai cittadini le competenze per non rimanere esclusi dai processi di ammodernamento tecnologico di molti servizi. Tanti non hanno un buon accesso ad internet, molti non conoscono ancora il funzionamento dello Spid, tanti sono vittime di truffe informatiche perché inconsapevoli dei rischi della rete, eppure nel gioco online si conoscono tutte le diavolerie della rete. Manca la corretta informazione sui rischi della rete e del gioco e non sempre le famiglie hanno da sole gli strumenti per prevenire i pericoli per se ed i propri figli».

 Secondo i dati, uno studente su dieci tra i 15 e 19 anni ha praticato il gioco d’azzardo online

E c’è un elevato numero di giocatori online tra giovanissimi.
«Proprio così. Purtroppo l’uso degli smartphone già in giovanissima età, con ragazzini abituati a trascorrere ore ed ore su apparenti ingenui giochi di intrattenimento, abituano al gioco lo scommettitore di domani. Quanto sta emergendo nel mondo del calcio che coinvolge giocatori che certamente non hanno bisogno di svoltare la propria vita economicamente, evidenzia come il fenomeno del gioco e delle scommesse, a partire dal mondo del calcio, sia un fenomeno trasversale tra generazioni e generi, tra benestanti e meno abbienti. Occorrono nuove regole, restrizioni, politiche preventive ma anche messaggi culturali chiari contro il gioco d’azzardo, impedendo ad esempio che campioni emulati dai ragazzini possano apparire in ogni giornale o tv per pubblicizzare le varie forme di gioco. Ma c’è un altro controsenso gravissimo: è quello che lo Stato sul gioco incassa somme imponenti, così come su tutte le dipendenze come le sigarette o l’alcool. Eppure, curare le dipendenze, le vittime di ludopatia, costa molto in termini di cure e servizi sociosanitari. Così come costa alle famiglie riparare le conseguenze del gioco che sfociano tante volte anche nell’usura o comunque nel sovraindebitamento».

Sempre più le scommesse interessano non solo il mondo del calcio

Quel che balza agli occhi è anche l’elevato numero di scommesse online, registrate in realtà decisamente piccole come Melito Porto Salvo. Come interpretare questo dato?
«
Il dato delle giocate pro capite annue di Melito Porto Salvo (euro 3.876,19 contro la media regionale di 1.764,00 euro) pone interrogativi che chiamano in causa i diversi attori del territorio perché il fenomeno venga compreso nella sua dimensione e individuate le giuste risposte. Se si considera che a Melito la media dei redditi dichiarati nel 2021, su 6.500 contribuenti, è di 15.856 euro e che il reddito pro capite regionale è di circa 13.000 euro annui, significa che nella media il 30% del reddito dichiarato si perde nel gioco. È nelle cose che non tutti i contribuenti sono giocatori, e che molti rientrano nella sfera dei redditi evasi. In un caso e nell’altro sono risorse sottratte alle famiglie e alla comunità, che arricchiscono i circuiti criminali. È difficile infatti non pensare che una mole così imponente di giocate avvenga senza l’influenza della ‘ndrangheta e l’incidenza di proventi derivanti da attività sommerse o illecite che si concentrano in quell’area. A ben vedere è un tema che riguarda le singole persone, le famiglie, i contesi sociali ma anche, i risvolti di legalità e di sicurezza del territorio».

I clan attraverso le scommesse riescono a riciclare enormi capitali illeciti

A questo proposito, secondo il vostro osservatorio, che ruolo svolge la ‘ndrangheta nelle attività del gaming online e delle scommesse in generale?
«La ‘ndrangheta ha un ruolo determinante di controllo diretto ed indiretto sull’intera filiera del gioco d’azzardo, sia esso legale che illegale. Sia fisico che online. Basta scorrere le pagine delle ordinanze legate alle principali inchieste della nostra regione, per riscontrare fra i sequestri effettuati di somme, quante di queste siano riconducibili ad esercizi commerciali dove sono presenti attività di gioco d’azzardo. Rappresentano un metodo semplice per riciclare i proventi criminali di altri settori. Si stima che la somma del gioco d’azzardo, legale ed illegale, fisico ed online, ammonti a 169 miliardi di euro di cui 73,09 miliardi derivano dal gioco illegale. Una mole immensa di denaro che passa dalle attività malavitose indirette (usura, compro oro, pressioni sulle attività commerciali, uso di cripto valute, ecc.) a quelle dirette svolte nel settore del gioco e delle scommesse, dalla vendita degli apparecchi da intrattenimento, le cosiddette “macchinette” (Awp e Vlt), alle strumentazioni più evolute come i Totem che consentono di giocare sulle piattaforme di gioco online. Un campo vasto dove le mafie dimostrano la capacità di appropriarsi di ogni tecnologia che possa moltiplicare i propri proventi».

Si sta facendo abbastanza anche in Calabria per prevenire la diffusione di un fenomeno che per portata risulta decisamente invadente?
«In Calabria sono attive preziose esperienze di contrasto del gioco d’azzardo. Anche come Associazione siamo stati impegnati recentemente in percorsi molto partecipati di informazione nelle scuole primarie e secondarie, nei centri sociali, contro le diverse dipendenze e chiamati a risolvere casi di famiglie indebitate dal gioco. Inoltre, siamo da anni parte della rete regionale “Mettiamoci in gioco” che racchiude numerose associazioni regionali che operano nel campo della cura delle dipendenze. Insieme siamo impegnati per contrastare il fenomeno del gioco d’azzardo. Quello che abbiamo visto scemare negli ultimi anni è stato soprattutto il protagonismo istituzionale regionale. Il 30 aprile del 2019 abbiamo condiviso la prima giornata regionale contro il gioco d’azzardo: il “No slot day”. Ebbene, quell’appuntamento è sparito dall’agenda politica, eppure era stato l’inizio di un percorso maturato all’interno dell’interpretazione autentica del portato culturale e sociale su cui è impiantata la Legge regionale 9 del 2018 anti ‘ndrangheta. Occorre riprendere quel cammino nonostante siano cambiati i protagonisti».

Nonostante esista in Calabria una legge regionale per contrastare la ludopatia, il fenomeno è in crescita

La Regione e le istituzioni locali potrebbero adottare provvedimenti specifici?
«Non solo potrebbero, ma devono farlo per le responsabilità che competono loro, non è un’opzione facoltativa. La Regione ha come primo compito quello di garantire servizi e strutture socio-sanitarie adeguate a curare il fenomeno della ludopatia ma già prima, quello di costruire una barriera culturale e fisica contro il gioco d’azzardo, a partire dalle scuole. Inoltre deve rendere esigibile in ogni articolato la Legge regionale 9 del 2018 che definisce impegni precisi in materia di prevenzione, controllo e contrasto del gioco d’azzardo. Ad oggi abbiamo solo potuto limitare i danni del tentativo di depotenziarne gli effetti rispetto alla disciplina di apertura delle attività di gioco. Mentre restano sulla carta altre parti importanti che auspichiamo possano essere trattate presto con la rete delle Associazioni impegnate da anni sul fenomeno. I Comuni invece hanno il compito di vigilare sulle concessioni degli esercizi, sulle distanze e sugli orari di apertura e chiusura delle attività commerciali dove sono presenti macchinette da gioco. Su una ridente località del Tirreno cosentino si è costruita una rotatoria ed installato degli autovelox nel mezzo della statale18 in prossimità di un centro commerciale dove le facciate sono stracolme delle diverse offerte di gioco. Questo è uno dei tanti “no sense” del fenomeno del gioco d’azzardo e del ruolo di “sentinella” del territorio che dovrebbero esercitare i Comuni». (r.desanto@corrierecal.it)

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