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l’anno giudiziario a reggio

La ‘ndrangheta è «un’ingombrante presenza all’interno di enti pubblici, istituzioni e politica» – VIDEO

Lo dice la presidente ff della Corte d’Appello reggina Olga Tarzia. Che sottolinea l’importanza della realizzazione del nuovo Palazzo di Giustizia

Pubblicato il: 27/01/2024 – 11:01
di Mariateresa Ripolo
La ‘ndrangheta è «un’ingombrante presenza all’interno di enti pubblici, istituzioni e politica» – VIDEO

REGGIO CALABRIA È in corso a Reggio Calabria la cerimonia di inaugurazione del nuovo anno giudiziario. Iniziata alle 9.30, la cerimonia, aperta dall’intervento del presidente facente funzioni della Corte d’Appello reggina Olga Tarzia, anche quest’anno si svolge nell’auditorium della Scuola allievi Carabinieri. Presenti, tra gli altri, Vincenzo De Lisi, in rappresentanza del ministero, Maria Vittoria Marchianò, rappresentante del Csm. Tra gli interventi anche quelli di Gerardo Dominijanni, procuratore generale della Corte d’appello di Reggio Calabria e l’avvocato Rosario Infantino, presidente dell’Ordine degli avvocati di Reggio Calabria.

Il nuovo palazzo di Giustizia

L’intervento introduttivo della presidente Tarzia ha preso il via a partire dalla realizzazione del nuovo Palazzo di Giustizia, opera considerata di fondamentale importanza. «Anche quest’anno – ha detto – celebriamo questo importante evento nei locali della Scuola Allievi Carabinieri messi a disposizione dall’Arma – che ringrazio per la disponibilità e l’accoglienza – non essendo ancora fruibile l’auditorium del nuovo Palazzo di Giustizia i cui lavori di completamento riprenderanno a breve, essendo stato pubblicato il previsto bando di gara dopo la cessione – in favore dell’Agenzia del Demanio, a titolo gratuito e per la durata di 99 anni – del diritto di superficie del suolo su cui insiste il costruendo edificio. Il 2024, dunque, farà registrare la ripresa dei lavori per il completamento del nuovo e moderno plesso giudiziario, lavori la cui durata è stimata in circa tre anni».
«Il Viceministro Sisto, ospite a Reggio Calabria nel novembre scorso in occasione della stipula dell’atto di cessione di cui ho appena detto, ha ribadito l’impegno dello Stato per la conclusione di quest’opera che la città attende ormai da troppi anni. Correva, infatti, l’anno 2005 quando fu posta la IV prima pietra alla presenza dell’allora Ministro della Giustizia, Roberto Castelli, con la purtroppo illusoria previsione di completamento dei lavori nel torno di quattro anni. Il Viceministro ha inoltre evidenziato, nella ricordata e recente visita reggina, l’intenzione di guadagnare il tempo perduto, rimarcando l’importanza dell’opera perché «la giustizia migliore passa anche attraverso un ambiente giudiziario migliore». E in effetti, la rilevanza di questa opera trascende l’esteriorità e la possibile soddisfazione per il decoro degli ambienti; nessuno di noi, sia chiaro, identifica il prestigio della Giustizia con l’eleganza o la raffinatezza delle sue sedi, ma di certo anche luoghi di lavoro sicuri, dignitosamente decorosi, salubri, destinati ad accogliere gli operatori e gli utenti della Giustizia, costituiscono elementi certo non di contorno ai fini della migliore funzionalità degli uffici».
«La ripresa dei lavori, quindi, ci conforta e ci rassicura sul fatto che l’ultimazione dell’opera avverrà nei tre anni stabiliti, consentendo alla città di Reggio Calabria di avere, dopo oltre un secolo, un nuovo Palazzo di Giustizia, adeguato ai tempi e funzionale, oltre che dotato di un sistema antisismico all’avanguardia. A chi ha descritto l’opera come uno “spazio senza famiglia”, che avrebbe bisogno di essere adottato, ribattiamo che tale progetto non è stato mai abbandonato nonostante gli intoppi e le difficoltà incontrate e che presto la città avrà nuovi Uffici giudiziari così finalmente superando i problemi dovuti all’attuale allocazione presso il cd. Cedir, di proprietà comunale, degli Uffici del Tribunale e della Procura della Repubblica, quest’ultima pure interessata – il 19 maggio del 2023 – dal parziale crollo del soffitto in locali ad essa in uso. Ma mentre discutiamo del nuovo Palazzo di Giustizia, – ha aggiunto Tarzia – non possiamo tacere che nell’anno appena decorso svariati problemi hanno attanagliato varie sedi di importanti Uffici giudiziari: il 19 ottobre 2023 è crollata una porzione del solaio dei locali di via Monsignor Ferro in cui hanno sede l’Ufficio del Giudice di Pace e quello della Procura Generale». «Le gravi criticità dell’immobile – concesso in locazione dalla Curia Arcivescovile – sono state portate a conoscenza del Ministero della Giustizia ed è in itinere il progetto per il trasferimento della Procura Generale nel contiguo palazzo di proprietà della Città metropolitana di Reggio Calabria (già di proprietà delle Ferrovie
dello Stato). Vista la situazione di pericolo, su sollecitazione del Procuratore Generale, si sta concretizzando il trasferimento di una parte degli uffici presso il palazzo storico della Corte d’Appello, secondo le previsioni della Commissione di manutenzione che nel 2012 aveva deliberato di assegnare una parte importante dell’edificio all’Ufficio requirente in questione, e ciò avverrà in tempi brevi, previa realizzazione dei necessari lavori di sgombero e di ripristino degli spazi a tal fine individuati. L’Ufficio del Giudice di Pace,
invece, sarà interamente trasferito presso altro immobile già disponibile. Quanto appena evidenziato rappresenta una priorità e pone un problema di sicurezza tanto stringente da non potere essere trascurato o ritardato nell’attesa di ipotetiche soluzioni ottimali, sicché deve essere affrontato e definito, sollecitando gli organismi competenti alla dovuta collaborazione e al rispetto degli impegni».

Focus sulla ‘ndrangheta

Focus inoltre sul lavoro svolto dal distretto reggino sul fronte del contrasto alla ‘Ndrangheta, definita «un’ingombrante presenza all’interno di enti pubblici, istituzioni e politica». «La ‘ndrangheta – ha detto Tarzia – ha nel tempo accelerato il proprio sviluppo criminale e ha ampliato la propria forza economica adeguandosi ai mutamenti del mercato e dell’economia, con conseguente estensione e consolidamento di prassi che in precedenza erano tutto sommato eccezionali; ha spinto alla riconversione di precedenti attività illecite, come nel caso del contrabbando di sigarette, ormai soppiantato dal traffico di stupefacenti che continua ad essere il suo settore operativo d’elezione ed in cui, non a caso, è protagonista assoluta a livello globale anche grazie alle capacità di condizionare – per i propri fini illeciti – le attività tipiche delle aree portuali, potendo contare su operatori infedeli assoldati da soggetti legati alle cosche mafiose e che agiscono – in accordo con i funzionari pubblici preposti ai controlli – per far fuoriuscire lo stupefacente dal porto» ha spiegato la presidente della Corte d’appello riferendosi all’inchiesta Tre Croci».
Tarzia ha parlato di un «livello di assoluta primazia assunto dalle cosche di ‘ndrangheta su scala globale». Un dato, ha detto, «che si salda ai legami intessuti con i fornitori di cocaina stanziati nel Centro e Sud-America, oltre che con il controllo di contesti criminali nei Paesi del Nord Europa ove sono presenti appetiti scali portuali di importanza intercontinentale». Tra le operazioni più rilevanti c’è l’inchiesta “Eureka”, le cui indagini sono state svolte dalla DDA reggina con la cooperazione internazionale delle collaterali Autorità giudiziarie di Belgio, Germania, Portogallo, Francia, Olanda, Spagna, Romania, Slovenia, Stati Uniti e Australia. «Proprio la peculiarità del territorio e l’esistenza nella provincia di Reggio Calabria dell’organismo di vertice della ‘ndrangheta, il cd. “Crimine”, – ha detto Tarzia – al quale fanno riferimento tutte le “locali” disseminate nel mondo, consente di sottolineare come sia di certo peculiare l’attività giurisdizionale svolta nel Distretto, visto che detto fenomeno maggiormente impegna i nostri Uffici per il numero elevatissimo dei procedimenti, per la loro complessità e per le condizioni detentive degli indagati/imputati. In questo contesto, connotato da un elevato grado di pervasività dei vari settori sociali ed istituzionali, che in modo silente stritola l’economia, che aggrava le stesse condizioni di vita dei cittadini finendo per incrementare la sfiducia nella giurisdizione (e non solo in essa), ancor più impellente ed ineludibile è l’esigenza di riaffermare le regole legali, di indagare ogni aspetto del sistema illecito, di compiere ogni sforzo necessario per individuare i responsabili poiché è solo grazie a queste azioni (o quanto meno anche grazie ad esse) che è possibile realmente garantire una convivenza conforme ai principi di libertà, democrazia e di effettiva parità dei diritti tra i cittadini. Un compito non agevole a cui la magistratura in ogni caso non si sottrae pur affrontando nel Distretto una situazione di costante ed endemica emergenza».
(redazione@corrierecal.it)

L’intervista al rappresentante del Ministero Vincenzo De Lisi

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