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La terza apparizione: 18 febbraio 1858

Intanto la notizia delle visioni si diffondeva a macchia d’olio. In paese ne parlavano tutti e perfino le autorità cominciavano a preoccuparsi per quanto sarebbe potuto accadere. Non molto tempo p…

Pubblicato il: 17/02/2024 – 17:45
di Nunzio Raimondi
La terza apparizione: 18 febbraio 1858

Intanto la notizia delle visioni si diffondeva a macchia d’olio. In paese ne parlavano tutti e perfino le autorità cominciavano a preoccuparsi per quanto sarebbe potuto accadere. Non molto tempo prima, a La Salette, si era verificato un episodio simile senza che i tutori dell’ordine avessero potuto governarne le conseguenze.
Sicché, nei giorni che trascorsero dopo il 14 febbraio, la curiosità spinse la signora Milhet presso la quale, Louise, la mamma di Bernadette, svolgeva i lavori domestici, a chiedere di poter accompagnare la ragazza alla grotta.
Louise, imbarazzata, non poté sottrarsi ad accondiscendere alla richiesta e fu così che, al mattino presto del 18 febbraio, la signora Milhet, la propria sarta, Antoinette, la piccola Bernadette, s’avviarono verso la grotta.
Come ho già scritto, intorno a queste apparizioni, si stava condensando un alone di mistero.
Lo dimostra il fatto che le due donne avevano chiesto a Bernadette di attrezzarsi, per il nuovo incontro con la Vergine, di carta e penna, perché si chiedesse alla “bella Signora” di scrivere il proprio nome.
Infatti, terminata la recita del Rosario, la veggente accettò di porgere il foglio con la penna:”volete avere la bontà di mettere il vostro nome per iscritto?”, disse senza nemmeno rendersi conto di ciò che stava chiedendo.
La pastorella, che aveva imparato a memoria la domanda, si sentì rispondere dalla Signora nel proprio dialetto: “Non è necessario”; poi la Signora aggiunse: “Non ti prometto di renderti felice in questo mondo ma nell’altro. Potete avere la gentilezza di venire qui per quindici giorni?” È questa la prima volta che Bernadette sente la voce di “Aquerò”, ossia di “quella là”. È un contatto personale, che la Vergine non vuole mediato dallo scritto.
La questione non è quella di scoprire un’identità ma quella d’incontrarsi.
Nostra Signora parla per stabilire un contatto reale, non finto, con l’essere umano;sceglie per questo una povera pastorella senza istruzione, perché in lei parla solo il cuore.
Bernadette dirà in seguito:”mi ha parlato come una persona parla a un’altra persona”, raccontandole da subito i misteri della vita eterna: “non vi prometto di rendervi felice in questo mondo ma nell’altro”. In questa nostra epoca nella quale si messaggia perfino per porgere auguri e condoglianze, ritenendo che si possa trasmettere gioia e consolazione per SMS, l’esperienza di Bernadette e’ ancora d’una sconvolgente attualità:la Madre di Dio appare chiedendo la “cortesia” di poter incontrare Bernadette per un tempo minimo necessario a comunicare col cuore, poiché, ciò che deve dire, non è necessario scriverlo.

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