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Scontri post derby. «La bravata di 5-6 cosentini, ma sui pullman non viaggiavano boy scout catanzaresi» – VIDEO

Nella rubrica settimanale in onda su L’altro Corriere Tv Paride Leporace ritorna sui fatti di cronaca nel dopo Cosenza-Catanzaro

Pubblicato il: 06/03/2024 – 15:12
Scontri post derby. «La bravata di 5-6 cosentini, ma sui pullman non viaggiavano boy scout catanzaresi» – VIDEO

COSENZA Il derby di Calabria tra Cosenza e Catanzaro, gli incidenti che hanno coinvolto la tifoseria giallorossa e la Polizia con conseguenti arresti e polemiche, molte delle quali provenienti anche dal mondo politico. Si è occupato di questo Paride Leporace nelle sua rubrica settimanale “Quarta Parete”, in onda oggi alle 14.40 su L’Altro Corriere Tv. «Un sociologo molto bravo degli anni ’80 – ha ricordato il giornalista – dopo i terribili fatti dell’Heysel, parlò di guerre in trappole. Mi scuso se uso il termine guerre in un momento come questo, dove le guerre sono serie e drammatiche, con bambini che muoiono di fame a Gaza, con l’Ucraina assediata e quant’altro di cui si parla troppo poco. Ma ritorniamo alle vere guerre in trappola che si sono verificate domenica in quel di Cosenza con questa partita e con la venuta di molti tifosi di Catanzaro. Fatti verificati sono quelli, da comunicato burocratico della Questura, che nelle scorse ore, sul provvedimento dell’autorità giudiziaria e dopo aver esaminato i fatti hanno portato all’identificazione e allo stato di fermo di otto persone di Catanzaro. Come ricorda la Questura, secondo le modalità civili vigenti, queste persone adesso devono difendersi, rispondere e vedere se sono i reali responsabili. Altre quattro persone, sapendo bene quello che avevano combinato, hanno ben pensato di non farsi trovare a casa e tecnicamente sono dei latitanti anche se formalmente indagati per gravi reati, lesioni e altre gravi questioni giudiziarie che hanno sul loro conto, e questo già ci racconta molto su chi ha determinato questo pandemonio di allarme sociale. Però mancano molte risposte».

Le anomalie

Leporace nel suo intervento elenca quelle che sono state alcune anomalie di una giornata che avrebbe dovuto essere di festa e che invece ha rischiato di trasformarsi in una tragedia. «Cos’è accaduto? Molti lo sanno – ha evidenziato il giornalista del Corriere della Calabria – però è bene fare chiarezza e mettere le questioni in fila. Non è stata seguita la buona condotta dell’ordine pubblico che ci fu nel derby di andata, dove l’afflusso in una partita ad alto rischio dei cosentini verso Catanzaro fu disciplinato secondo le vigenti condizioni di questo tipo di partite. 800 biglietti furono concessi ai cosentini identificati con tutte le dovizie del caso, e nulla di grave è successo. Questa volta non è accaduto e perché non è accaduto è una questione a cui va data una risposta, perché ormai è abbastanza accertato, i tifosi del Catanzaro erano molto di più di quelli previsti, si può fare una stima, ma sicuramente non erano quelli dei biglietti concessi e non erano identificati. Ancor più grave – ha continuato Leporace – sono entrati allo stadio senza nessun filtraggio, senza biglietto, non sono stati perquisiti e quindi hanno cominciato a creare gravi tensioni e incidenti a distanza lanciando oggetti e torce nei confronti della curva avversaria posta vicino. E tutti sappiamo che oggi entrare allo stadio ha delle regole molto stringenti, anche paradossali. All’uscita è accaduto anche di peggio con il deflusso dei tifosi catanzaresi che già erano arrivati in condizioni illegali abbastanza evidenti, che ha portato a un primo momento di conflitto, non si sa se in maniera preordinata o provocati da qualche pietra, però sicuramente sono successe le prime avvisaglie gravi che già dovevano indurre a maggiore concentrazione da parte di chi gestiva la piazza e l’ordine pubblico. A farne le spese un povero dirigente di Polizia che insieme ad altri quindici poliziotti è finito in ospedale. Va ricordato che queste sono persone che lavorano con compensi anche molto bassi».

La ricostruzione dei fatti

Nella ricostruzione dei fatti, si arriva poi al momento cruciale della giornata, quello che porta allo svicolo di Cosenza Nord. «Il punto di caduta più alto – ha detto ancora Leporace – è stato alla rotonda cosiddetta Marconi, davanti al famoso McDonald’s. Ebbene, qui, molto probabilmente, come si può intravedere dai filmati e anche da qualche inchiesta che abbiamo fatto con delle interviste per capire cosa è accaduto, 5-6 persone di Cosenza hanno ben pensato di fare una bravata, lanciando delle torce ai pullman che passavano per poi darsi alla fuga. Chi stava sui pullman non aspettava altro, in particolar modo una centinaia di energumeni che sono scesi alla caccia di chi aveva lanciato le torce. E non trovando i colpevoli è accaduto il pandemonio del McDonald’s. Per fortuna il direttore del locale ha avuto sangue freddo chiudendo le porte, anche se il panico si è creato, i bambini si sono allarmati, i lavoratori hanno avuto le loro conseguenze. Una persona è uscita, forse incuriosita, e si è presa una botta in testa da questi energumeni. A quel punto la Forza Pubblica ha dovuto caricare, ma con molto ritardo».

Le riflessioni da fare e il tifo cosentino

Ricostruiti i fatti Leporace (tra gli storici fondatori degli ultrà Cosenza) pone alcune riflessioni. «Ho esperienza decennale di trasferte – afferma – ne ho viste tante, mi chiedo quindi come sia stato possibile far arrivare a Cosenza delle persone armate, ma anche far scendere dai pullman i tifosi ospiti. A mia memoria una cosa del genere non si è mai verificata. Questo è stato molto grave e va accertato perché la catena di comando non ha funzionato. Sui biglietti, sulla prevenzione, sul filtraggio allo stadio, anche la società del Cosenza dovrebbe spiegare qualcosa. A Cosenza c’è un’antica cultura, non è un caso che c’è un personaggio autorevole come Padre Fedele che da circa un trentennio ha instillato la pratica del tifo sì, violenza no. Anche la cultura ultrà di Cosenza ha memoria antica nell’avere avuto un approccio sempre critico su questo tipo di dinamiche. Nessuno è santo, queste sono questioni che si perdono in epoche lontane, ma che a cascata hanno avuto e hanno una conseguenza. Aggiungo che a Cosenza le politiche repressive da tempo hanno molto fiaccato chi intende il tifo in maniera violenta».

I tifosi del Catanzaro e i campanilismi

Da qui l’analisi sulle polemiche post incidenti. «Mi permetto di dire – ha detto Leporace – che gli amici di Catanzaro dovrebbero fare una riflessione su quanto accaduto. Non possono appellarsi a chi ha iniziato e a come è stata la questione. Ammesso e concesso che sei persone di Cosenza su ventimila che erano allo stadio abbiano lanciato queste torce, ma su quei pullman non viaggiavano né dei boy scout né dei missionari. Il sindaco di Catanzaro Fiorita, che conosce bene lo stadio perché lo frequenta fin da ragazzino, dovrebbe conoscere una composizione minoritaria ma consistente del tifo di Catanzaro. Non può farsi tirare la giacca dalla sua opposizione su quello che dice la Rai che è di Cosenza. La Rai ha fior di professionisti e cerca di fare il suo mestiere. A Catanzaro è presente una minoranza attiva, ma molto violenta, fascistoide, se non fascista, di tifosi, come espresso in molti loro slogan e atteggiamenti: tutti vestiti di nero, palestrati, adusi agli scontri e agli incidenti. Quindi se queste torce sono realmente arrivate su questi pullman, i tifosi non aspettavano altro per fare quello che hanno fatto. Tra l’altro il tipo di arresti che hanno inteso fare l’autorità giudiziaria e la polizia raccontano molto di questa vicenda. Rifletta anche il presidente Noto del Catanzaro, che sta imponendo un modello nuovo. Domenica è saltata tutta quella che è stata una bella vicenda di sport. La piazza è stata lasciata ad altri, questo comporta gravi conseguenze al suo progetto, che è un bel progetto, tant’è vero che al momento in cui parliamo siamo in attesa del verdetto dell’Osservatorio per le manifestazioni sportive. L’aria che tira non è per nulla buona, già la vendita per i biglietti della partita del Catanzaro con la Reggiana è stata sospesa, qualcosa di molto punitivo potrebbe esserci con la sospensione di un settore se non addirittura la chiusura dello stadio. E chi ci rimetterebbe è il Catanzaro e i suoi tifosi. Quindi meno pietismi e meno appartenenze di campanile».

La politica e l’interpellanza al ministro Piantedosi

Leporace infine ritorna sulle responsabilità di chi avrebbe dovuto gestire al meglio l’ordine pubblico in un evento tanto rischioso. «Non c’è stato – ha spiegato – un accertamento di tutto quello che non ha funzionato nella catena di comando. Il sindaco di Cosenza chiede l’accertamento della verità, è già qualcosa. Le reazioni dei politici sono di vario tipo. Vietare tutte le trasferte? Io non credo che vadano puniti tutti i tifosi che non c’entrano niente con queste vicende. Mi sembra che una delle dichiarazioni più assennate sia stata quella del senatore Mario Occhiuto che ha chiesto un accertamento dei fatti. Bene, però con il clima che osserviamo, io credo che l’accertamento dei fatti rischi di scappare. È necessario, per la gravità di quanto accaduto, che parlamentari di ogni estrazione politica e appartenenza territoriale, presentino un’interlocuzione o interpellanza urgente al ministro Piantetosi, che è uno che ci sa mettere la faccia e sa quello che deve dire. Come è accaduto con le manganellate di Pisa, anche sui gravi fatti di Cosenza sarebbe utile per tutti capire quello che è accaduto per far sì che non finisca con la gattopardesca frase “tutti colpevoli, nessuno colpevole”. La Calabria – ha concluso Leporace – ha bisogno di unità». (redazione@corrierecal.it)

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