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La riflessione

Ponte sullo “Stretto”? Troppe lacune. Rinviato a fine anno

Ponte sullo Stretto di Messina: se ne riparlerà dopo che saranno date risposte esaustive alle osservazioni della Commissione che dovrà dare il “nulla osta” e sarà pronto anche il progetto esecutiv…

Pubblicato il: 06/05/2024 – 8:57
di Franco Scrima*
Ponte sullo “Stretto”? Troppe lacune. Rinviato a fine anno

Ponte sullo Stretto di Messina: se ne riparlerà dopo che saranno date risposte esaustive alle osservazioni della Commissione che dovrà dare il “nulla osta” e sarà pronto anche il progetto esecutivo dell’opera sul quale si dovrà pronunciare anche il Cipess. Con l’ennesimo rinvio, questa volta nonostante “l’interesse” del ministro Salvini, si andrà a fine anno per riparlare del ponte. Legambiente ricorda che le “risorse destinate al recupero del divario infrastrutturale e sociale del Mezzogiorno e delle aree interne del Sud costituiscono lo strumento principale per attuare lo sviluppo della coesione economica, sociale e territoriale, così da non poter distrarre denaro per altro. Se tanto ci dà tanto, anche la spesa per il “Ponte”, a meno di fatti nuovi, potrebbe essere messa in discussione.
La spesa prevista si aggira intorno ai 15 miliardi di euro, considerata un po’ troppo per il Paese in un momento come quello che stiamo attraversando. Lo lasciano intendere, seppure per altre vie, anche i presidenti di Legambiente (Anna Parretta per la Calabria e Tommaso Castronovo per la Sicilia) allorché ricordano che nel Sud continuano a viaggiare treni con un’età media di almeno 20 anni su linee a binario unico e, in buona parte, non elettrificate.
E, pertanto, servirebbero risorse economiche da spalmare oltre che per il servizio ferroviario, anche per le linee metropolitane, le tranvie e le tratte suburbane, la cui previsione di spesa si aggira sui due miliardi all’anno fino al 2030.
Sempre secondo Legambiente sarebbero lavori non più rinviabili, se si vuole connettere il Paese e creare lavoro e sviluppo in quelle regioni dalle quali si continua ad emigrare per mancanza di risorse economiche.
Se questa è la realtà, la domanda che ne consegue è: come si fa a sposare la causa di una struttura che, per essere realizzata, ha bisogno di molto denaro? Non sarebbe il caso di completare, prima, il sistema ferroviario nelle due regioni per consentire l’“alta velocità” e, dopo, pensare al “Ponte” per unire la Sicilia con la Calabria? Ma questa scelta va fatta subito, non già com’è avvenuto in passato quando, tra spese di progetti, stipendi ai presidenti e ai consiglieri e mantenimento di un ufficio di rappresentanza a Roma, sono stati fatti “evaporare” diecine e diecine di migliaia di Euro dalle casse del Paese.
Dato il rinvio, c’è chi sostiene che sarebbe il caso di trasformare prima le linee ferroviarie sia in Calabria che in Sicilia per rendere fruibile l’alta velocità che accorcia i tempi di percorrenza ma bisognerebbe anche sviluppare gli studi sismologici e dopo, come un buon padre di famiglia, ripensare alle spese del Ponte che non sono soltanto quelle per la realizzazione dell’opera,  quanto per i collaterali, tra cui anche la richiesta degli abitanti di Villa San Giovanni di avere spostato il porto più a Sud per restituire alla città la sua eco-sostenibilità.
*giornalista

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