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Storie, leggende e misteri della Certosa

La Certosa di Serra San Bruno, visitata da due Papi, il 5 ottobre 1984 Giovanni Paolo II e il 9 ottobre 2011 Benedetto XVI, racchiude storie, leggende e misteri. Intanto bisogna dire che se la Cer…

Pubblicato il: 23/05/2024 – 9:09
di Bruno Gemelli
Storie, leggende e misteri della Certosa

La Certosa di Serra San Bruno, visitata da due Papi, il 5 ottobre 1984 Giovanni Paolo II e il 9 ottobre 2011 Benedetto XVI, racchiude storie, leggende e misteri. Intanto bisogna dire che se la Certosa è ancora aperta il merito è di Ermanna Carci Greco che, come assessore regionale alla Cultura, fece arrivare ai monaci, insieme al presidente pro-tempore Bruno Dominijanni, un congruo finanziamento alla Certosa medesima per evitare che la stessa cadesse a pezzi e, quindi, chiudesse per sempre.
La Carci Creco fu una delle tre donne che poterono entrare nella Certosa che era ed è inibita alle femmine, al netto di precise dispense vaticane. Le altre donne furono la regina del Belgio, Paola Ruffo di Calabria (30 giugno 2001), e la moglie di Alcide De Gasperi, Francesca Romani, che accompagnò il marito durante la visita che il Presidente del Consiglio fece, nel marzo del 1953, a Serra San Bruno.
Tra i tanti misteri che avvolsero la Certosa ci fu persino, il 21 febbraio del 1975, il suicidio del priore, Willibrando Pnemburg, un olandese quarantaseienne, originario di Boixtel che fu trovato impiccato con le lenzuola nella sua cella dai confratelli.
I misteri della Certosa si snocciolano da Ettore Majorana al vescovo Milingo, dal pilota di Enola Gay (il nome del bombardiere B-29 Superfortress che il 6 agosto 1945 sganciò la bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki) Paul Warfield Tibbets Jr a Federico Caffè. Nella camera da letto del famoso economista, sparito il 15 aprile 1987, fu trovato, sul suo comodino, il libro di Leonardo Sciascia, “La scomparsa di Majorana” (Adelphi, 2012). Da qui il rinnovato interesse storico-culturale ripreso da “Il Foglio” il 18 maggio scorso.
Chi s’interessò con profitto dei misteri della Certosa fu lo scrittore serrese Sharo Gambino. Il 6 dicembre 2004 intervistai Gambino per “Il Domani della Calabria”. Intervista che fu ripresa da “Lettere Meridiane” nel dicembre del 2008. Chiesi a Gambino: “Lei è la memoria storica dei misteri e delle leggende che avvolgono la Certosa di San Bruno che credo sia, senza limitazioni per gli altri luoghi, il centro spirituale della Calabria. A beneficio dei più giovani vogliamo raccontare come lei ha sventato la bufala mediatica secondo la quale nella Certosa si sarebbe chiuso il pilota americano che aveva sganciato le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki? “. Risposta: «L’ho ripetuto milioni di volte, ma a tutti, compresa la Chiesa, fa comodo la versione romanzata. In realtà si trattò di questo: scoprii – era la fine di giugno del 1962 – da un’informazione che mi aveva dato il sacrista che si era fatto certosino, un soldato americano che era stato in Corea e poi aveva visto le macerie di Hiroshima. Al monaco chiesi ed ottenni un’intervista scritta con dieci domande a cui lui rispose con un discreto italiano. Dal trauma della visione di quelle macerie partì la crisi mistica che lo vide riparare nella quiete di Serra San Bruno. Un giornalista di “Oggi”, Giancarlo Poggi, saputa la notizia venne a casa mia e si copiò tutto, inventandosi poi la storia che, per motivi di cassetta (80 mila lire), fu pubblicata il primo novembre del 1962, spianando così la strada alla falsa notizia che dura ancora. Persino il cardinale Alfredo Ottaviani, Prefetto del Sant’Uffizio, scoraggiò il Priore a smentire… “è una bella storia…” si disse negli ambienti ecclesiastici».
Altra domanda: cosa provocò quel falso? Risposta: «Il terremoto. Pino Rauti, che è originario di Cardinale, allora era redattore del “Il Tempo” di Roma, mi accusò di essermi fatto mettere nel sacco. Era tanta la confusione che ad un certo punto pensai che il racconto del soldato-monaco non fosse vero, ma durò poco perché smascherai subito Poggi che, fra l’altro, mi aveva annunciato che avrebbe costruito il falso scoop per motivi veniali».
Per chiudere l’intervista feci un’ultima domanda: “E della presenza del vescovo Milingo?”. Risposta: «Non è vera. Il suo segretario, che era di Gimigliano, si fece riprendere da una telecamera davanti al portone della Certosa lasciando credere qualcosa… Forse voleva depistare il vero rifugio di Milingo».
Ma Marco Tosatti in un articolo apparso su “La Stampa” confermò senza remore. «Qualche precauzione – scrisse Tosatti – il responsabile “ex officio” della gestione della spinosa vicenda Milingo, monsignor Tarciso Bertone, l’aveva presa fin dall’inizio di agosto, al momento della ricomparsa dell’arcivescovo in territorio italiano… La scelta alla fine è caduta su Serra San Bruno, una cittadina montana nata nel Medioevo, e soprattutto sulla sua Certosa, fondata da un eremita, San Bruno, giunto nell’XI Secolo».
In quel periodo Daniele Capezzone, allora radicale, aizzava la folla con un megafono fuori dalla Certosa.

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