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Stesso viaggio, stessa idea

Tonino Perna, professore emerito di sociologia economica presso l’Università degli studi di Messina, trova in una bancarella di Catania il libro di Guido Piovene, “Viaggio in Italia” (Bompiani, 19…

Pubblicato il: 07/06/2024 – 13:31
di Bruno Gemelli*
Stesso viaggio, stessa idea

Tonino Perna, professore emerito di sociologia economica presso l’Università degli studi di Messina, trova in una bancarella di Catania il libro di Guido Piovene, “Viaggio in Italia” (Bompiani, 1957). Poi, qualche mese dopo incontra a cena in un ristorante di Bagnara l’amico e collega Pino Ippolito Armino, scrittore di Palmi.
Entrambi intellettuali di sinistra, tanto è vero che collaborano a “Il Manifesto”.
Discutono, appassionandosi, su come fosse possibile rifare il viaggio di Piovene. Una sorta di remake su carta. Operazione difficilissima perché, tanto per dirne una, come scrivono gli stessi autori, «Bisognava visitare tutte le province; l’Italia ne ha 107 ma tre sono bicefale (Massa e Carrara, Pesaro e Urbino, Forlì e Cesena) e una addirittura è a tre teste (Barletta, Andria e Trani); in tutto fanno 112 città. E occorreva farlo in un tempo ragionevole per non essere costretti dalle “onde corte” della storia, che pure non potevamo del tutto ignorare, a tornare sui nostri passi senza mai concludere il viaggio. Bisognava, soprattutto, stare alla larga dalla retorica e dalla rappresentazione didascalica; infine, compito ingrato e dall’esito in anticipo perdente, bisognava confrontarsi con l’impareggiabile scrittura di Piovene».
Tutto questo è un pezzo dell’antefatto raccontato dagli stessi autori del saggio “Viaggio in Italia” (La Città del Sole, 2024), autori Perna e Armino per l’appunto.
«Diciamolo subito – si legge nell’introduzione -: quest’opera è innanzitutto un omaggio a Guido Piovene che, pur così distante dalla nostra visiona politica, è stato una straordinaria penna, un autore di grande fascino, intelligenza e sensibilità. Uno scrittore che, con questo modesto contributo, vorremmo far conoscere alle nuove generazioni che lo ignorano. Vista oggi dopo 70 anni l’opera di Piovene conserva tutta la sua forza, la sua capacità di coinvolgimento, la sua ricchezza di linguaggio e di osservazioni. Non esiste un lavoro comparabile per due motivi fondamentali. L’approccio olistico e il tempo. Piovene entrava in un territorio e lo leggeva da varie angolazioni, quella della storia, dell’arte, dei monumenti, della politica, della realtà economica, della vita quotidiana, dell’identità in un mix perfettamente riuscito che non è la sommatoria delle parti ma una visione olistica in cui lo scrittore ti porta a guardare con i suoi occhi questo meraviglioso e complesso Paese che era ed è l’Italia. Altro elemento fondamentale, impensabile oggi, è il tempo che si è dato per fare questo viaggio in ogni angolo del nostro paese. Due anni girando ogni giorno e fermandosi nei luoghi, senza fretta, ma con lo sguardo attento e curioso di un bambino, trasmettendo una freschezza di immagini che ancora oggi coinvolgono ed emozionano. Abbiamo pensato di ripercorrere questo viaggio eccezionale per cogliere ciò che è cambiato e ciò che è rimasto, le onde lunghe e brevi della storia, la longue durée avrebbe detto il grande Fernand Braudel, il “peso della storia” potremmo dire ma anche, e più umilmente, per capire dove va questo nostro Paese al di là delle medie nazionali e degli sguardi superficiali con cui spesso lo guardiamo. Ci rendiamo conto del livello della sfida e dichiariamo di esserci sentiti spesso inadeguati. Allo stesso tempo è stato proprio lui, Guido Piovene, che ci ha spinto ad andare avanti, che ci ha guidato e consigliato, che ci ha aperto delle nuove strade, restandoci accanto. Abbiamo trovato letteralmente geniali alcune sue intuizioni come, ad esempio, quelle sul turismo di massa e i danni che, insieme alla crescita economica, avrebbe inevitabilmente provocato, così come sono preziosi e indimenticabili i ritratti delle città italiane uscite dalla seconda guerra mondiale. Un paese carico di energia, di progetti per il futuro, di ottimismo della ragione e della volontà, un’atmosfera irripetibile che ci viene restituita senza retorica e senza falsi pudori. Un’atmosfera che oggi non possiamo che invidiare in questa nostra Italia densa di malumori, di rancori, di meschinità, senza una visione e una speranza nel futuro che non sia di mera facciata elettorale. Quello che vorremmo cogliere non è un generico cambiamento, persino ovvio dopo settanta anni, ma l’essenza, la rilevanza di ciò che muta l’anima e la struttura di un luogo. Compito estremamente complesso perché la realtà muta sempre più velocemente e bisogna difendersi dalle onde mediatiche per andare oltre l’attualità senza trascurare i segni, le impronte più rilevanti. Insomma, vorremmo scattare delle foto, delle istantanee in bianco e nero, come fanno i grandi fotografi, immagini che sfidano la ruggine del tempo che passa. Solo i lettori potranno dirci se le parole, con cui abbiamo costruito questo nostro Viaggio, hanno la forza di sfidare la caducità, l’evaporazione, l’accelerazione dei cambiamenti nel nostro tempo».
Perna e Armino hanno impiegato quattro anni per fare il percorso che fece Piovene che invece impiegò tre anni buoni. Partì da Bolzano e quando passò dalla Calabria scrisse: «[…] Viaggiare in Calabria significa compiere un gran numero di andirivieni, come se si seguisse il capriccioso tracciato di un labirinto. Rotta da quei torrenti in forte pendenza, non solo è diversa da zona a zona, ma muta con passaggi bruschi, nel paesaggio, nel clima, nella composizione etnica degli abitanti. È certo la più strana tra le nostre regioni. Nelle sue vaste plaghe montane talvolta non sembra d’essere nel Mezzogiorno, ma in Svizzera, nell’Alto Adige, nei paesi scandinavi. Da questo Nord immaginario si salta a foreste d’olivi, lungo coste del classico tipo mediterraneo. Vi si incuneano canyon che ricordano gli Stati Uniti, tratti di deserto africano ed angoli in cui gli edifici conservano qualche ricordo di Bisanzio. Si direbbe che qui siano franati insieme i detriti di diversi mondi; che una divinità arbitraria, dopo aver creato i continenti e le stagioni, si sia divertita a romperli per mescolarne i lucenti frantumi. Si deve a questo se i viaggiatori stranieri, in Calabria, rimangono disorientati. Non riescono a definirla. La trovano diversa, non solo dalle altre regioni italiane, ma da qualsiasi parte del mondo, e stentano a valutarne la civiltà. Le influenze greche non vi lasciarono traccia così forte come in Sicilia. Né la Calabria ha nulla di levantino, nonostante i rapporti coi Paesi ad Oriente. Un poeta straniero mi disse un giorno ch’essa ha un fondo piuttosto epico che lirico […]».
Insomma, un libro scritto a quattro mani e due cervelli. Stesso viaggio, stessa idea.

*giornalista e scrittore

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