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Ustioni sul corpo e fratture multiple, la tragedia dei migranti a Roccella. «Scene che non dimenticheremo mai» – VIDEO

Il racconto drammatico di Concetta Gioffrè (Croce Rossa): «Una tragedia come quella di Cutro, ma questa volta il mare non ce li restituirà»

Pubblicato il: 17/06/2024 – 20:19
di Mariateresa Ripolo
Ustioni sul corpo e fratture multiple, la tragedia dei migranti a Roccella. «Scene che non dimenticheremo mai» – VIDEO

ROCCELLA JONICA Ognuno dei migranti superstiti ha familiari dispersi. Undici feriti, una donna morta, oltre sessanta le persone ancora in mare. Il simbolo della tragedia che si è consumata a circa 100 miglia dalle coste calabresi e della disperazione che questa mattina ha invaso il porto di Roccella Jonica è una bambina di dieci anni ricoverata all’ospedale di Locri: ferita, ora cerca disperatamente i suoi genitori.

Ustioni sul corpo e fratture multiple: uno scoppio alla base della tragedia

Sono tutti gravemente feriti i migranti giunti intorno alle 10.45 nel porto della Locride e che adesso sono ricoverati negli ospedali di Locri e Polistena. Ustioni su diverse parti del corpo e fratture multiple al bacino, alle gambe, agli arti superiori, che raccontano quello che potrebbe essere accaduto sulla barca a vela che si trovava al limite delle aree Sar di competenza della Grecia e dell’Italia. A bordo c’erano diversi nuclei familiari. Ad arrivare, a bordo dei mezzi della Guardia Costiera anche il corpo di una giovane donna, morta durante il tragitto, circa mezz’ora prima di riuscire ad arrivare a terra.
«I superstiti hanno raccontato di un problema al motore e poi di uno scoppio. Erano tutti in stato confusionale», afferma Concetta Gioffrè, presidente della Croce Rossa-Comitato Riviera dei Gelsomini. Alla base della tragedia potrebbe quindi esserci proprio un’esplosione determinata da un guasto a bordo. Ma saranno le indagini a chiarire quanto accaduto.

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L’imbarcazione su cui viaggiavano i migranti

«Qui abbiamo affrontato una maxi emergenza»

Inizialmente si pensava a un normale sbarco di migranti, così come a Roccella Jonica avviene ormai da diversi anni, ma ben presto la macchina dei soccorsi è diventata più corposa con diverse ambulanze e un elicottero.

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La macchina dei soccorsi al porto di Roccella Jonica

I soccorritori che sono intervenuti si sono trovati davanti a scene che non dimenticheranno mai: «Mi occupo di migranti dal 2008, sono sempre al porto, però questa è la prima tragedia che vivo in queste dimensioni. Abbiamo avuto anche arrivi di persone decedute, ma in un contesto in cui gli altri stavano bene, la vita c’era. Oggi invece abbiamo soccorso soltanto la millesima parte di quello che era il nucleo iniziale. Oggi per la prima volta abbiamo richiesto il supporto psicologico». E’ il tragico racconto di Concetta Gioffrè. «Qui – spiega ancora – abbiamo affrontato una maxi emergenza». Le ricerche continuano, ma più passa il tempo e più le speranze si affievoliscono, mentre le immagini della tragedia di Steccato di Cutro riaffiorano. Un dolore grandissimo. «L’unica differenza è questa volta il mare non ce li restituirà – afferma Gioffrè commossa – Oggi è difficile, ho pianto. Non si può morire così giovani per andare in cerca di una serenità per i propri familiari». (m.ripolo@corrierecal.it)

L’intervista

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