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«È “guerra dichiarata” tra Nord e Centro-Sud»

È “guerra dichiarata” tra il Nord e il Centro-Sud; o meglio tra la “Padania” e il resto del Paese. Una divisione col marchio Lega, dalle conseguenze imprevedibili, trattandosi di una fetta di Paes…

Pubblicato il: 24/06/2024 – 9:05
di Franco Scrima
«È “guerra dichiarata” tra Nord e Centro-Sud»

È “guerra dichiarata” tra il Nord e il Centro-Sud; o meglio tra la “Padania” e il resto del Paese. Una divisione col marchio Lega, dalle conseguenze imprevedibili, trattandosi di una fetta di Paese che intende staccarsi dalla “comunità” con l’intento di autogestirsi grazie alla riforma ottenuta.
La stranezza della vicenda è che il Capo del Governo, Giorgia Meloni, stando alle cronache, avrebbe esultato definendo l’Italia “forte e giusta”. Un giudizio più forte di quello espresso da Salvini il quale si è limitato a dire che si è trattato di “un giorno storico, grazie alla Lega”.

Pareri diversi e contrastanti da parte di tanti. Persino il Vaticano ritiene “che non bisogna provocare squilibri”. Intanto al Sud del Paese non si rimane con le mani in mano: i “governatori” (compresi quelli di Forza Italia) hanno annunciato che si prodigheranno a raccogliere firme per “ribaltare il grosso errore commesso dalla Camera dei Deputati” approvando il “disegno di legge Calderoli” sull’autonomia differenziata.
A guidare la “rivolta” dei Governatori del Sud, peraltro, è il Presidente ella Regione Calabria, Roberto Occhiuto che, nonostante sia vicesegretario di Forza Italia, ha definito la vicenda “un errore”, ricordando che i tre deputati calabresi di Forza Italia si sono astenuti dal voto.

Sembra, infatti, che l’avversità a quanto accaduto coinvolga tutti i “Governatori” del Sud, stante l’aver manifestato l’intenzione di costituire un fronte, capeggiato dal Presidente Occhiuto. Anche il Presidente del Consiglio Regionale, Filippo Mancuso, è dell’avviso che l’accaduto è “un pasticcio causato dalla fretta”.

Al di là della frammentazione in cui si rischia di immettere il Paese, la vicenda scuote comunque gli animi, stante che da più parti si sostiene che “difficilmente la riforma potrà entrare in vigore”, considerato che la sua stesura possa contenere argomentazioni che ledono i diritti costituzionali. E non è solo la “politica” calabrese a disassociarsi. Anche la Conferenza Episcopale ha pubblicato un documento con il quale esprime la propria posizione sull’autonomia differenziata. I Vescovi di Calabria ricordano in particolare come “il Vangelo spinga continuamente a misurarsi con la vita concreta delle persone, con le tensioni e le contraddizioni della storia, per cui le situazioni di ingiustizia debbono essere rilevate e denunciate. Da ciò la necessità di un impegno personale e comunitario orientato a riconoscere e a contenere o rimuovere le disuguaglianze che segnano il Paese.

La CEI, pertanto, manifestando “viva preoccupazione per la tenuta del sistema Paese, in particolare per quelle aree che da tempo fanno i conti con la crisi economica e sociale, con lo spopolamento e con la carenza dei servizi”, rinnova l’appello al Paese “per uno sviluppo unitario, che metta in circolo, in modo virtuoso, la solidarietà e la sussidiarietà, promuovendo la crescita e non alimentando le disuguaglianze.
Per i Vescovi della Calabria il progetto di legge sull’autonomia differenziata è pari ad una “secessione” che incide sia sullo sviluppo umano, sia sui territori più deboli; ricordano, dunque, che bisogna piuttosto “trovare vie perché si maturi la consapevolezza che il Paese avrà un futuro solo se tutti insieme sapremo intessere legami di solidarietà a tutti i livelli”.

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