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L’appello di settanta sindaci calabresi: «La Regione impugni la legge sull’Autonomia»

Avviata da Fiorita la raccolta delle adesioni. Il documento sarà trasmesso ufficialmente a Occhiuto e Mancuso

Pubblicato il: 25/06/2024 – 13:20
L’appello di settanta sindaci calabresi: «La Regione impugni la legge sull’Autonomia»

CATANZARO «La Regione Calabria deve impugnare davanti alla Corte Costituzionale il disegno di legge d’iniziativa governativa, approvato in via definitiva dalla Camera il 19 giugno, collegato alla manovra di finanza pubblica sull’attuazione dell’Autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario, ma anche tutti gli eventuali provvedimenti attuativi». Lo chiedono numerosi sindaci calabresi che hanno sottoscritto l’appello “Una sola Italia”, lanciato dal sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita e che vede tra i primi firmatari i sindaci di Cosenza Franz Caruso, di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, di Crotone Vincenzo Voce, di Vibo Valentia Enzo Romeo – appena eletto – di Corigliano-Rossano Flavio Stasi, di Castrovillari Domenico Lo Polito, di Siderno Mariateresa Fragomeni, di Villa San Giovanni Giusy Caminiti, di Palmi Giuseppe Ranuccio. “UnasolaItalia” è il titolo dell’appello che i primi cittadini hanno rivolto al presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto e al presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso. Le adesioni, già quasi settanta in poche ore, stanno arrivando alla mail dedicata unasolaitalia@gmail.com. Chi vorrà, è scritto in una nota, potrà aderire fino a giovedì prossimo, 27 giugno. Poi il documento sarà trasmesso ufficialmente a Occhiuto e Mancuso. «I Sindaci della Calabria – è scritto nell’appello – impegnano il presidente della Giunta regionale e il presidente del Consiglio regionale ad impugnare davanti alla Corte Costituzionale il disegno di legge d’iniziativa governativa, approvato in via definitiva dalla Camera nella giornata del 19 giugno 2024, collegato alla manovra di finanza pubblica sull’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario, ma anche tutti gli eventuali provvedimenti attuativi. La legge contiene evidenti elementi di anticostituzionalità e mina nella fondamenta l’unità del Paese, sottraendo ingenti risorse e funzioni alle Regioni meridionali, tali da compromettere i valori costituzionali dell’uguaglianza e i diritti alla salute, al lavoro e all’istruzione di tutti i cittadini». «Le disposizioni della legge – conclude l’appello – creerebbero, se attuate, inaccettabili discriminazioni tra i cittadini delle Regioni del nord e quelle del Meridione, soprattutto in settori vitali quali la sanità pubblica e l’istruzione, disegnando un Paese diviso a metà e molto lontano dall’impianto voluto dai Padri Costituenti».

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