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Figli “rubati” che vorremo vedere tornare

Non passa giorno, settimana o mese, che qualche genitore che incontro non inizi a parlare esprimendo tutta la sua amarezza, per la partenza dei propri figli altrove. Quando questo accade la stessa…

Pubblicato il: 09/07/2024 – 16:22
di Rocco Mangiardi
Figli “rubati” che vorremo vedere tornare

Non passa giorno, settimana o mese, che qualche genitore che incontro non inizi a parlare esprimendo tutta la sua amarezza, per la partenza dei propri figli altrove. Quando questo accade la stessa loro amarezza prende anche me. Sì, certo, siamo contenti che i nostri figli in un altro luogo abbiano trovato lavoro, avendo la possibilità di mettere su famiglia, ma altrove, lontano da qui. Crescere i figli fino alla età adulta, farli studiare se ci riesce e poi….vederli andare via perché qui ,come si suole dire “non avrebbero avuto futuro”. Una immane sofferenza nello sguardo dei padri, che nel frattempo se i figli con un po’ di fortuna hanno messo su famiglia e hanno avuto dei bambini , sono diventati nonni. Nonni forzatamente assenti, nonni che non possono vedere crescere come vorrebbero i loro nipotini, fargli fare una passeggiata, accompagnarli a scuola, accarezzarli. Viviamo in una Regione, meravigliosa, ricca di tante bellezze naturali e culturali, ma vuota di giovani. Figli “rubati” come ebbe a dirmi qualche giorno addietro, una professionista mia amica, che ha visto partire per una città del nord, la sua unica figlia che si era laureata qualche anno fa. Mi chiedo cosa mai abbia portato a tutto questo. Le cause sono tante, una delle quali a parer mio, è stata la mediocre e cattiva politica che in passato non ha avuto alcuna progettualità per le nuove generazioni.

Si ,tutto il malessere che ci ritroviamo, non è dovuto soltanto ed esclusivamente alle pervasività e il malaffare delle mafie nei territori, ma anche a una certa politica incapace che ha sempre trascurato la grande risorsa giovanile non organizzandogli alcun futuro. Non abbiamo la coscienza pulita nemmeno noi, adulti della mia generazione, che non abbiamo fatto nulla per farli restare, non abbiamo mai alzato un dito affinché le cose cambiassero per non farli necessariamente partire e cosi facendo li abbiamo “cacciati”. Sono molti i nostri giovani, che lontano da qui sono diventati eccellenze, creando con le loro idee e la loro professione benessere nel territori in cui svolgono le loro professioni, alcuni di loro addirittura in lontane altre parti del mondo. Sarebbe stato un vero capolavoro, vederli vivere e lavorare vicino ai loro affetti ,nelle loro terre natie e non vederli di rado ,come se fossero turisti. Sono tuttavia fiducioso che in futuro le cose in questo senso possano e che ci sia un rientro ,così come è accaduto nella metà degli anni settanta ,quando in tanti partiti per lavoro qualche decennio prima alla volta delle città del nord rientrarono con qualche risparmio che gli permise di aprire qualche attività. Stavo pensando ,ma poi ho scritto di queste cose affinché ,come spero, se vi farà piacere le leggeste anche voi. Chiudo quindi questa conversazione con me stesso, ricordandomi delle parole di uno scrittore e dissidente russo, Aleksandr Isaevic Solzeniyn, il quale durante la sua prigionia scriveva così: “La dove sei nato, è la che tu servi veramente a qualcosa!“.

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