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vicende paradigmatiche

Vittorio Palermo e Sandro Principe “Signori K” della giustizia calabrese

Mi sembra tristemente kafkiana la vicenda di questi due cittadini calabresi finiti per lungo tempo sotto custodia cautelare

Pubblicato il: 10/07/2024 – 10:33
di Paride Leporace
Vittorio Palermo e Sandro Principe “Signori K” della giustizia calabrese

«Qualcuno doveva aver calunniato Josef K. poiché senza che avesse fatto alcunché di male una mattina venne arrestato». In un lungo periodo, ripensando alle vicende giudiziarie di Vittorio Palermo e Sandro Principe, come riflesso condizionato mi è rimbalzato il terribile incipit di Franz Kafka che apre il suo sempre attuale romanzo “Il processo”.
Mi sembra tristamente kafkiana la vicenda di questi due cittadini calabresi finiti per lungo tempo sotto custodia cautelare in diverse forme e paradigmatiche delle deficienze del nostro Stato di diritto per accuse legate alle loro differenti e presunte collusioni con la mafia locale.
Un imprenditore alberghiero e ricercatore universitario all’Unical, Vittorio Palermo, e uno dei politici più autorevoli e preparati di Calabria, Sandro Principe.
Il primo è finito dentro l’operazione Alibante, come nome eccellente del processo mediatico per ruolo sociale, e indicato come prestanome del boss Carmelo Bagalà con indicazioni nell’ordinanza presuntamente “schiaccianti” su pagamenti, locazioni di attività, testimonianze e circostanze tutte da chiarire e da verificare in un processo in corso a distanza di 3 anni del clamoroso e doloroso arresto. Non mancarono, inevitabilmente, le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, il quale pur non avendo mai conosciuto Vittorio Palermo, “de relato” disse di sapere male e molto sul suo conto.

Il percorso di Sandro Principe

Su Sandro Principe la Giustizia ha invece per la seconda volta decretato con la conferma in Appello che egli è innocente. Sull’ex sindaco di Rende e i suoi più stretti collaboratori (Umberto Bernaudo, Pietro Paolo Ruffolo, Giuseppe Gagliardi) a circa 8 anni dai fatti contestati si è di nuovo accertato in sentenza d’Appello che certi misfatti che campeggiarono per mesi su media e giornali tali non erano. A Rende in quel periodo non ci fu mai nessuna compromissione con la mafia del luogo. E’ giusto ricordare che nel secolo precedente, Sandro Principe fu accusato quando era sottosegretario del governo Ciampi di reati simili. Durante una campagna elettorale, l’aver condiviso un caffè a Rosarno in una sala interna alla presenza del nome sbagliato, determinò un processo di rognosa mediaticità che la Procura di Palmi invece archiviò senza dubbi dopo tre anni. E nel frattempo il Parlamento per due volte aveva negato l’arresto di Principe grazie all’immunità all’epoca vigente.

Il percorso di Vittorio Palermo

Vittorio Palermo ha trascorso invece ben 17 mesi di carcere duro per mafiosi e 19 mesi agli arresti domiciliari, che fanno tre anni di vita molto coincidenti con quelli del signor K. Lo scorso 5 giugno, il Rettore dell’Unical, alla luce dei nuovi provvedimenti, ha decretato la riammissione in servizio presso il Dipartimento di Scienze sociali e giuridiche revocando la sospensione determinata dal clamoroso arresto.

La vicenda è stata resa nota con un post di Facebook dallo stesso Palermo. L’indagato in questo momento non commenta i fatti del processo. Il ricercatore e imprenditore non rilascia dichiarazioni pubbliche e da ambienti a lui vicini trapela che è molto impegnato a scrivere un libro autobiografico sulla sua vicenda. In quelle pagine si apprenderà di una trascrizione di verbale completamente sbagliata, delle decisioni di Gup e Gip di prima nomina avverse alla sua scarcerazione, di testimoni d’accusa in cerca di ruoli da vittime di mafia. La vita di Vittorio Palermo è sempre stata segnata da un attivismo da cattolico impegnato con conseguente attività di volontariato. Non ho mai scritto prima d’ora della sua biografia a discarico, perché so che non ha alcun valore “il mio lo conosco” davanti al gravame della prosa giudiziaria. Non mi è passato però inosservato l’appello di 300 firme reso pubblico da molto mondo universitario in circostanza dell’arresto, i quali tutti insieme ritennero giusto far sapere al mondo che Vittorio Palermo ai loro occhi era “padre ammirevole, ora anche nonno delicatissimo, insegnante universitario integerrimo, costruttore di forti e lunghe relazioni con associazioni cattoliche e laiche impegnate nel mondo del volontariato, persona leale, trasparente che svolge le sue attività alla luce del sole, sempre ispirata da ideali di solidarietà e da fini conseguenti”. Forse poco per le questioni procedurali, ma tanto per il senso comune locale che in forma pubblica successivamente registrerà prese di posizioni molto decise a favore di Palermo da persone differenti nelle idee politiche e nel commento alla vicenda quali Sergio Crocco della “Terra di Piero” o il giornalista Mario Campanella.

«Giustizia lenta»

La vicenda giudiziaria di Rende chiamata “Sistema” è durata 8 anni per Principe e Gagliardi, ben 13 per Bernaudo e Ruffolo. Uomini politici distrutti nella loro immagine e nella carriera di uomini delle istituzioni. È evidente che la Giustizia in Italia, e forse anche di più in Calabria, cammina in modo troppo lento e con uno smodato uso della carcerazione preventiva. Pietro Ruffolo, la prima volta, venne arrestato per la detenzione di una pistola del padre regolarmente denunciata. Il semestre di arresti domiciliari per Sandro Principe era strettamente necessario per non inquinare le prove, considerata improbabile l’ipotesi di fuga o di reiterazione del reato?
Per fortuna dei diversi signori K, anche se i più malcapitati sono quelli più poveri di denaro e argomenti, la magistratura giudicante dimostra di saper separare il grano dal loglio adoperando quel lungo tempo del nostro lento processo. Lo scrive su Facebook anche Vittorio Palermo, ed escludo per captatio benevolentia, quando afferma che “la magistratura giudicante è il presidio dello Stato di diritto, le è affidata la delicatissima e fondamentale funzione di assicurare la corretta applicazione delle regole previste dal nostro sistema legislativo, contrastando l’uso arbitrario dei poteri e resistendo alle derive di un diffuso giustizialismo populista e forcaiolo”.

I Signori K

E qui il concetto batte con il pensiero del procuratore Gratteri che il prossimo 17 luglio aprirà a Salerno il Festival delle Colline Mediterranea in un incontro dove le domande spazieranno “Da Tangentopoli alla lotta alle mafie”. Sarà interessante ascoltare il suo pensiero sull’inizio della deriva, quando l’arresto dell’indagato per ottenerne la collaborazione divenne per la procura di Milano un rodato metodo d’inquisizione. Quello che ha equiparato a dei signori K i cittadini Sandro Principe e Vittorio Palermo. (redazione@corrierecal.it)

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