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il signore del vento

Mirco Babini, cuore romagnolo e testa calabrese. «Porto il kite alle Olimpiadi di Parigi»

Impegnato nei mondiali a Gizzeria, sarà l’unico direttore di gara italiano ai Giochi. «Abbiamo iniziato in 4, oggi siamo più di 3 milioni»

Pubblicato il: 11/07/2024 – 7:12
di Fabio Benincasa
Mirco Babini, cuore romagnolo e testa calabrese. «Porto il kite alle Olimpiadi di Parigi»

LAMEZIA TERME A cavallo tra gli anni ’80-90 in pochi avrebbero scommesso su quei (pochi) giovani impegnati a volare con la loro tavola sulle onde, facendosi trasportare dal vento. Pochi “aquiloni” coloravano il cielo, sembrava una reunion di irriducibili nerd impegnati ad occupare i ritagli di tempo. Nessuno credeva in quei ragazzi, nessuno avrebbe puntato un centesimo su Mirco Babini. Oggi, il Kite è disciplina olimpica ai prossimi Giochi a Parigi, soprattutto grazie all’impegno di chi come Mirco Babini (presidente dell’Associazione Interazionale Kiteboarding) ha lavorato sodo per realizzare un sogno che sembrava impossibile. In Calabria, per qualche giorno, impegnato nei Mondiali di Kite disputati – come ogni anno – a Gizzeria, Babini racconta al Corriere della Calabria questa straordinaria avventura. Si parte con un flashback e con il passato da windsurfista di Babini. «Chi nasce windsurfista rimane windsurfista per tutta la vita e il windsurf è uno degli sport più difficili, nato alla fine agli anni ’70. Ho avuto la fortuna di viverlo anche come professionista fra gli anni 80-90 ed è rimasto scalfito nel cuore, nell’anima. Ho utilizzato sicuramente tutta l’esperienza del windsurf per portarla in tutte le nuove discipline, in questo caso il Kite Foil ma come anche nel Wing Foil, insomma tutti i nuovi giochi d’acqua volanti», confessa Babini.

Mirco Babini

Dal surf al kite

Lo switch non è per nulla scontato, l’acqua e il mare restano comuni denominatori ma gli sport – il surf e il kite – sono diversi. «E’ stato uno switch abbastanza naturale, dopo tantissimi anni di gare come professionista del windsurf, a fine anni ’90 ho iniziato a giocare un po’ con gli aquiloni e poi nel 2000 ho iniziato lavorando per un’azienda che sviluppava le tavole. Abbiamo iniziato con una da surf da onda trainati dall’aquilone e da lì è partito tutto un nuovo gioco, una nuova passione: abbiamo capito che c’era la possibilità di utilizzare il vento, le onde, la navigazione, in una maniera diversa».

Dal “gioco” alle Olimpiadi

«Oggi arriviamo a Parigi 2024, le prossime Olimpiadi che iniziano a fine mese (luglio, ndr). Sarò il direttore di gara, ma Marcus (compagno di avventure di Babini) ed io siamo un po’ i fautori di tutto questo format. Provo grande soddisfazione nel partecipare al debutto olimpico della disciplina alla quale abbiamo dedicato tanto tempo», confessa Babini. Che non ha mai pensato per un secondo di non riuscire a realizzare l’impresa. «Non abbiamo mai mollato, nasco romagnolo e quando mi metto in testa non penso esista il fallimento. Se non ci fossimo riusciti avremmo comunque detto “ce l’abbiamo messa tutta”, sarebbe stata comunque un’esperienza pazzesca». Il cuore sarà anche romagnolo, ma Mirco Babini ricorda tanto i calabresi capatosta. «Oltre alla Calabria e a Gizzeria, il kite ha contaminato tante parti del Mondo, abbiamo iniziato in pochi ma il fatto che la pratica di questo sport a livello ricreativo sia così emozionante ha permesso la rapida diffusione. Parliamo di oltre 3 milioni di praticanti».

Siamo in Calabrifornia

Babini si gode il tramonto sul tirreno calabrese, mentre i suoi occhi azzurri incrociano l’orizzonte una decina di surfer danzano sulle onde. Siamo in Calabrifornia. «In Calabria, in questo caso a Gizzeria, chi ha investito ha capito che avrebbero preso piede gli sport baciati dal vento e dalla natura: il kite è stato il catalizzatore perfetto per creare qualcosa di valido che poi ha generato volumi d’impresa. Perché piace così tanto il kite? «Vedi nel mare una possibilità per evadere dalla routine, dico a tutti di praticare il kite, imparate da un istruttore appassionato perché quella sensazione di libertà, essere trainati dal vento, offre un’unica opportunità di leggerezza e consente di volare sull’acqua. Conta più la mente del fisico? «È verissimo, infatti imparano prima le ragazze perché utilizzano più la testa che la forza».

Road to Parigi

L’Italia alle Olimpiadi di Parigi sarà rappresentata da Mirco Babini. «Sono orgoglioso di questa nomina da parte di World Sailing e di poter essere uno dei direttori di gara, l’unico italiano all’interno di tutto il team della direzione gara. Mi occuperò del windsurf e del kite, un bel programma di due settimane di Giochi Olimpici che si terranno a Marsiglia per tutta la parte velica. Le gare inizieranno il 28 di luglio e termineranno l’8 agosto. Sarà un grande giro di boa, milioni di persone in tutto il mondo potranno godere e vivere le emozioni del Kite Foil, che tra l’altro è la disciplina più veloce alle Olimpiadi. Il prossimo step è il Wind Foil? «Occorre prepararsi per il post “Parigi 2024” perché abbiamo il kite all’interno di “Los Angeles 2028” e quindi avremo un altro ciclo olimpico. Il Wing Foil, che è un po’ più vicino al windsurf come conduzione, sta conoscendo una bella crescita e magari ci pensiamo per il 2032». Babini torna al suo lavoro, il sole ormai è quasi tramontato, tabelle e tempi di gara lo aspettano prima della valigia da chiudere e imbarcare sul volo per Parigi. Au revoir Mirko! (f.benincasa@corrierecal.it)



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