LAMEZIA TERME «Non abbiamo la presunzione di essere quelli giusti ma abbiamo fatto un esperimento che in Sicilia ha funzionato»: così Totò Cuffaro, segretario nazionale della Democrazia Cristiana, a margine dell’appuntamento di oggi pomeriggio a Lamezia terme con il suo vice, Giampiero Samorì, e il segretario organizzativo Pippo Enea. Con loro anche volti storici della scena democristiana calabrese come Mario Tassone, il commissario regionale della Dc Calabria, Michele Ranieli, e la commissaria regionale donne Debora Pellegrini.
Il risultato siciliano che va oltre il 15% è per l’ex governatore dell’isola il segno che «la Dc non può essere di chi rivendica il simbolo ma degli elettori che con passione cercano di far crescere una storia, una cultura e un’idea. Stiamo rimettendo insieme storie importanti di persone ma anche con tanti giovani e donne. Quando Sturzo nel 1919 creò questo partito, ai giornalisti che gli chiedevano dove volesse arrivare rispondeva “so da dove parto ma non so dove voglio arrivare”: ecco, io riparto da questa frase e speriamo di raggiungere obiettivi importanti».
La sfida (possibile?) è tornare ad arare il campo centrista nell’era della polarizzazione e radicalizzazione politica oltre che sociale: «I cittadini hanno tanto bisogno di buona politica – risponde Cuffaro al Corriere della Calabria – che sia o meno il centrismo: di certo in Italia c’è bisogno di un’area moderata e non lo dico solo io ma gli analisti, non voglio avere la presunzione che si chiami Democrazia Cristiana. Un panorama politico diviso tra destra e sinistra non rispecchia il popolo italiano».
Quale la posizione dei nuovi democristiani sull’autonomia differenziata, tema nodale dell’agenda politica attuale? «Difficile per me dire che siamo contro, vengo da una regione essa stessa autonoma. Se questa riforma prenderà corpo non farà certo il bene del Sud e dell’Italia, che già oggi si muove a due velocità per colpa di chi non ha infastrutturato il Mezzogiorno: quel gap potrebbe aumentare se pensiamo alle risorse che saranno trasferite. Ma le responsabilità non solo solo di questo governo. Penso però che il referendum sia giusto e sono il primo a sostenerne le ragioni».
Sulla giustizia Cuffaro rivendica la sua difesa «pur avendone avuto le carni graffiate, ma – aggiunge – le mie vicende giudiziarie hanno aumentato in me un sentimento di fiducia. Dubito dei tanti che sostengono la giustizia senza averne ricevuto ferite che sanguinano, credo nella divisione e nell’equilibrio dei poteri per come portato avanti dal ministro Nordio. Ci sono storture da riparare, ma resta in noi democristiani una ostinata fiducia nella giustizia».
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