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Da Milano a Cosenza, gli interessi della mala nel calcio

L’imposizione dei servizi e degli steward disvelati nelle inchieste della Dda e raccontati dai pentiti. «La privatizzazione» come soluzione

Pubblicato il: 06/10/2024 – 6:52
di Fabio Benincasa
Da Milano a Cosenza, gli interessi della mala nel calcio

COSENZA Quando il pm della Dda di Catanzaro Corrado Cubellotti – nel corso del processo “Reset” – chiede di cristallizzare l’oggetto dell’attività criminale svolta in seno ai gruppi gravitanti nella galassia criminale cosentina, il pentito Giuseppe Montemurro non esita a rispondere: «estorsioni e sicurezza nei locali». «Solo locali», ribatte il pubblico ministero e il collaboratore di giustizia precisa: «No, anche concerti, grandi eventi e stadi». In aula, Montemurro compie numerosi flashback tornando agli anni in cui è stato braccio operativo prima del clan degli “Italiani” e poi degli “Zingari” senza essere formalmente associato. «Mi piaceva accompagnarmi con quelle persone, mi sentivo potente e questo mi piaceva» avrà modo di precisare nel corso del controesame sostenuto dall’avvocato Luca Acciardi. Sebbene non fosse “battezzato”, Montemurro avrebbe operato per conto della criminalità bruzia attivamente occupandosi della «imposizione» del servizio di sicurezza a quasi tutti i locali della movida di Cosenza e dintorni. Ma le mire espansionistiche dei clan andavano oltre. Un altro business fiorente è legato alla presenza di steward in occasione di grandi eventi, come i concerti (il pentito ha citato quello di Zucchero a Cosenza) e del servizio offerto negli stadi calabresi. In questo caso, il collaboratore di giustizia asserisce di aver fornito addetti negli impianti sportivi di «Cosenza, Lamezia Terme e Crotone». E sul Cosenza Calcio cita un episodio legato ad un viaggio a Vibo di «Giuseppe Esposito, Carmine Caputo e Francesco Patitucci per il Cosenza Calcio», nell’occasione Patitucci avrebbe ricevuto rassicurazioni in merito all’affidamento del servizio steward.

La mala e il calcio, la storia si ripete

La presenza di uomini legati alla criminalità organizzata negli stadi è oggetto anche della recente inchiesta condotta dalla Dda di Milano, che ha “azzerato” le curve di Milan e Inter supponendo anche la presenza di possibili infiltrazioni della ‘ndrangheta a San Siro. Quello legato al pallone è un mondo assai redditizio, il calcio muove milioni di euro tra diritti tv, merchandising, bagarinaggio e servizi connessi come appunto quello degli steward. Anche nell’inchiesta denominata “Glicine-Acheronte“, l’accusa aveva messo nero su bianco gli appetiti dei “Papaniciari” capaci di acquisire «la gestione in termini di monopolio occulto»: dalle discoteche, ai locali notturni, dagli stabilimenti balneari alle manifestazioni fieristiche, fino alla gestione del servizio all’interno dello stadio.

La soluzione

Quanto descritto tratteggia contorni evidentemente preoccupanti. Le recenti e pregresse indagini giudiziarie hanno avuto, da un lato, il merito di scoperchiare il vaso di Pandora e dall’altro quello di contrastare in maniera decisa gli illeciti introiti della criminalità organizzata. Ma non basta. Come sottolinea Guido Salvini, ex magistrato al tribunale di Milano sul Foglio – prendendo in esame il caso della presenza della ‘ndrangheta a San Siro – «una soluzione radicale sarebbe privatizzare lo stadio, cederlo ad una società privata come fosse un grosso centro commerciale con la sua security, negozi, parcheggi e tuti i servizi e i controlli». Una misura di contrasto rispetto a chi tenta di governare un territorio senza leggi. (f.b.)

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