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la truffa

Il raggiro dell’investimento nel banco dei metalli nel Cosentino

Nei guai un 56enne di San Giovanni in Fiore. Qualche spicciolo per le vittime a titolo di interesse, migliaia di euro trasferiti sul proprio conto

Pubblicato il: 19/11/2024 – 14:30
Il raggiro dell’investimento nel banco dei metalli nel Cosentino

COSENZA La promessa di investimenti e di guadagni poi mai realizzati. Undici persone sono state protagoniste di una truffa da quasi 700mila euro organizzata da un gioielliere di San Giovanni in Fiore. L’uomo, S.S. di 56 anni (difeso dall’avvocato Franz Caruso), è stato iscritto nel registro degli indagati e dovrà comparire davanti al gup del Tribunale di Cosenza, Alfredo Cosenza, il 28 gennaio 2025.

L’indagine

Nella richiesta di rinvio a giudizio, vengono annotati undici episodi contestati al commerciante cosentino, protagonista di un «disegno criminoso» e di una serie di raggiri. Le vittime, prima della presentazione del progetto di investimento, venivano agganciate con la narrazione dell’interlocutore che rifacendosi a rapporti di lontana parentela prospettava lauti guadagni grazie ad un investimento nel «banco dei metalli». La vittima, in buona sostanza consegnava una determinata somma di denaro, quasi subito il presunto truffatore corrispondeva una parte di quella stessa somma a «titolo di interesse» sull’investimento fatto, salvo poi sparire insieme ai danari.
In una occasione, una donna, ha consegnato 40.000 euro ricevendone solo 3mila a titolo di interesse, mentre S.S. avrebbe intascato i restanti 37mila. In un’altra occasione, il guadagno per l’indagato sarebbe stato pari a 53mila euro, dai quali vanno sottratte piccole somme saltuariamente “donate” alla povera vittima.
Tra gli episodi segnalati e contestati all’indagato, figura anche un «ingiusto profitto pari ad euro 73.748 euro», danari ricevuti tramite bonifici, assegni e contanti e mai restituiti. Accumulate le somme, il 56enne le avrebbe poi trasferite sui conti riconducibili alla sua attività di impresa di gioielliere, «impiegandole in attività imprenditoriale in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa». Un tentativo maldestro, denunciato dalle parti offese. (f.b.)

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