E dunque Reggio sia. Non poteva che essere Reggio il palcoscenico sparkling di fine anno per la seconda edizione del Capodanno di RaiUno in Calabria.
Il capolinea del Paese, il terminale dell’Autostrada del mare – un tempo Salerno-Reggio – che si tuffa nella città “al di qua” dello Stretto arrestando la sua corsa su un nodo di cavalcavia e soprelevate, la città che per tutta l’Italia, tranne che per i calabresi, è il capoluogo regionale (provate a fare un test per verificare) si prende una scena che in verità non ha mai perso con l’augurio (che è una previsione quasi certa, scongiuri facendo) di un tempo clemente perché tutta la città possa festeggiare l’arrivo del 2025. È l’appuntamento più popolare del “contratto di promozione” che la Regione guidata da Roberto Occhiuto ha sottoscritto con la Rai includendo nel pacchetto numerosi altri programmi televisivi che inseriscono dal Pollino allo Stretto finestre dalla Calabria straordinaria. È un’analisi già fatta l’anno scorso per Crotone: lo spettacolo è innanzitutto una festa per la città che fu “dolente” e non ha smesso i labirinti oscuri, pilone sul continente di un ponte di cui si potrebbe fare a meno, senza deludere i teorici sviluppisti che considerano le grande opere infrastrutturali indicatori a ogni costo di benessere sociale. Si vedrà, per ora la città tenta di mettersi alla testa della progettazione futura con un masterplan che mira a sviluppare una strategia a medio termine fino al 2030, e a lungo termine fino al 2050, focalizzandosi su quattro assi principali: Città Sostenibile/Città Resiliente; Città Vivibile/Città Prossima; Città Produttiva/Città Generativa; Città Intelligente/Città della Conoscenza.
Le categorie, in realtà, sono le grandi aree tematiche che accomunano tutti i progetti di sviluppo sostenibile ambientale, sociale ed economico delle grandi città metropolitane ma anche di quelle minori. Saranno poi i progetti strategici ed operativi a dare valore alle parole, ma l’idea della costruzione partecipata del futuro, cioè con assemblee dei cittadini a discutere dei punti “all’ordine del giorno” è sicuramente un metodo d’avvio del cammino apprezzabile.
Un modello di innovazione sociale che può essere replicato altrove, grazie anche alla nomina del sindaco Giuseppe Falcomatà nel nuovo direttivo dell’Anci guidata da Gaetano Manfredi, il meno napoletano dei napoletani che guida Partenope.
Una festa per la città, dicevamo. Perché, in realtà, nonostante le cartoline che sicuramente ci saranno anche sul resto della Regione, il concertone di San Silvestro accompagna l’attesa del fine anno di chi resta a casa per scelta o per necessità (chi non ha voglia di uscire, chi vorrebbe ma non può) come sottofondo musicale, spesso a voce bassa, del cenone, pretesto per il contdown che segna il passaggio dal vecchio al nuovo anno. È il momento più rassicurante della programmazione televisiva che fa salire sul palco l’usato sicuro dello spettacolo italiano, lenimento alla “sindrome del passaggio” di ogni fine anno. Così soprattutto per chi guarda la tv, molto meno per chi è in piazza, giovani in prevalenza per i quali anche l’apoteosi di un pop musicale di altri tempi è solo un’occasione per stare insieme e farsi compagnia. Una città è innanzitutto questo, una grande casa comune, dove – sono parole di Franco Arminio – «ci vuole una reazione, una chiamata alla gioia, come se fosse la battaglia decisiva. C’è da aprire un conflitto con gli scontenti senza motivo, con chi si è messo in convalescenza prima di ammalarsi». Quest’anno non si odono polemiche attorno alla scelta di Reggio Calabria. In extremis qualcuno sicuramente avrà da dire sul piano traffico e sulle transenne. «E se qualcuno ci chiederà attenzione – sono ancora le parole del poeta – per parlarci male di un altro, bisogna subito andare via, non bisogna dare spazio agli scoraggiatori militanti, ai luminari della maldicenza, ai patiti dell’ingiuria». (redazione@corrierecal.it)
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