SCALEA L’ultimo caso che certifica lo spaccio di fentanyl in Calabria «si è verificato a Scalea e risale a circa un mese e mezzo fa», parola di Roberto Calabria, direttore del Servizio Dipendenze – SERD dell’Asp di Cosenza. In un recente incontro, il dottore ha lanciato l’ennesimo allarme sui numeri drammatici legati alle dipendenze dei più giovani e ribadito la presenza sul territorio cosentino delle droghe sintetiche. «Il Fentanyl, abbiamo scoperto, veniva ceduto insieme alle dosi di cocaina. Un sistema utilizzato per mascherarne lo spaccio», dice Calabria che poi confessa di essere stato convocato «dal procuratore facente funzione della Dda di Catanzaro, Vincenzo Capomolla, al quale ho illustrato i dati in nostro in possesso ed ha mostrato particolare attenzione sul caso palesando l’intenzione di approfondire le indagini».
Non è un via vai insolito quello che anima Scalea, il Tirreno cosentino è monitorato dalle forze dell’ordine che, sotto il coordinamento della Dda di Catanzaro, si apprestano ad assestare un colpo ad un sodalizio impegnato nel traffico di droga. E’ un business che muove un «notevole giro d’affari». L’Ufficio di Procura annota, nel faldone, indizi di prova e episodi ritenuti utili a rafforzare l’accusa nei confronti degli indagati. Nero su bianco vengono riportati parole e termini criptici utilizzati da chi tenta di mascherare una cessione o un acquisto di stupefacente. Alcune delle frasi pronunciate e intercettate sono finite al centro dell’operazione scattata lo scorso 22 novembre a Scalea, Cetraro e Ancona e condotta dai Carabinieri della Compagnia di Scalea, supportati da personale delle Compagnie competenti per territorio. Nel lungo elenco non mancano i riferimenti espliciti «una canna di erba, un cannone, coca» e i riferimenti alla strumentazione necessaria alla pesatura «calcolatrice».
Linguaggi criptici e accortezze al telefono, sotterfugi necessari per tentare di sfuggire all’occhio attento delle forze dell’ordine ed eludere i controlli. Insomma, per chi indaga, il tipico modus operandi del gruppo sarebbe stato caratterizzato dal «concordare appuntamenti con gli interessati senza che questi ultimi esplicassero mai le ragioni della richiesta» e da «continui riferimenti a quantità, qualità e prezzo della cosa oggetto del colloquio che dal tenore complessivo dei discorsi, si desume essere droga». In particolare, si evincerebbe – sempre secondo l’accusa – «dall’assenza di rapporti di natura commerciale tra gli indagati che possano giustificare continue comuni transazioni».
Sfuggire ai controlli è praticamente impossibile. Nonostante le minuziose accortezze, nel novembre del 2021, un uomo viene fermato e la droga sequestrata. Immediata la rassicurazione a chi dall’altra parte del telefono evidentemente si aspetta il pagamento della merce. (f.b.)
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