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Feste, serate e movida. Ma chi controlla? Contro la cultura dello sballo serve più vigilanza notturna

In Calabria non ha attecchito la riforma del Codice stradale: sanzioni più severe per la guida con il cellulare o sotto l’effetto di sostanze

Pubblicato il: 26/12/2024 – 17:54
di Emiliano Morrone
Feste, serate e movida. Ma chi controlla? Contro la cultura dello sballo serve più vigilanza notturna

Chissà se qualcuno ha segnalato ai ministri dei Trasporti e dell’Interno che in Calabria non ha ancora attecchito la recente riforma del Codice della strada, che prevede sanzioni più severe per la guida con il cellulare oppure sotto l’effetto di alcol e stupefacenti.
Feste, serate e movida sono di rito nel periodo natalizio, ma in molti casi mancano posti di blocco, attività di controllo e prevenzione.
Non di rado, gli organici delle forze dell’ordine sono ridotti e nelle aree interne i loro presìdi non hanno l’operatività notturna, salvo rare eccezioni. Di conseguenza, «quelli della notte» sono diventati soprattutto orde di ragazzi, pure minori, che consumano alcolici (e non solo) in grandi quantità, tirano sino all’alba, corrono in macchina, urlano, litigano, spargono urina, preservativi e purtroppo siringhe dove capita. Da un pezzo si è rinunciato a educarli al senso civico, al valore della propria vita, al rispetto degli altri. Dunque, il divertimento prediletto da schiere di teenager è sballarsi per non ragionare, non confrontarsi con l’altrui diversità, non dialogare, non costruire amicizie autentiche e solide. E guai ad avvertire, ad ammonire, a richiamare gli interessati al dovere, base del diritto. Chi lo fa è un retrogrado, non comprende le esigenze dei giovani dell’era digitale, i gusti, i bisogni. E chi immagina o auspica una politica centrata sull’educazione è un utopista fuori del tempo e dello spazio.
Tanti genitori sono troppo occupati o distratti, l’organizzazione dell’ordine pubblico dipende dal personale disponibile e le istituzioni pedagogiche hanno scadenze e formalità vincolanti. È il declino dell’istruzione mascherato da autonomia. Perciò così è se vi pare, finché non avvengono episodi drammatici e perfino tragici, che provocano ondate di retorica, moralismi di facciata, raffiche di autoassoluzioni.
Chi ne risponde? Pressoché nessuno, in quanto solo in pochi si pongono il problema, il più delle volte a causa del disturbo della quiete pubblica, che impedisce a malati, anziani, lavoratori e bambini di dormire nella notte. Talvolta vi sono ordinanze sindacali che fissano a mezzanotte o all’una del mattino l’orario limite per l’emissione di rumori, ma si tratta di provvedimenti indicativi, in quanto la legge contempla, a prescindere dai momenti della giornata e superati i tre decibel oltre il rumore di fondo, sanzioni per i titolari di locali notturni o addirittura, in base al tipo di esercizio, conseguenze penali. Ma in Calabria, soprattutto nei piccoli centri, il quieto vivere e le relazioni amicali tendono a prevalere sulle regole, sul buon senso e sulle dimostrazioni di civiltà. E allora vince il più furbo, con buona pace della democrazia, della giustizia concreta e dell’armonia sociale.
È da questo terreno che in genere sorgono soluzioni sbagliate, forme di violenza, atteggiamenti di tipo mafioso. Il Corriere della Calabria è in possesso di svariati materiali che provano l’andazzo descritto e dimostrano che lo Stato, nelle sue varie articolazioni, non ascolta i cittadini che lamentano un totale disordine pubblico nella notte, anzitutto a rischio e pericolo delle nuove generazioni, al volante o per la strada.
Allora, a tutti i comandi superiori delle forze dell’ordine ubicati in Calabria, chiediamo di aumentare la vigilanza notturna, di disporre verifiche a tappeto riguardo all’eventuale vendita di alcolici a minorenni e, soprattutto, di intensificare le misure per la sicurezza e la tranquillità delle comunità locali.

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