Direi una bugia se dicessi che il quinquennio regionale con alla guida Giuseppe Chiaravalloti fu esaltante. Lo sapeva anche Don Peppino, che oggi se ne è andato a 90 anni. Procuratore generale presso la corte di appello di Reggio Calabria, fu candidato dal centrodestra in extremis il 2000 dopo il ribaltone. E il centrodestra vinse anche per la sua presenza ma soprattutto per gli errori del centrosinistra. Che candido ‘ un altro galantuomo come Fava ma inadeguato. Gente accorta come Nicola Adamo lo aveva capito ma la presunzione di allora ( persino la rinuncia al Patto Segni) decretarono la vittoria di Chiaravalloti. Don Peppino non era aduso alla politica. Il sistema regionale, assai contorto, lo inghiottì. Però, anche da presidente non perse mai lo stile, l’ironia, il garbo. Probabilmente si aspettava una ricandidatura ma sapeva che avrebbe perso. Andò a ricoprire un importante incarico istituzionale. Don Peppino era veramente un magistrato equilibrato, finito successivamente pure lui nel tritacarne delle inchieste mediatiche. Come avrebbe detto Churchill, era nato per regnare non per governare. Ma era veramente un uomo di spessore. Soprattutto consapevole della caducità del potere. Il segno principale di un’intelligenza che ci mancherà tantissimo.
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