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MUSEO ALL’APERTO DI COSENZA

Mab, mancava solo il caso Mancini. Fondazione in polemica col Comune anche sull’archivio di Giacomo

Una saga che si arricchisce del capitolo più inaspettato: sindaco socialista sfratta statua del suo predecessore socialista

Pubblicato il: 09/01/2025 – 17:28
di Eugenio Furia
Mab, mancava solo il caso Mancini. Fondazione in polemica col Comune anche sull’archivio di Giacomo

COSENZA «Emme’ a Renato Rascel!»: l’ironia dissacrante e a tratti nichilista del cosentino medio in modalità struscio sull’isola pedonale ebbe terreno fertile – figurati – poco meno di tre anni fa, allorquando l’opera di Domenico Sepe raffigurante un intabarrato e pensoso Giacomo Mancini fece la sua comparsa sul tratto iniziale del fu corso Mazzini.
Seguì (inevitabile) dibbbbattito, con tante B e molti post sui social, tra il cazzeggio e la politica, con sconfinamenti nell’arte… A parte il “non gli somiglia per niente” dal vago sapore Johnny Stecchino, si registrarono: “Non gli rende la giusta statura” (nel senso letterale, e magari di riflesso anche politica); “Non dovevano metterlo di spalle al Comune, che era la sua casa”; “Giusto metterlo di spalle al Comune, era un sindaco tra la gente per la gente con la gente, lontano dal Palazzo”; “Ci vorrebbe un grande piedistallo”; “Nessuno pensi a un piedistallo, deve stare al livello dei cittadini”.
Poi puntualmente, come sempre accade in questo genere di cose, anche il più “divisivo” dei temi scemò a favore di un’altra “polemica social” o dell’ennesimo “video virale che fa impazzire il web” o magari nella forma di un “meme”.  

Non c’è pace per il Mab

Ora mancava giusto il capitolo “sindaco socialista sfratta il suo predecessore socialista” (qui la notizia con annesse spiegazioni del sindaco), ed è subito polemica! Ma si direbbe che stavolta – e qui sta la novità – ce la siamo andata a cercare: se in due casi precedenti – distanti dieci anni il primo dal secondofu un mezzo della raccolta rifiuti ad abbattere altrettante colonne di Sosno, adesso lo scontro non è subìto ma quasi stimolato: acuisce mesi di tensioni di cui si trova traccia nella recente presa di posizione, era metà dicembre, della Fondazione Mancini che così dava comunicazione sui social a iscritti e simpatizzanti nonché, soprattutto, fan del “vecchio leone socialista”: «In molti, care amiche e cari amici della Fondazione, ci chiedete di poter visionare i filmati di Giacomo Mancini durante il suo impegno decennale di sindaco di Cosenza. Il materiale è in possesso del comune di Cosenza, ma nonostante ne abbiamo richiesto copia più di un anno fa (un anno), ad oggi non abbiamo ricevuto risposta. Silenzio tombale».

statua mancini inaugurazione
Il sindaco Franz Caruso il giorno dell’inaugurazione della statua di Domenico Sepe, nel 2022 (fb Fondazione Giacomo Mancini)

«Aspettiamo amministratori più attenti»

«Avremmo voluto aggiornare e completare il nostro monumentale archivio – spiegava la Fondazione il 18 dicembre scorso – e mettere a disposizione di tutti i filmanti dell’intera attività da sindaco iniziata nel dicembre del 1993 e terminata il giorno della Sua scomparsa l’8 aprile del 2002. Ma a causa della mancata risposta alla nostra richiesta non è stato possibile. Non desistiamo dal nostro intendimento, aspettiamo amministratori più attenti a valorizzare per come merita la storia della nostra città. Ignoriamo il motivo di tale davvero imbarazzante silenzio. Livori personali? Arroganza nella gestione del potere? Problemi psicologici nel confrontarsi con il sindaco più amato? Sciatteria? Lasciamo a voi la risposta, care amiche e cari amici. Certo è che constatiamo con amarezza che nel mentre a Giacomo Mancini, intitolano strade, dedicano biblioteche, conferiscono premi, scrivono libri, e in generale tributano omaggi alla memoria, sia proprio il sindaco della sua città a ostacolare l’opera della Fondazione a lui intitolata che ne tutela il ricordo». E qui c’è un ultimo profilo della vicenda: quello più meramente politico, certo di basso cabotaggio ma pur sempre importante per raccontare le dinamiche della città.

Se l’esponente dem attacca il “suo” sindaco

A parte il precedente dello scontro sulla non risposta a proposito del materiale video, la vicenda di oggi assume contorni ancora più stranianti se si pensa che Giacomo Mancini è tra gli elementi di spicco del Pd cittadino – da ultimo ha guidato il comitato referendario a sostegno dei Sì al Comune unico – e dunque suona quantomeno strano che attacchi, magari anche a ragione, il sindaco sostenuto non senza fibrillazioni da una maggioranza di cui lo stesso Pd è parte fondamentale. Una lettura originale la dà il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Alfredo Antoniozzi, altro cognome della toponomastica cittadina in uno slargo, peraltro, posto proprio davanti alla storica abitazione della famiglia Mancini tra corso Telesio e la salita Liceo. «Non credo affatto che vi sia ostilità da parte del Comune» ma «probabilmente quella statua non è coerente con il Mab». Sarà, ma il Museo all’aperto è per sua stessa definizione una sorta di wunderkammer scultoreo dove sarebbe strano che mancasse proprio l’effigie di chi ne inaugurò la prima opera (Rotella) nel lontano 2002. (e.furia@corrierecal.it)

Nella foto di copertina un selfie davanti alla statua di Mancini con Sergio D’Elia, Rita Bernardini ed Elisabetta Zamparutti di passaggio da Cosenza (fb Fondazione Giacomo Mancini)

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