COSENZA Stefano Fiore ed Eugenio Guarascio sono stati protagonisti della rinascita del Cosenza, dalla serie D, dopo il fallimento del club nel 2011. Il primo da responsabile dell’area tecnica dopo una carriera di primo piano da calciatore, il secondo da proprietario alla prima esperienza nel mondo del calcio. Un rapporto il loro incrinatosi in tempi brevissimi, con l’addio di Fiore che ha sempre provato, senza successo, a far capire all’imprenditore lametino come funziona il mondo del calcio e cosa bisogna fare per gestire una società con efficacia. Ieri l’ex Lazio, Valencia e Nazionale italiana, è stato ospite de “I Fatti del calcio”, trasmissione condotta da Giuseppe Milicchio su L’altro Corriere tv (Canale 75).
«A me dispiace, però, come si dice, il tempo è galantuomo. Tredici anni fa ormai – ha detto Fiore – ci sono le conferenze stampa e le dichiarazioni che lo confermano, avevo accettato quel ruolo per dare una mano alla mia città e alla squadra che aveva dato il la alla mia carriera per cercare di riportarla dove avrebbe meritato di stare. Allora il presidente era anche giustificato per alcune cose anche se, paradossalmente, era il primo grande ostacolo. Per me personalmente e per tutti quelli che sono venuti dopo di me. Oggi siamo al punto di partenza se non peggio. Qualcuno in quegli anni mi diceva che ero troppo severo, che avevo una visione troppo professionistica del calcio, magari essendo nei dilettanti ciò poteva anche essere comprensibile. Però poi vedere in questi anni il nostro Cosenza ridotto in questi termini, è veramente avvilente. Non trovo altro aggettivo. Ripeto, il tempo è galantuomo. Quando io dicevo alcune cose non venivo preso sul serio, oggi tutti i nodi stanno tornando al pettine. In questi anni i tifosi, per amore verso la squadra, si sono messi il prosciutto sugli occhi, sopportato salvezze sofferte e i vari miracoli che si sono verificati, i fallimenti delle altre società che hanno favorito il Cosenza, e poi il ripescaggio. Si è sempre messa una pezza da qualche parte, ma la situazione non è mai cambiata. I calciatori sono stati incredibili, hanno compiuto delle imprese, ma non si può sempre pensare di vivacchiare sugli spareggi e soprattutto su una mancanza di serietà, senza programmazione. Non vorrei usare un termine forte, ma alcune cose che sono accadute sono vergognose, penso a professionisti che non sono stati pagati. Si parla veramente del nulla, è con grande dispiacere che devo ammettere che purtroppo non si sono fatti passi in avanti, anzi, di anno in anno la situazione è peggiorata».
Fiore ha approfondito anche il discorso sui suoi anni in società accanto a Guarascio. «In quegli lui era sicuramente una risorsa – ha spiegato – perché bisognava ripartire da zero. Aveva però bisogno di essere accompagnato per conoscere qualcosa che per lui era nuovo. Il problema è che dopo tredici anni non ha fatto tesoro di nulla, non c’è uno straccio di programmazione. Il risultato sportivo, per quanto possa essere discutibile, si può anche accettare, anche perché si è tifosi a prescindere, anche se non si lotta per obiettivi prestigiosi. Ma il Cosenza calcio deve essere di tutti e non di uno solo. Il senso di appartenenza lo crei solo con la serietà, con la professionalità, l’attaccamento. I risultati contano fino a un certo punto. Il Cosenza è in B senza sapere perché. O almeno è in B grazie agli spareggi vinti, ai fallimenti degli altri club, ai ripescaggi. Per carità, ben venga tutto, però quello che Guarascio non è riuscito a cerare è lo spirito di appartenenza. Non ha un campo di allenamento, sento che c’è chi avanza dei soldi, i procuratori fanno pignoramenti. Questi aspetti prescindono dal risultato sportivo. Io che ho fatto il professionista, dico che un calciatore, quando si sente parte di un gruppo, respira tutto ciò che ha intorno e se quel tutto è precario, c’è un grosso problema. Gli allenatori e i calciatori che ci sono stati in questi anni hanno fatto dei miracoli perché è impensabile riuscire a dare tutto in queste condizioni». Ma quante possibilità ha il Cosenza di centrare la salvezza per Stefano Fiore? «Poche – ha affermato l’ex rossoblù – la realtà dice questo, anche perché non ricordo mercati fantastici della società, né in estate né a gennaio. Sportivamente parlando in questo momento la situazione è drammatica. Un giocatore prima di venire a Cosenza qualche domanda adesso se la fa. I numeri e la classifica parlano chiaro. Il Cosenza per arrivare quantomeno a un playout deve fare 25-26 punti e ne ha fatti 18, senza contare la penalizzazione, in 23 giornate. In cuor mio spero possa verificarsi un altro miracolo sportivo, ma è molto complicato».
Sul possibile cambio di proprietà, Fiore ha ammesso di non crederci molto. «Spero di sbagliarmi – ha detto – ma la vedo difficile. In passato ho provato anch’io ad avviare una trattativa, ma non ci si è neanche seduti a parlare. Ora magari ci sarà qualche cordata, ma io so che è proprio difficile interagire con lui. Qui mi sento di dare un consiglio: un po’ il pubblico, ma non con la contestazione, e un po’ la stampa, devono far capire alla proprietà che bisogna cambiare. Come? Ad esempio non andando più allo stadio. So che non è facile per un tifoso, ma bisogna dare un segnale forte. Quando si vuole fortemente qualcosa, bisogna fare qualcosa di forte, nella massima civiltà». Una frecciata Fiore l’ha lanciata anche alla carta stampata: «Spesso ho sentito fare delle domande banali quando invece ci sono delle problematiche serie che bisognerebbe approfondire. Non si può soprassedere sempre per il bene di chissà che cosa. La dignità non può essere ridotta a questi termini». (f.v.)
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