Coalizioni ancora “sfilacciate”, spinte terzopoliste e (forse) clamorosi ritorni. Il 2026 “politico” a Catanzaro
Gli equilibri in vista del voto del 2027 per il Comune. Cosa si muove nel centrosinistra e nel centrodestra. E tornano in pista i nomi di Abramo e Tallini

CATANZARO Il Capodanno Rai, lo start della Metro di Catanzaro, il “lancio” dell’Ente Fiera come potenziale polo nuovo polo logistico-direzione non solo del capoluogo ma della Regione. Il 2025 per Catanzaro si è chiuso con qualche segnale di rinascita, anche grazie a un rapporto finalmente “normale” tra Comune e Regione nonostante i colori politici diversi, e ora si punta a un 2026 che potrà raccontare un’altra storia, a partire da quella politica. A Catanzaro si tornerà al voto per la guida di Palazzo De Nobili nel 2027, a scadenza naturale, e tutto porta a ritenere che alla fine la scadenza naturale sarà rispettata, anche se mai dire mai, soprattutto per il capoluogo. Per l’amministrazione in carica, quella del centrosinistra targata Nicola Fiorita – centrosinistra+altri, per la verità, visto che il centrosinistra da solo non è autosufficiente – l’anno nuovo è l’ultimo appello, dopo un quadriennio fatto di ombre, tantissime, a qualche luce, a parte gli ultimi mesi. Un bilancio che volge al negativo ma lo spazio per un ribaltamento della narrazione, per quanto minimo, ancora c’è. Prove decisive per Fiorita e la sua squadra di governo il nuovo Piano regolatore, il Psc, che dovrebbe essere alle battute finali, l’appalto per il porto atteso da mezzo secolo, il rilancio della municipalizzata “Catanzaro Servizi”, finora soprattutto un “carrozzone” circondato da oscure manovre di finanza creativa e dall’incognita della sopravvivenza (ci sarà da attuare un piano di ristrutturazione “pesante”) e da un futuro occupazionale preoccupante.

Il fronte del centrosinistra
Fiorita e la sua maggioranza dunque sono chiamati a uno scatto di reni all’insegna di quel coraggio che finora non c’è stato per segnare davvero la rottura con il passato. Una dinamica, questa, che chiaramente investe il futuro politico della città e degli schieramenti. A partire dallo stesso centrosinistra, che al momento appare estremamente debole, con un Pd che resta “acefalo” e sostanzialmente inattivo (e con Fiorita sono continui “alti e bassi”, con i secondi molto più frequenti dei primi), un M5S impalpabile e Avs in crescita ma ancora immatura. Morale della favola? Fiorita e il centrosinistra continuano a governare solo grazie alla “responsabilità e/o trasformismo” di una pattuglia di consiglieri comunali di centrodestra che non vogliono andarsene a casa anticipatamente. Il “mondo di mezzo” che è il vero partito di governo di Catanzaro. “Papabili” candidati sindaco? I nomi non mancano, dallo stesso Fiorita (ovviamente se il suo 2026 sarà di un altro passo, meno “democristiano” e più decisionista, per come lo stesso Fiorita ha promesso sui social parlando di nuovo anno “senza alibi e senza mediazioni”) al presidente del Consiglio comunale Gianmichele Bosco di Avs a Francesco Pitaro, protagonista quest’ultimo di un’ottima performance alle Regionali per non avendo bandiere di partito alle spalle (anche se si muove in orbita Pd). Ma quello che continua a mancare è un collante politico di coalizione.
Il fronte del centrodestra
Certo, da qui al 2027 di tempo e di acqua sotto i ponti ne devono passare parecchi, e poi bisogna dire che anche il versante del centrodestra non è tutta rose e fiori, per nulla anzi. Sul piano prettamente numerico il centrodestra a Catanzaro è maggioranza “bulgara”, ma anche qui al momento la coesione sembra assente (e non va dimenticato che nel 2022 il centrodestra alla fine dovette sostenere un candidato di sinistra quale Valerio Donato proprio per la mancanza di coesione). Stili e personalità diversi e per certi versi persino opposti occupano lo spazio del centrodestra, che può contare su tantissimi big la cui sintonia però non è agevole ai fini della costruzione di un amalgama elettorale unitario. Big come la leader di FdI Wanda Ferro in asse con il presidente della commissione Bilancio del Consiglio regionale Filippo Pietropaolo, il vicepresidente della Regione e commissario della Lega Calabria Filippo Mancuso o il neo consigliere regionale e presidente dell’Antimafia i di Palazzo Campanella Marco Polimeni alfiere di Forza Italia, sulla scena poi si muove anche l’area che fa rifermento all’assessore regionale Antonio Montuoro (sempre di FdI). In generale, ci si guarda comunque con molta circospezione. Fronte centrodestra, uno schema di massima assegnerebbe la scelta del candidato sindaco alla Lega (il “papabile” per eccellenza è ovviamente lo stesso Mancuso) anche se in Consiglio comunale il gruppo del Carroccio si è un po’ smagrito, ma da ambienti di Forza Italia nelle ultime settimane si sta tenendo in “caldo” il nome di un possibile ritorno di fiamma, quello di Sergio Abramo, quattro volte sindaco dalla fine del vecchio millennio a quattro anni fa. E in tanti, analisti e non solo, stanno studiano le possibili mosse di un altro nome di peso della politica calabrese, targata centrodestra, quello di Mimmo Tallini, che diversi boatos segnalano particolarmente attivo, ancora sottotraccia, e pronto a sparigliare il tavolo delle coalizioni, in un contesto ancora molto magmatico nel quale però si avvertono fortissime spinte terzopoliste. Tutte suggestioni? Chissà. Ma è probabile che i tanti malumori, le gelosie e le divisioni che inevitabilmente si creeranno nelle coalizioni alimenteranno queste spinte. E poi non sarebbe la prima volta che a Catanzaro si assisterebbe a una scomposizione del quadro politico con l’avvento di un partito trasversale elettoralmente decisivo. Sarà così anche stavolta? Lo si scoprirà – come suol dirsi – strada facendo… (a. cant.)
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