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identità e memoria

I sindaci calabresi uniti nel segno del Turismo delle radici: «Chiave di volta contro lo spopolamento»

La rete dei Comuni Aicotur a Roma: «Non è solo economia, è il desiderio di riallacciare il cordone ombelicale con la propria terra»

Pubblicato il: 15/01/2026 – 13:39
di Mariateresa Ripolo
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I sindaci calabresi uniti nel segno del Turismo delle radici: «Chiave di volta contro lo spopolamento»

ROMA «Una Calabria che vuole veder tornare i propri figli», che hanno il «desiderio di riallacciare il cordone ombelicale con la propria terra». Concetti espressi con convinzione dai sindaci calabresi che si sono uniti per fare rete nel segno del “Turismo delle Radici”
Territori diversi e con bellezze uniche da offrire: a unirli soprattutto la volontà di offrire servizi d’eccellenza a chi è pronto a riscoprire la propria identità. Al centro un turismo inteso come leva strategica per contrastare lo spopolamento e trasformare la memoria in una risorsa concreta di sviluppo economico e sociale.
Un percorso iniziato e portato avanti nelle massime sedi istituzionali, anche nel corso della due giorni romana che ha visto protagonisti i sindaci della rete Aicotur con incontri tra Camera e Senato.
I primi cittadini hanno preso parte alla 57ª Festa dei Calabresi nel Mondo, svoltasi al Campidoglio, all’insegna del tema “Brutium in rete”, e che ha visto la consegna del premio “Medaglia d’oro Calabria” al presidente Aicotur e sindaco di Cleto Armando Bossio.

Identità e radici per costruire il futuro

Proprio attraverso il “modello Cleto” e la forza della rete, i primi cittadini calabresi hanno espresso una visione chiara univoca: la Calabria è pronta a riabbracciare chi è partito, offrendo non solo un viaggio nel passato, ma un’opportunità per il futuro.
«Questa è un’operazione organica che coinvolge tantissimi sindaci, i quali vedono nel turismo delle radici una vera opportunità e una chiave di volta per contrastare lo spopolamento che condanna molti piccoli borghi», spiega ai nostri microfoni Armando Bossio, presidente Aicotur e sindaco di Cleto, che aggiunge: «Il turismo delle radici è un fenomeno che genera una comunità parallela alla nostra, fatta di persone che desiderano tornare nei paesi d’origine. Ciò che trovano in questi “custodi di bellezza” sono identità e radici. Con l’associazione stiamo creando un movimento che valorizzi questo sentimento e cerchiamo di sensibilizzare le massime istituzioni – come stiamo facendo in questi giorni con una delegazione di 30 sindaci calabresi – affinché si possano potenziare questi percorsi. C’è bisogno di operare in rete. Se vogliamo trovare soluzioni allo spopolamento, questo fenomeno va preso in assoluta considerazione: non parliamo per sentito dire, poiché molti sindaci, io compreso nel comune di Cleto, abbiamo già toccato con mano le ricadute positive di questo segmento. Se potenziato e applicato in maniera complessiva sui territori, potrà portare risultati importanti».
Ad aver portato l’iniziativa, in qualità di relatore, a Bruxelles, al Comitato Europeo delle Regioni, è stato il presidente del consiglio generale dell’Aicotur Giuseppe Varacalli: «Abbiamo presentato – spiega – proposte importanti per incentivare il turismo delle radici. Dagli studi risulta che nel mondo ci sono circa 180 milioni di italo-discendenti che vorrebbero visitare la Calabria e l’Italia per riscoprire dove abitavano i propri avi. Il 2024 è stato dichiarato “Anno delle Radici” dal Ministero degli Esteri e alcune buone pratiche, come quella di Cleto, hanno già dimostrato che è possibile far tornare i turisti e farli restare. Tuttavia, per fare turismo delle radici servono servizi. L’Associazione Italiana Comuni Turismo delle Radici nasce proprio per questo: creare le condizioni affinché il visitatore possa trovare digitalizzazioni, estratti di nascita o di matrimonio, individuare le vecchie abitazioni dei nonni o i luoghi della memoria. Spesso, davanti a queste carte, le persone si commuovono. Esiste poi anche un turismo di investimento: molti emigrati di seconda o terza generazione hanno fatto fortuna all’estero e potrebbero investire in territori che conoscono solo dai racconti dei nonni. È un segmento di cui si è sempre parlato, ma per il quale non erano mai stati creati i servizi necessari allo sviluppo».

I sindaci uniti: «L’anima di una Calabria che vuole veder tornare i propri figli»

«Attraverso il progetto Aicotur – afferma il sindaco di Dipignano Gaetano Socale – abbiamo la possibilità di ricucire legami mai interrotti con i dipignanesi nel mondo. Un legame indissolubile che i nostri concittadini hanno sempre cercato di mantenere e che ora vogliono vivere ancora di più. Attraverso il turismo delle radici, offriamo loro l’opportunità di tornare e riscoprire i borghi e le proprie origini. È un modo per far rivivere il territorio a generazioni – ormai seconde e terze – che hanno voluto mantenere con forza questi legami e che ora cercano di consolidarli definitivamente. Per la nostra comunità non si tratta solo di un’opportunità economica legata alla riscoperta turistica dei borghi, ma di un valore sentimentale: tenere stretti i legami che uniscono queste persone alle proprie radici familiari. Puntiamo quindi a un ritorno economico e alla conoscenza dei nostri territori, ma soprattutto a mantenere uniti il valore sociale e culturale della nostra comunità».
«Ho l’onore e l’onere di amministrare Casali del Manco – spiega la sindaca Francesca Pisani – un comune straordinario con un territorio vastissimo: confiniamo con Cosenza e gran parte del nostro comune ricade nel Parco Nazionale della Sila. Offriamo bellezze naturalistiche, storia e cultura, in un territorio attraversato da due cammini religiosi: quello di San Francesco e quello di Gioacchino da Fiore. Quando mi sono insediata, abbiamo deciso di investire nel turismo delle radici, consapevoli che molte persone sono interessate a ricostruire la propria storia familiare. Vogliamo intercettare queste persone e portarle nel nostro comune, consapevoli che Casali del Manco, pur avendo problematiche su cui lavoriamo quotidianamente, ha potenzialità immense. Il mio comune, così come tutti quelli aderenti alla rete Aicotur, merita di essere valorizzato e conosciuto fuori dai confini regionali, in Europa e nel mondo. Come sindaci proviamo a farlo puntando sul turismo delle radici, sul turismo religioso e sull’accoglienza; nel mio comune, ad esempio, sono operativi due progetti SAI rivolti a minori stranieri e famiglie. Partendo dal “modello Cleto”, stiamo portando avanti un progetto riadattato al nostro territorio affinché molti emigrati possano tornare e apprezzare le nostre potenzialità. Abbiamo già prodotto gli atti di giunta necessari: crediamo molto in questo percorso come risposta concreta allo spopolamento, un fenomeno che purtroppo interessa tutti i comuni calabresi».
Presente anche il sindaco di Gerace Rudi Lizzi: «Per i nostri comuni, – ci spiega – il turismo delle radici significa puntare sulla crescita del territorio grazie al ritorno di chi vuole riassaporare gli odori, i profumi e i sapori dei propri antenati. Questi eventi sono importantissimi per far conoscere alla politica nazionale ciò che sta avvenendo in Calabria. Questa volta la nostra regione ha dato una lezione: le comunità hanno iniziato a mettersi insieme, a fare squadra e a remare tutte dalla stessa parte».
«È un grande orgoglio rappresentare il Comune di Locri, su invito del sindaco Giuseppe Fontana, insieme a tutti gli altri colleghi», spiega l’assessore al Turismo del Comune di Locri Ornella Multari, che aggiunge: «È stata una due giorni entusiasmante in cui i sindaci calabresi hanno risposto a 360 gradi e sono stati accolti meravigliosamente dalla classe politica. Dico sempre che la Calabria è un “viaggio del cuore”: come amministratori vogliamo dare la possibilità di tornare nei paesi d’origine senza mai recidere quel cordone ombelicale. Ci siamo ritrovati all’unisono con molti comuni calabresi, uniti dal turismo delle radici che è l’anima di una Calabria che vuole veder tornare i propri figli».

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