L’opposizione, la commissione e il paradosso del fuoco amico
Il campo largo calabrese si spacca sulla sanità, l’elemento divisivo per eccellenza, ancorché la principale voce di bilancio della Regione

Il non proprio fortunato campo largo (o larghissimo) in salsa calabrese – stretto tra una leadership a mezzo servizio e l’assenza di una solida linea comune – si è ritrovato precipitato, a pochi mesi dall’avvio della tredicesima legislatura, nel vortice di una polemica tutta interna. Scenario, tanto per cambiare, la sanità ovvero l’elemento divisivo per eccellenza, ancorché la principale voce di bilancio della Regione. Risultato? Uno scontro dai toni vivaci, tutto interno al centrosinistra, intorno ad un casus belli che ha un nome e un cognome, quello di Filomena Greco, consigliera regionale di minoranza, eletta del gruppo casa Riformista-Italia viva, segretaria regionale del partito renziano ed esponente di una famiglia impegnata nel settore, entrata a far parte della Terza Commissione Sanità, Attività sociali, culturali e formative.
A sparare i primi colpi ad alzo zero a fine anno è stato Fernando Pignataro, segretario regionale di Sinistra Italiana ed esponente di punta di Avs, l’alleanza con i Verdi uscita con le ossa rotte nell’ultima competizione elettorale in Calabria non essendo riuscita ad ottenere una propria rappresentanza consiliare. Il già segretario generale regionale della Cgil, da qualche tempo al vertice di Sinistra italiana Calabria, ha segnalato il conflitto di interessi di Greco nominata, secondo lui, indebitamente, a scapito di Ferdinando Laghi, consigliere alla sua seconda legislatura, medico, con un pregresso nell’organismo medesimo. “L’elezione della consigliera Filomena Greco nella commissione regionale sanità ha dell’inverosimile – ha tuonato nell’occasione Pignataro – e dimostra come il centrosinistra calabrese sia fuori di testa. Ho condiviso alcune battaglie in tema ambientale e sulle vicende del degrado del nostro sistema sanitario con Ferdinando Laghi, altre ci hanno visto su posizioni assolutamente diverse. Ma è assurdo – ha aggiunto – che resti fuori una competenza, forse l’unica, che il centrosinistra può vantare in materia in Consiglio, che, oltretutto, ha già un’esperienza consolidata da cinque anni nelle Istituzioni regionali”.
Pignataro ha poi bollato non solo come “discutibile ma da condannare fermamente” la scelta di ‘eleggere la rappresentante di una famiglia che detiene una fetta consistente del sistema pubblico sanitario”. A respingere l’offensiva, però, è stata a stretto giro la diretta interessata chiarendo subito di non essere intenzionata a compiere alcun passo indietro. “Io credo invece di poter dare – ha ribattuto Greco – un contributo per risolvere qualche problema della sanità pubblica. Non vedo davvero dove sta l’inopportunità. Mi sono sempre mossa con linearità e trasparenza”.
A seguire, di lì a qualche giorno, siamo agli sgoccioli del 2025, è entrato in scena Pasquale Tridico, tornato ad occupare lo scranno di Bruxelles dopo la parentesi elettorale in Calabria, secondo cui “la Greco ha un conflitto d’interessi potenziale che dovrebbe indurla a lasciare la commissione sanità. Si tratta di un cortocircuito che sono certo dopo le feste si risolverà”. Anche Laghi non ha mancato di fare sentire la propria voce, dopo avere disertato in aula le votazioni nelle quali si è consumato il fatto. “Non ho condiviso le modalità di scelta delle persone da inserire nei diversi organismi” ha detto il consigliere regionale, precisando che non si è trattato di un problema personale “ma di natura esclusivamente politica”. A metterci il carico da undici, poi, ci ha pensato Luigi de Magistris che, nel suo profilo facebook, a difesa dello stesso Laghi, eletto nella precedente legislatura nella lista dell’ex sindaco di Napoli, ha lanciato un post sostenendo che “dopo la disfatta del centro-sinistra alle elezioni regionali in Calabria (che potevano essere vinte con alleanze e persone diverse) e l’immediato ritorno del candidato Tridico nella più comoda poltrona di parlamentare europeo, in Consiglio regionale è accaduto un fatto che oscilla tra il comico e il drammatico. Quando si fanno coalizioni monstrum perché l’importante per loro è vincere costi quel che costi queste sono le tristi conseguenze. Chi va per questi mari – ha concluso de Magistris, tracciando un parallelo con le vicende che hanno fatto da sponda al varo della giunta campana di Fico – questi pesci prende”.
Ora la feste sono trascorse, e la commissione si è insediata lunedì 19 gennaio. Nulla però è accaduto, la composizione è rimasta quella decisa all’epoca. E Greco ne fa parte. La domanda a questo punto, è quasi scontata: possibile che il problema del ventilato conflitto di interessi, sia insorto quasi tre mesi dopo le elezioni regionali senza che venisse affrontato e risolto per tempo? Un interrogativo non ozioso o strumentale che più di uno, nel centrosinistra, ha ritenuto di porsi. Il rischio, come da più parti si teme, è per il campo largo (o larghissimo) quello di continuare tafazzianamente a farsi del male sottovalutando altre questioni importanti e decisive come, ad esempio, lavorare per programmare insieme un’opposizione dura, intransigente ed efficace alla giunta Occhiuto. E tutto questo agli esordi del nuovo anno che apparecchierà, per la coalizione politica di minoranza in regione, prove non da poco come le sfide amministrative in città importanti e strategiche: Reggio e Crotone su tutte.