Tribunali ecclesiastici calabresi, in calo le nuove cause di nullità
Da 117 a 92 i libelli nel 2025. All’inaugurazione dell’anno giudiziario emerge un quadro di fragilità relazionali in linea con i dati Istat

REGGIO CALABRIA Numeri che non lasciano indifferenti e che pongono interrogativi profondi alla Chiesa e alla società. L’inaugurazione dell’anno giudiziario dei Tribunali Ecclesiastici Calabri, svoltasi presso il Seminario Arcivescovile «Pio XI» di Reggio Calabria, ha offerto l’occasione per una lettura lucida e senza sconti della realtà matrimoniale e familiare del territorio.
Nell’Aula Magna «Mons. Vittorio Luigi Mondello», alla presenza dei Vescovi della Calabria e degli operatori del diritto canonico, l’appuntamento ha segnato l’avvio delle attività giudiziarie, trasformandosi al tempo stesso in un momento di verifica pastorale sul servizio reso ai fedeli.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti di monsignor Fortunato Morrone, Arcivescovo metropolita di Reggio Calabria-Bova e Presidente della Conferenza Episcopale Calabra, Moderatore del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro, e di monsignor Claudio Maniago, Moderatore del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro di Appello.
I dati: un calo che preoccupa
Il cuore della giornata è stato la relazione del Vicario giudiziale monsignor Vincenzo Varone, che ha presentato i dati relativi all’anno 2025, delineando un quadro definito «preoccupante». Le nuove cause introdotte sono diminuite in modo significativo: i libelli depositati sono scesi da 117 nel 2024 a 92 nel 2025, con 25 richieste in meno. Un calo diffuso in quasi tutte le diocesi calabresi e particolarmente marcato in alcune realtà di grandi dimensioni, dove la diminuzione supera il 50 per cento.
A colpire è anche l’aumento dei libelli mancanti, passati da 9 a 25, segnale di una crescente difficoltà ad avviare e completare un percorso di discernimento davanti alla Chiesa sul proprio stato di vita. In flessione anche i procedimenti breviores, diminuiti da 9 a 6.
Nonostante il calo delle nuove istanze, il Tribunale è riuscito a portare a termine 115 cause, tre in più rispetto all’anno precedente: 114 sono state decise con sentenza, in larghissima parte affermative, mentre una è stata archiviata. I procedimenti pendenti, al 31 dicembre 2025, risultano 114, in diminuzione rispetto al 2024.
Resta stabile la durata media dei giudizi, che si attesta intorno ai 16 mesi, dall’ammissione del libello fino all’esecutività della sentenza. Alcune cause sono state concluse in tempi più brevi, anche tra i 4 e i 6 mesi, mentre altre hanno richiesto tempi più lunghi a causa dell’elevata conflittualità tra le parti, della complessità dell’istruttoria, dei disservizi postali e dei ritardi nella consegna delle perizie tecniche.

Fragilità relazionali e crisi antropologica
L’analisi dei capi di nullità più frequentemente invocati conferma un trend ormai consolidato: cresce in modo significativo il grave difetto di discrezione di giudizio, che supera il 70 per cento, indice di una diffusa incapacità di assumere consapevolmente e stabilmente gli impegni coniugali. Un dato che, secondo mons. Varone, riflette una crisi antropologica e relazionale che precede il matrimonio e ne compromette le basi.
Un quadro che trova riscontro anche nei dati Istat, richiamati nel corso della relazione: nel 2024 i matrimoni in Italia sono diminuiti del 5,9 per cento, con un calo ancora più marcato per quelli religiosi (–11,4 per cento). Oltre il 60 per cento delle unioni avviene ormai con rito civile, l’età media delle nozze si avvicina ai 35 anni per gli uomini e ai 33 per le donne, mentre le convivenze continuano ad aumentare.
Di fronte a questo scenario, Varone ha richiamato la necessità di una pastorale familiare più capillare, competente e coraggiosa, capace di intercettare le ferite delle persone prima e dopo il fallimento matrimoniale, accompagnandole verso un autentico discernimento.
Giustizia e tutela nella Chiesa
Il contributo della Santa Sede è stato affidato a monsignor John Joseph Kennedy, Segretario della Sezione Disciplinare del Dicastero per la Dottrina della Fede, che ha illustrato l’evoluzione delle procedure canoniche, soffermandosi in particolare sui procedimenti penali, soprattutto nei casi di abuso sessuale su minori.
Pur ribadendo che il processo penale giudiziario resta la via ordinaria, Kennedy ha spiegato come negli ultimi anni si ricorra più frequentemente, quando opportuno, al processo penale amministrativo, illustrandone il funzionamento interno, i criteri di autorizzazione e il carattere collegiale delle decisioni. Un lavoro, ha sottolineato, che coinvolge l’intero Dicastero ed è orientato alla tutela delle vittime, alla difesa della verità e alla credibilità della Chiesa. (redazione@corrierecal.it)
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