«La riforma? Non va bene ma no alla divisione tra buoni e cattivi. Il distretto di Catanzaro sottodimensionato»
La presidente della Corte d’appello Epifanio: «Registriamo una costante crescita dei reati di criminalità comune»

CATANZARO Dalla riforma al centro del prossimo referendum alla più complessiva situazione del distretto di Catanzaro all’andamento dei reati sul territorio, All’inaugurazione dell’anno giudiziario la presidente della Corte d’appello di Catanzaro, Concettina Epifanio, nella sua relazione traccia una panoramica su tutti questi temi.
La riforma
«Oggi – ricorda Epifano – siamo in piena campagna referendaria. È evidente che questo tema non possa essere eluso. Voglio mettere in evidenza i rischi di una campagna referendaria che, forse, avrebbe avuto bisogno – e spero ci sia ancora il tempo – di spiegare ai cittadini il merito della riforma, piuttosto che trasformarla in un banco di prova per il governo o per il grado di fiducia di cui godono i magistrati in Italia. Ritengo che non si possa dividere il fronte contrapposto in buoni e cattivi; buoni i sostenitori del sì e cattivi i sostenitori del no». Così in premessa la Epifanio, che comunque nella relazione specifica: «A me personalmente la riforma Nordio non piace, per una ragione di metodo e per una ragione di merito. La ragione di metodo: una riforma che ridisegna gli equilibri tra i poteri dello Stato incidendo sull’architettura della Costituzione avrebbe richiesto un confronto, magar duro e serrato, da parte del governo con gli attori della giurisdizione ed è mancato, e questo è a mio avviso è ancora più grave, il dibattito parlamentare. La ragione di merito: questa riforma – rimarca la presidente della Corte d’appello di Catanzaro – non renderà la giustizia più né più efficiente né più giusta».
La situazione nel distretto
«Continuerò a evidenziarlo finché resterò in magistratura», sostiene poi Epifanio osservando che «quello di Catanzaro è un distretto sottovalutato e sottodimensionato. I carichi di lavoro non possono essere sostenuti se non a prezzo di enormi sacrifici da parte dei magistrati e del personale amministrativo. Basti pensare che la Corte d’appello dispone di un organico complessivo di 45 magistrati, compreso il presidente. Questo numero di consiglieri deve occuparsi di tutti gli appelli civili e penali provenienti dai sette tribunali del distretto, che nel complesso contano 201 magistrati». Ne emerge – prosegue la presidente della Corte d’appello di Catanzaro – «un forte squilibrio: il distretto è molto esteso e presenta problematiche particolarmente complesse. È noto, infatti, che questo territorio paga un tributo altissimo all’azione della più potente organizzazione criminale al mondo, la ’ndrangheta. Le indagini si susseguono senza sosta, così come i procedimenti e i processi. Spesso, per dare priorità ai procedimenti penali – che coinvolgono persone private della libertà personale e che hanno diritto a tempi di giudizio ragionevoli – si finisce per sacrificare il settore civile. Ma – spiega Epifanio – il malfunzionamento della giustizia civile comporta inevitabilmente un rallentamento della crescita del Paese».
Gli obiettivi del Pnrr
Epifanio cita in particolare il tema degli obiettivi del Pnrr per il settore civile: «Dal monitoraggio effettuato nel giugno 2025, sulla base dei dati di dicembre 2024, è emerso – rimarca – che la Corte d’appello di Catanzaro e tre tribunali del distretto – Catanzaro, Lamezia Terme e Paola – risultano lontani dal loro raggiungimento. Per questo motivo, con il decreto 117 dell’8 agosto 2025, sono state introdotte misure straordinarie, tra cui trasferimenti in Corte con regime speciale. I tre posti vacanti sono stati messi a concorso, ma solo due sono stati coperti, nonostante fosse prevista un’indennità aggiuntiva. Uno dei posti è rimasto vacante anche dopo una seconda pubblicazione. Per i tribunali, invece, si è fatto ricorso all’applicazione da remoto: giudici provenienti da altri territori decidono un certo numero di cause già istruite, limitandosi alla redazione della sentenza. Si tratta di una misura eccezionale e temporanea, adottata per evitare il mancato raggiungimento degli obiettivi del Pnrr e il conseguente rischio di restituzione dei fondi europei. Tuttavia – aggiunge la presidente della Corte d’appello di Catanzaro – non posso nascondere il mio disagio: non è soddisfacente che una causa di Lamezia Terme venga decisa, ad esempio, da un magistrato che opera a centinaia di chilometri di distanza, che non conosce il territorio né ha mai visto le parti coinvolte, le quali attendono da tempo una risposta di giustizia».
I reati
Per quanto riguarda l’andamento della criminalità, oltre all’emergenza legata alla ’ndrangheta, nel distretto dii Catanzaro si registra secondo Epifanio «una crescita preoccupante di alcune forme di criminalità comune. Accanto ai maxi processi e alle grandi indagini, che continuano a coinvolgere le stesse famiglie criminali di generazione in generazione, si osserva un aumento significativo dei reati predatori: furti, truffe e rapine. Sono aumentati anche i reati riconducibili al cosiddetto “codice rosso”, come stalking, atti persecutori e maltrattamenti in famiglia. Va tuttavia segnalato un dato positivo: nel 2025 non si sono registrati femminicidi, così come non se ne erano verificati nell’anno precedente. Nel periodo di riferimento dell’anno giudiziario, che va dal 1° luglio 2024 al 30 giugno 2025, si contano invece quattro iscrizioni per omicidio colposo da infortunio sul lavoro, un dato assente nell’anno precedente e che rappresenta un elemento negativo. I reati contro la pubblica amministrazione risultano in diminuzione in alcune aree, come Crotone, e nel complesso nel distretto si mantengono sostanzialmente stabili, senza impennate significative, così come prosegue il trend in calo dei reati legati all’immigrazione clandestina, già avviatosi dopo la strage di Steccato di Cutro». (a. cant.)
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