Catanzaro: identità intatta, risultati smarriti. Cosenza, tre punti e nessuna certezza. Crotone, la svolta senza proclami
Liberali, Pompetti e Cisse le uniche note liete di giornata per i giallorossi. I Lupi hanno interrotto la crisi, ma non le domande. Gli Squali hanno cambiato pelle accettando le difficoltà

Turno favorevole per le calabresi di C: il Crotone espugnando Siracusa conferma il suo momento magico. Si rialza il Cosenza: la vittoria contro la Casertana allontana la crisi ma restano i dubbi sui movimenti di mercato del club. Periodo nero del Catanzaro: terzo ko nelle ultime quattro gare.
Catanzaro: identità intatta, risultati smarriti
C’è un modo intelligente di perdere, e poi c’è il rischio di abituarsi a farlo. La sconfitta di sabato a Bolzano contro il Sudtirol, terza nelle ultime quattro uscite di un Catanzaro che ha smarrito la continuità dei punti ma non l’identità del gioco, sta tutta dentro questa sottile linea di confine. La partita racconta anche buone notizie, che sarebbe miope ignorare. Il rientro di Pompetti è una di queste: non solo un recupero tecnico, ma un ritorno d’ordine in mezzo al campo. Poi Liberali, finalmente dall’inizio, che gioca con la sfrontatezza dei predestinati e la lucidità dei veterani: l’assist per Pittarello è un atto di calcio puro. E Pittarello stesso, ormai emancipato da un passato di critiche, continua a rispondere con i fatti, l’unico linguaggio che conta sotto porta. Sullo sfondo, la vicenda Cisse: il mercato lo ha corteggiato, il Milan lo ha strappato al Psv che se lo voleva portare subito in Olanda, e ora il Catanzaro potrà trattenerlo fino a giugno. Un segnale di stabilità in mezzo al rumore.
Eppure, il presente bussa con insistenza. Aquilani si ritrova una squadra che gioca bene, spesso meglio degli avversari, ma raccoglie poco. Il dicembre scintillante è alle spalle, gennaio ha presentato il conto salato, in attesa di qualche altro segnale positivo in extremis dal calciomercato che chiuderà oggi i battenti.
Crema: la qualità vista a Bolzano autorizza a pensare che la ripresa sia possibile. Con più serenità mentale e un mercato finalmente chiuso, la concretezza può tornare.
Amarezza: i numeri non mentono. Un punto in quattro partite, errori difensivi pesanti e una classifica che, dal quarto posto di un mese fa, ora dice ottavo. Il gioco c’è. Il tempo, un po’ meno.

Cosenza, tre punti e nessuna certezza
C’è modo e modo di vincere. E poi c’è il modo del Cosenza di ieri: sporco, incompleto, necessario. Nel momento forse più scuro della stagione, quando tutto sembrava suggerire l’ennesima resa, i rossoblù hanno trovato la forza di ribaltare la Casertana e, insieme al risultato, anche un pezzo di autostima smarrita. Non è stata una partita memorabile sul piano tecnico, ma è stata una partita vera. E oggi, da queste parti, è già molto.
Buscè si è presentato all’appuntamento con una squadra ridotta all’osso, figlia di assenze, infortuni, di un mercato che definire confuso è un atto di generosità e di un passato recente che come sempre non ha portato saggi consigli alla sua proprietà. Eppure, dentro una cornice sempre più sbiadita, il Cosenza ha risposto con carattere, sacrificio e una solidità mentale che racconta più di mille alibi. Anche la Casertana era in emergenza, va detto, ma il merito di averci creduto fino in fondo resta tutto ai silani.
Fa impressione, semmai, il silenzio. Il San Vito-Marulla sempre più vuoto è l’immagine più fedele di una situazione surreale, irreparabile, senza precedenti. Oggi si chiuderà il mercato, e come da copione lo si farà all’ultimo respiro, lasciando ancora una volta la sensazione di navigare a vista. La partenza di Ricciardi sostituito con un Baez fermo da mesi, ha già detto molto, forse tutto, su quale sia la rotta scelta. Resta una vittoria che si posa su una piazza stanca, divisa tra amore e rassegnazione. Vincere, a Cosenza, non basta più. Lo ha confermato il nervosismo di Buscè (non è più una novità) a fine gara di fronte ai pochi cronisti presenti in sala stampa: l’allenatore ha sottolineato che la squadra ci mette il cuore, ma qualcuno non se lo merita.
Insomma, servirebbe un senso a tutto questo. Ma un senso non c’è.
Crema: la reazione di un gruppo ferito ma non domo. Dal sacrificio di Dametto alla personalità di Contiliano, fino alla freschezza di Achour: talento giovane, leggero, decisivo e poco utilizzato. Un gol e giocate che fanno bene agli occhi e un po’ anche al cuore.
Amarezza: qualunque sarà il finale, questa stagione verrà ricordata per gli spalti costantemente vuoti e per l’indifferenza crescente di chi dovrebbe riflettere su quel vuoto e ascoltarlo. È un tema vecchio, scomodo, persino fastidioso. Proprio per questo, è impossibile far finta di niente.

Crotone, la svolta senza proclami
C’è stato un momento, nel pieno dell’inverno rossoblù, in cui tutto lasciava presagire una resa silenziosa. Classifica ostinata, ambiente disilluso, parole presidenziali che avevano il sapore del ridimensionamento più che della prospettiva. In quel passaggio stretto, dove molti avrebbero mollato, il Crotone ha invece scelto di stringersi. Emilio Longo ha provato a ricomporre ciò che restava, ha ridato ordine alle idee prima ancora che ai moduli, e la squadra ha risposto costruendo una nuova identità: più povera nei nomi, più ricca nella sostanza.
La vittoria contro il Siracusa, terza consecutiva, sembra figlia di questo processo. Non è stata solo una questione di gol, ma di atteggiamento: disponibilità al sacrificio, compattezza, fiducia reciproca. Segnali che vanno oltre il risultato e raccontano un gruppo che ha accettato la realtà per provare a governarla. Le partenze pesanti, l’abbassamento del monte ingaggi, una rosa rimodellata con sobrietà: tutto è diventato parte di una narrazione diversa, più asciutta, forse un po’ meno ambiziosa, ma finalmente credibile.
Longo, nel post-partita, non ha nascosto i limiti né le necessità ancora aperte – un centravanti su tutte – ma ha ribadito un concetto chiave: ciò che è arrivato ha compensato ciò che è andato via. E, soprattutto, ha restituito al Crotone una direzione. Ora la classifica guarda con meno severità e i playoff tornano a essere un orizzonte credibile. Resta da riconquistare il cuore della tifoseria – obiettivo non semplice – sul campo e nei palazzi, ma almeno il cammino ha smesso di essere confuso. Almeno così pare.
Crema: Zunno, Vinicius e Gomez hanno firmato la giornata. Menzione speciale per Zunno: personalità, continuità, qualità da categoria superiore, come ammesso dallo stesso Longo. Se il futuro lo porterà lontano, tanto meglio se passerà ancora da Crotone.
Amarezza: il sorriso della classifica non cancella il rimpianto. Troppo terreno perso, troppe variabili extratecniche, un’amministrazione giudiziaria che ha inciso più di quanto si voglia ammettere. Viene naturale chiedersi dove sarebbe oggi il Crotone se questa stagione avesse potuto vivere con meno zavorre e più normalità. (f.v.)

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