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Ispra: «Le difese rigide sulle coste ostacolano il ripascimento: Calabria maglia nera con +66%»

Cicloni e mareggiate, coste sempre più fragili con il cambiamento climatico: la nostra regione tra le più esposte

Pubblicato il: 10/02/2026 – 11:35
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Ispra: «Le difese rigide sulle coste ostacolano il ripascimento: Calabria maglia nera con +66%»

CATANZARO Quasi un quinto delle coste italiane è oggi interessato dalla presenza di opere rigide di difesa. Un dato che fotografa una trasformazione profonda e progressiva del litorale nazionale e che, in alcune regioni, assume contorni particolarmente critici. Tra queste c’è la Calabria, che registra l’incremento più marcato a livello nazionale.
Secondo i dati diffusi dall’Ispra, al 2020 oltre 1.500 chilometri di costa italiana – pari al 18% del totale – risultavano condizionati dalla presenza di strutture come scogliere, pennelli, muraglioni in cemento e scogliere radenti. Rispetto al 2000 si tratta di una crescita del 27%, oltre 200 chilometri in più. Ancora più significativo il dato calabrese: nella regione l’estensione di costa interessata da opere rigide è aumentata del 66%, un valore nettamente superiore alla media nazionale. E il fenomeno non si è arrestato: dal 2020 a oggi, mantenendo lo stesso trend, si stima l’aggiunta di ulteriori 50 chilometri di litorale artificializzato.
Il quadro emerge dalla pubblicazione di un nuovo geoDB messo a disposizione gratuitamente dall’Ispra, che identifica e caratterizza in modo dettagliato i tratti di costa italiana influenzati dalle opere di difesa rigide. Strutture che, pur essendo progettate per proteggere specifici tratti di litorale, presentano effetti collaterali rilevanti. Le stesse Linee guida nazionali sottolineano come queste soluzioni, se da un lato possono ridurre l’impatto delle mareggiate localmente, dall’altro limitano il naturale ripascimento delle spiagge, interrompendo il trasporto dei sedimenti lungo la costa e alterando l’equilibrio dei sistemi costieri.
Un problema che si inserisce in un contesto ambientale sempre più complesso. I cambiamenti climatici – ricorda l’Ispra – hanno determinato un aumento sia della frequenza sia dell’intensità dei fenomeni meteorologici estremi, come i cicloni mediterranei e le mareggiate. L’innalzamento del livello del mare e le modifiche nei regimi dei venti e delle correnti amplificano l’energia delle onde, accelerando i processi di erosione e aumentando la vulnerabilità di coste già fragili.
In questo scenario, eventi come il ciclone Harry, che si è recentemente abbattuto sulle coste di Sicilia, Calabria e Sardegna, non possono più essere considerati episodi isolati. Al contrario, rappresentano segnali evidenti di una tendenza strutturale che si somma agli effetti delle attività umane e impone strategie di adattamento e gestione costiera sempre più integrate e basate su solide evidenze scientifiche.
Proprio tali eventi hanno riacceso l’attenzione sulla necessità di conoscere in modo puntuale gli interventi già realizzati lungo il litorale italiano. Negli ultimi decenni, infatti, sono state installate quasi 11.000 opere di difesa rigide, ognuna con modalità di interazione differenti rispetto agli ambienti naturali circostanti. In Liguria, ad esempio, sono particolarmente diffusi i pennelli, scogliere perpendicolari alla costa capaci di intrappolare i sedimenti. Lungo le regioni adriatiche, invece, prevalgono le scogliere staccate dalla linea di riva, progettate per attenuare l’energia delle onde e contenere gli effetti delle mareggiate.
Anche la Calabria presenta soluzioni specifiche: lungo la costa tirrenica sono presenti sistemi complessi di grandi pennelli “a T”, strutture pensate per rispondere a particolari esigenze di difesa ma che incidono in modo significativo sulla dinamica costiera.
Per l’Ispra, conoscere e integrare negli studi futuri la distribuzione delle opere rigide e dei tratti di costa interessati è oggi un passaggio fondamentale per adottare strumenti più efficaci, come una pianificazione coordinata e interventi locali mirati, tra cui i ripascimenti delle spiagge.
Il nuovo geoDB sulle opere di difesa rigide si affianca ai geoDB Ispra “Assetto Costiero”, che analizzano l’intero litorale nazionale e includono la mappatura in alta risoluzione di tutte le opere di difesa presenti lungo le coste italiane. Il sistema, sviluppato secondo la direttiva europea Inspire, sarà ulteriormente aggiornato grazie ai risultati del Pnrr-Mer (Marine Ecosystem Restoration).
Nel suo insieme, il GeoDB rappresenta oggi il riferimento nazionale per la definizione della linea di costa e costituisce uno strumento essenziale per il monitoraggio, la pianificazione e la progettazione degli interventi costieri, in una fase storica in cui la tutela del litorale – e in particolare di regioni fragili come la Calabria – è diventata una priorità non più rinviabile. (redazione@corrierecal.it)

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