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Violenze e tentata estorsione nella tendopoli di San Ferdinando, arrestato un uomo

Sfruttando il terrore psicologico, un cittadino ghanese ha costretto la sua vittima a pagare somme quotidiane, minacciandola di morte con armi da taglio

Pubblicato il: 13/02/2026 – 11:52
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Violenze e tentata estorsione nella tendopoli di San Ferdinando, arrestato un uomo

REGGIO CALABRIA Un clima di «paura costante, minacce quotidiane e richieste di denaro imposte con la forza». È questo lo scenario ricostruito dai carabinieri della stazione di San Ferdinando che, nelle scorse ore, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Palmi, nei confronti di un uomo originario del Ghana, domiciliato nella tendopoli cittadina, accusato di atti persecutori e tentata estorsione aggravata dall’uso di armi. Le indagini sono scattate dopo le ripetute denunce presentate da un connazionale dell’indagato. Racconti dettagliati che hanno consentito ai militari dell’Arma di far luce su una lunga sequenza di soprusi, iniziata nell’ottobre 2025 per un banale dissidio legato all’alimentazione elettrica. Da quel momento, secondo quanto accertato, «l’uomo avrebbe fatto irruzione nella tenda della vittima danneggiandone i beni e minacciandola di morte brandendo un’accetta». Un episodio che avrebbe segnato l’inizio di una vera e propria escalation di violenze e intimidazioni. Le indagini hanno delineato «un quadro particolarmente grave: l’indagato, spesso armato di machete, coltelli o accette, avrebbe imposto il pagamento quotidiano di somme comprese tra i 50 e i 100 euro, qualificandole come una sorta di “affitto”. Il mancato versamento del denaro avrebbe comportato minacce, aggressioni verbali e il divieto di dormire nella propria tenda o di ospitare altre persone, trasformando di fatto il rapporto in un sistema estorsivo continuativo». Non solo richieste di denaro, ma anche comportamenti umilianti e atti intimidatori volti a soggiogare psicologicamente la vittima, costretta a vivere in uno stato permanente di ansia e timore. La paura di ritorsioni l’avrebbe spinta a modificare radicalmente le proprie abitudini quotidiane, evitando persino di allontanarsi o di lasciare incustodito il proprio alloggio. Determinante, ai fini del quadro indiziario, il sequestro dell’accetta utilizzata per le minacce, rinvenuta dai Carabinieri nel corso di una perquisizione. Al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato traferito in carcere, come disposto dall’autorità giudiziaria, per tutelare l’incolumità della persona offesa e prevenire ulteriori condotte violente. 

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