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le motivazioni

“Reset”, appello per due presunti esponenti del gruppo Presta. Per i pm è necessario «valutare due intercettazioni»

La Dda impugna l’assoluzione di Fabio Giannelli e Armando Antonucci. «Sussistenti circostanze di fondamentale rilievo probatorio»

Pubblicato il: 02/03/2026 – 10:07
di Fabio Benincasa
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“Reset”, appello per due presunti esponenti del gruppo Presta. Per i pm è necessario «valutare due intercettazioni»

COSENZA Il 17 luglio 2025, si è chiuso il processo “Reset” celebrato con rito ordinario. Parte della sentenza pronunciata dal collegio giudicante (qui le decisioni), è stata appellata dai pm della Dda di Catanzaro, Corrado Cubellotti e Vito Valerio (oggi alla procura di Bari). Nelle motivazioni che hanno spinto i pubblici ministeri ad impugnare alcune assoluzioni, la procura si sofferma anche su alcune posizioni di imputati ritenuti legati al gruppo Presta. Che, come emerso nel corso del dibattimento, si identifica «ancora oggi nel capo storico Franco Presta (…) nonostante lo stato detentivo a vita». Dopo la carcerazione del boss, nell’aprile del 2012, la direzione del sodalizio sarebbe passata in capo a Tonino Presta. Nero su bianco, nelle motivazioni della sentenza di primo grado, il collegio giudicante annota alcune dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia sentiti nel corso del procedimento. E’ Francesco Galdi a dare conto della «esistenza di una ‘ndrina di Tarsia» capace di «gestire in autonomia estorsioni di modico importo, mentre concorreva nella gestione con i cosentini delle estorsioni più importanti». Sul carisma di Tonino Presta ha riferito il pentito Franco Bruzzese. «I rapporti con gli Italiani erano buoni, alla fine, quella che valeva era la parola di Antonio Presta».

L’appello al gruppo Presta

Altre dichiarazioni, utili all’accusa a rafforzare gli elementi raccolti nel corso dell’attività investigativa e poi riportati nel corso del lungo dibattimento, sono state rese da Roberto Presta: collaboratore di giustizia che ha deciso di saltare il fosso dopo il suo coinvolgimento nell’inchiesta denominata “Valle dell’Esaro”. Da quelle confessioni, i pm motivano la richiesta di appello ritenendo sussistenti «una serie di circostanze di fondamentale rilievo probatorio» in ordine all’appartenenza alla consorteria di matrice ‘ndranghetista, di Armando Antonucci e Fabio Giannelli», per i quali il Tribunale di Cosenza, all’esito del giudizio di primo grado, ha pronunciato la sentenza di assoluzione. In merito ai due profili, i pm della Distrettuale Antimafia ricordano la condanna per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, oltre ad una serie di reati fine, ricevuta dai due imputati nell’ambito del procedimento penale “Valle dell’Esaro”.
Al termine del processo “Reset“, invece, Giannelli e Antonucci sono stati assolti dall’accusa di «partecipazione nell’associazione a delinquere di stampo mafioso, in qualità di soggetti intranei al gruppo Presta». La procura, nelle motivazioni di appello, rileva l’«omessa valutazione di due intercettazioni». E questo, sempre a parere della procura, «impedisce al Tribunale di dimostrare la partecipazione di Antonucci all’associazione ‘ndranghetista e a quella dedita al narcotraffico». Oltre a quanto rilevato, i pm ricordano come Roberto Presta abbia riferito del conferimento ad Antonucci e Giannelli della «seconda dote di ‘ndrangheta» e come «tutti i soggetti a cui era stata conferita la dote, anche laddove avessero quale ambito elettivo della loro attività illecita il traffico di sostanze stupefacenti erano a diposizione del gruppo Presta». (f.benincasa@corrierecal.it)

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