Referendum giustizia, tra correntocrazia e sorteggio, il magistrato D’Ambrosio spiega le ragioni del Sì
«L’Anm ha preso legittimamente posizione sulla riforma, ma «ha costituito un comitato che ha inondato i social, ma anche i luoghi pubblici»

COSENZA «Occorre votare sì perché questa riforma finalmente affronta i problemi che da decenni fanno soffrire il sistema giustizia, il primo tra tutti quello della correntocrazia che è un fenomeno solamente italiano all’interno della magistratura e il sorteggio sembra sia il rimedio opportuno per affrontare questo problema». In una intervista al Corriere della Calabria, Edoardo D’Ambrosio – presidente sezione penale Tribunale di Crotone – parla a margine del convegno organizzato dalla Camera Penale di Cosenza e ospitato nel Salone degli Stemmi della Provincia di Cosenza.
La magistratura da organo di garanzia a politico
Il magistrato ritiene vi sia un problema grave legato al Csm, che «da organo di garanzia di tutti i magistrati, rischia di diventare un organo politico che decide secondo logiche di parte, quindi una contraddizione». In merito al sorteggio, il timore della sponda contraria alla riforma è legato al mancato rispetto del criterio democratico. «Proprio questo non si addice al Consiglio superiore della magistratura che non rappresenta le sensibilità culturali dei magistrati, non deve raggiungere obiettivi politici, ma l’unico obiettivo politico del Csm è quello di garantire l’indipendenza di tutti i magistrati e perché ciò avvenga occorre che i suoi membri siano indipendenti e non di parte».
Il ruolo del pm
Altro nodo oggetto della contesa tra favorevoli e contrari alla riforma è senza dubbio il ruolo del pubblico ministero. «La riforma si limita a separare dal punto di vista interno, ordinamentale, il Pubblico Ministero dal giudice: il pm continuerà ad avere tutte le sue prerogative, avrà l’obbligo di esercitare l’azione penale, avrà l’obbligo di cercare le prove a favore dell’imputato, avrà l’obbligo di chiedere l’assoluzione quando la prova non è raggiunta oltre il ragionevole dubbio, quindi non si altera nessun equilibrio nella sua funzione anzi con la separazione può essere effettivamente terzo».
Un clima rovente
Scontri particolarmente duri, un clima reso rovente da dichiarazioni forti e prese di posizione che da ambo le parti hanno acceso il dibattito e forse reso meno comprensibili le ragioni dell’una e dell’altra parte in merito alla riforma. «La Costituzione vuole che su questa riforma ci si esprima nel merito, quindi attraverso una valutazione più che possibile tecnica e non in base a schieramenti politici. Purtroppo il dibattito è stato infiammato dalla discesa in campo dell’Associazione Nazionale Magistrati che non solo ha preso legittimamente posizione sul tema della riforma, ma addirittura ha costituito un comitato per il no che ha inondato i social, ma anche i luoghi pubblici – come le stazioni ferroviarie – di slogan di tipo propagandistico», sostiene D’Ambrosio. Che chiosa: «Questo ha spinto molti, tra cui il sottoscritto e altri 60 magistrati, ad opporsi a questo modo scelto per affrontare il referendum. Bisogna valutare se questa riforma possa apportare o meno dei miglioramenti, questo è il tema centrale». (f.benincasa@corrierecal.it)
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