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dopo il decreto caivano

Antigone smonta l’allarme criminalità minorile

Il rapporto mostra che i reati dei minori in Italia restano tra i più bassi d’Europa. Ma dopo il decreto Caivano aumentano detenzione, sovraffollamento e custodia cautelare negli istituti penali mino…

Pubblicato il: 16/03/2026 – 8:14
di Romano Pitaro
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Antigone smonta l’allarme criminalità minorile

Sembra che la questione carceri, con il portato di emergenze irrisolte (una per tutte: oggi nelle carceri sono reclusi un numero doppio di persone rispetto agli anni’90), non interessi alla Repubblica italiana; e che la pena sia intesa come mera afflizione, nonostante l’illuminista milanese Beccaria e l’articolo 27 della Costituzione, secondo cui le pene non possono essere disumane. Altrettanto preoccupante è la condizione delle carceri minorili (Ipm) che riflette una distorta concezione criminogena del disagio giovanile, come spiega l’VIII Rapporto sulla giustizia minorile elaborato da Antigone e intitolato “Io non ti credo più”.

Il Rapporto di Antigone

Dinanzi al fenomeno “criminalità minorile” il Rapporto dimostra, numeri alla mano, che l’allarme, amplificato dalla politica, dai media tradizionali, influencer, opinion leader e dalle piattaforme digitali che, tramite algoritmi, premiano engagement, conflitto e polarizzazione, non ha alcun riscontro fattuale. Ad avviso dell’’Associazione che si occupa della tutela dei diritti umani nel sistema penale e penitenziario, l’allarme “criminalità minorile” è un inganno. In assenza di politiche sociali accorte, per fronteggiare il disorientamento dei giovani, i decisori pubblici ricorrono (specie dopo il Decreto Caivano del 2023, ritenuto la “più grande svolta repressiva sulla giustizia minorile dall’introduzione del codice di procedura penale minorile nel 1988” e “come l’innesco del sovraffollamento negli Istituti penali per minorenni”) all’allarme “criminalità minorile”, dando priorità alla scelta legislativa esclusivamente penale. Acutizzando, di conseguenza, il sovraffollamento, la precarietà dei percorsi educativi e l’uso della custodia cautelare.

I dati

Dunque (sostiene Antigone): i dati Eurostat collocano l’Italia tra i Paesi con i tassi più bassi di minorenni denunciati: circa 363,4 per 100mila abitanti nel 2023, quasi la metà della media europea (647,9). E aggiunge che anche gli allarmismi sugli omicidi commessi da minori sono spesso costruiti su percentuali relative a numeri piccoli e persino errati: le segnalazioni per omicidio restano sostanzialmente stabili (27 nel 2022, 25 nel 2023, 26 nel 2024). Inoltre: “tra il 2023 e il 2024 la presenza media giornaliera negli Ipm passa da 425,1 a 556,3 (+30,9%); nel 2025 sale ancora a 587,8 ma con una crescita più contenuta (+7,4%), segno di un “assestamento” dopo l’entrata a regime delle nuove norme. In termini assoluti, le presenze a fine anno crescono da 381 (fine 2022) a 587 (fine 2024) e 572 (fine 2025), circa +50% rispetto al periodo pre-Caivano. In questo scenario, Antigone sottolinea l’elemento che demistifica la retorica del “carcere per i pericolosi”: quasi due terzi dei minori detenuti sono in custodia cautelare; il 64,9% (370 persone) è in carcere solo per misure cautelari; il 30,2% è in attesa di primo giudizio. Stando ai soli minorenni, l’83,1% è in custodia cautelare e il 39,5% aspetta il primo giudizio.
Circa l’instabilità e gli “eventi critici” generati dal sovraffollamento, il Rapporto scorre la sfilza di proteste, incendi, tentativi di evasione e segnala, tra gli episodi emblematici, il caso dell’Ipm Ferrante Aporti di Torino, quando (2024) alcuni ragazzi erano costretti a dormire a terra o su brandine per mancanza di letti. Non è tutto. Antigone rimarca anche un effetto collaterale della strategia punitiva in atto: l’aumento dei trasferimenti di “detenuti trattati come pacchi” o “oggetti inanimati”. Tra il 2022 e il 2024 i trasferimenti tra istituti crescono del 147,9%, con effetti gravi sulla continuità educativa e sul radicamento territoriale. Simbolico il fatto, per evidenziare il pessimo funzionamento del sistema, che per la prima volta una sezione del circuito minorile è collocata in un carcere per adulti; a Bologna (Dozza), tra il 24 marzo e il 30 settembre 2025 è in attività una sezione destinata a giovani adulti (provenienti da vari Ipm) trasferiti temporaneamente.

Allarmante l’uso di psicofarmaci

Per ciò che concerne la condizione detentiva, Antigone mette in relazione il sovraffollamento e la fragilità psichica con la risposta istituzionale del tutto inappropriata. Allarmante, questo sì, l’ aumento dell’uso di psicofarmaci: un’inchiesta di Altreconomia all’Ipm Beccaria di Milano, tra il 2020 e il 2024, segnala che l’utilizzo di antipsicotici e benzodiazepine è cresciuto del 110%. Se si aggiunge che le comunità dell’area penale sono quasi tutte private (637) e che le comunità ministeriali pubbliche sono tre, si evince che il quadro d’insieme della carcerazione minorile è assai inquietante. E suggerisce che, su materie cosi delicate e difficili, non si può agire sfornando decreti restrittivi, misure segreganti e interventi spot con l’intento di costruire un “nemico pubblico” per speculare consenso elettorale. Ciò che serve non sono soltanto risorse finanziarie e sociali, ma anche studio e approfondimento del malessere giovanile e, insieme, il recupero della cultura costituzionale che impone di “residualizzare l’uso dello strumento detentivo”. (redazione@corrierecal.it)

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