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Il Catanzaro diverte e fa sognare. Il ko del Cosenza passato in secondo piano. Crotone tra coraggio e rimpianto

Le Aquile ora possono guardare con ottimismo alle sfide più grandi. La crisi ambientale nella città dei bruzi resta il tema principale. In casa pitagorica convivono fiducia e delusione

Pubblicato il: 16/03/2026 – 7:44
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Il Catanzaro diverte e fa sognare. Il ko del Cosenza passato in secondo piano. Crotone tra coraggio e rimpianto

Sorride solo il Catanzaro dopo l’ultimo fine settimana. I giallorossi continuano a vincere, guidati dal loro capitano Pietro Iemmello. Non altrettanto felici Crotone e Cosenza: entrambe le compagini hanno subito brutte sconfitte, ma nella città dei Bruzi, più che il campo, a tenere banco è stata l’assemblea di tifosi e amministrazione comunale contro il club, a testimonianza di un malumore ormai profondo e radicato.

Il Catanzaro diverte e fa sognare

Non è facile dire dove potrà arrivare questo Catanzaro. Dopo due stagioni in cui il sogno serie A è sfumato per dettagli, assenze e mancanza di continuità, quest’anno la squadra giallorossa sembra aver trovato un’identità più solida. Nonostante tre allenatori in tre stagioni e un avvio complicato, il cammino recente racconta una storia diversa: crescita costante, personalità collettiva e giovani che non fanno rimpiangere i veterani.
La trasferta di Padova, vinta con autorevolezza, ne è la prova più evidente. Ventiquattro punti in otto partite, 20 gol fatti, una squadra serena, sorridente, che si diverte a giocare e fa divertire chi la guarda. I giovani come Alesi e Liberali si sono fatti notare da tempo, mentre conferme solide come Iemmello e Patriccione stanno garantendo esperienza e concretezza. La rivincita sulla semifinale playoff del 29 maggio 2022 aggiunge un gusto particolare alla vittoria di Padova: lo stesso Iemmello che allora soffriva, ora domina. Il messaggio è chiaro: questo Catanzaro non è più una squadra che subisce, ma che sorride, diverte e sfida. E in un campionato così equilibrato, una squadra che gioca e ride ha già fatto metà del viaggio verso i playoff.

Crema: lo avremmo scritto duecento volte, ma ripetersi non fa male: Pietro Iemmello, quando vuole, in B fa la differenza come pochi. Sabato lo ha dimostrato con due gol che non sono solo numeri, ma invenzioni di classe pura e giocate d’alta scuola. Pittarello, rinato in giallorosso, con 7 gol e 7 assist, completa una coppia d’attacco che può far sognare i tifosi.
Amarezza: qualche punto perso qua e là, e l’assenza di Cisse, avrebbero potuto rendere questo Catanzaro ancora più pericoloso e imprevedibile. Ma sono dettagli in una stagione che continua a regalare ai tifosi fiducia e ambizioni reali.

Il ko del Cosenza passato in secondo piano

La sconfitta di sabato del Cosenza è passata quasi in secondo piano. La caduta contro il Casarano, seppure evitabile, ha lasciato con un senso di rammarico più che di allarme. Prima del ko firmato Chiricò, i sei risultati utili consecutivi avevano ridato fiducia e dimostrato come la squadra potesse reggere l’urto delle rivali più attrezzate, fino a superare la Salernitana al terzo posto. I Lupi, pur perdendo, in Puglia, almeno sul piano della determinazione, sono vivi e non disposti a mollare. Soprattutto pensando a un finale di stagione (playoff) che potrebbe diventare più competitivo, con un Baez in ripresa e i rientri progressivi di Kourfalidis e Mazzocchi come assi nella manica.
Ma a pesare su ogni discorso resta il contesto: la vera partita del Cosenza si gioca da tempo lontano dal campo, tra le mura della società e l’intera città. Il club – ormai è chiaro – ha creato intorno a sé una frattura insanabile con l’intera piazza. La riunione di venerdì scorso a Palazzo dei Bruzi, con l’amministrazione comunale e i tifosi, ha sancito, se mai ce ne fosse stato bisogno, la distanza definitiva tra proprietà e città. Sono arrivate parole dure, senza possibilità di equivoco: la società non è più gradita, il Cosenza calcio è considerato un ente estraneo ai propri tifosi e alla provincia intera. E, finché questa situazione perdurerà, ogni dibattito, ogni risultato sportivo – vittorie, pareggi o sconfitte – sarà inevitabilmente filtrato dal contesto di sfiducia e insofferenza.

Crema: a Casarano, Baez, per pochi scampoli di gioco, è tornato a incidere con qualità e visione, ma riuscirà a riprendere una buona condizione fisica senza altri infortuni? Un giocatore del suo calibro pronto fisicamente potrebbe davvero essere l’arma in più dei playoff, capace di far brillare i Lupi anche nelle gare decisive.
Amarezza: la sconfitta che consegna nuovamente il terzo posto alla Salernitana brucia, ma è l’ambiente intorno al Cosenza calcio a lasciare un retrogusto ancora più amaro: sei giornate dal termine e una società in evidente frattura con la città ma non disposta a fare un passo indietro, rendono il futuro incerto, con un peso che va ben oltre il semplice risultato sportivo.

Crotone tra coraggio e rimpianto

Ieri allo Scida il Crotone ha vissuto una di quelle partite che pesano più per ciò che rappresentano che per il risultato in sé. La sfida contro la Salernitana non era una semplice gara di campionato: era la misura del percorso compiuto dalla squadra, la verifica se il Crotone fosse pronto a fare quel salto di qualità che da gennaio in poi è diventato sempre più possibile. Dalla vittoria nel derby con il Cosenza, passando per sette successi e due pareggi, la squadra ha costruito un momento magico, fatto di fiducia, compattezza e gioco corale. Longo lo aveva detto apertamente: battere la Salernitana significava agganciare i campani in classifica e guardare più in alto, verso un terzo posto che sarebbe stato simbolo di ambizione concreta.
La partita, però, ha ricordato al Crotone quanto il confine tra sogno e realtà sia sottile. I rossoblù hanno avuto il controllo del gioco, pressato e creato più di un’occasione, soprattutto nel primo tempo, quando la Salernitana appariva più attendista che aggressiva. Eppure, nonostante la solidità tattica e l’intensità dimostrata, i gol non sono arrivati. Un piccolo dettaglio tecnico, un’uscita provvidenziale di Donnarumma, qualche imprecisione nell’ultimo passaggio: sono stati questi i tasselli che hanno negato ai pitagorici il punto che avrebbe alimentato speranze e legittime ambizioni. La sconfitta per 1-0 lascia una sensazione ambivalente: da un lato, la delusione di non aver sfruttato una giornata favorevole; dall’altro, la conferma che il Crotone può giocarsela contro squadre di alto livello senza sfigurare, sfidando mentalmente e fisicamente avversari più quotati. Il divario tra la corazzata granata e i padroni di casa, almeno nella prestazione sul campo, ieri non si è visto.

Crema: resta la fiducia, perché il Crotone ha mostrato nelle ultime dieci partite di avere carattere e gioco. Nei playoff, ogni dettaglio potrà ribaltare equilibri, e la squadra di Longo sa di poter essere protagonista. Il gruppo, soprattutto nelle difficoltà, ha dimostrato di poter reggere la pressione delle sfide più ardue.
Amarezza: dopo dieci partite consecutive con almeno un gol segnato (in tutto sono stati 21), ieri il tabellino è rimasto a zero. È questo il vero rimpianto: un piccolo inciampo nel momento migliore, che spezza l’onda positiva e frena il possibile aggancio al terzo posto. Il Crotone aveva costruito un filotto straordinario, e perdere questa occasione lascia un retrogusto dolceamaro. (f.v.)

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