Materiale bellico verso Israele, visita di M5S e Usb al porto di Gioia Tauro
La parlamentare Anna Laura Orrico e il sindacalista Peppe Marra hanno sollecitato un controllo ad Agenzia delle dogane e Guardia di finanza

GIOIA TAURO “Questa mattina ho effettuato una visita al porto di Gioia Tauro per chiedere lumi rispetto alle notizie sollevate dalla campagna internazionale ‘No Harbor for Genocide’ che indicavano la presenza di container sospetti trasportanti materiale potenzialmente utilizzabile per finalità belliche con destinazione Israele” (qui gli ultimi sviluppi della vicenda raccontati dal Corriere della Calabria). Lo afferma la deputata del Movimento 5 stelle Anna Laura Orrico.
“Insieme al sindacalista dell’Usb Peppe Marra – dice Orrico – siamo stati ricevuti da un pool dell’Agenzia delle dogane e della Guardia di Finanza che sulla questione operano congiuntamente e che ci hanno riferito quanto al momento è stato fatto per verificare cosa realmente stia transitando da Gioia Tauro a bordo di alcune navi. Al momento – prosegue l’esponente pentastellata – ci sono 8 container posti sotto controllo doganale. Contengono barre d’acciaio, alcune di forma quadrata altre tonda. Non ci sarebbero, per quanto misurato da appositi strumenti, tracce di radioattività. Tuttavia, per definire l’esatta natura dell’acciaio, ovvero il suo utilizzo per fini bellici, sarà necessario l’intervento di un esperto tecnico la cui consulenza è stata già richiesta dalle autorità portuali. Nel ringraziare queste ultime – conclude Anna Laura Orrico – per la disponibilità e la collaborazione istituzionale mostrata è altresì importante mantenere alta l’attenzione sulla vicenda poiché già nei prossimi giorni arriveranno nuove navi il cui contenuto rimane dubbio. Nel frattempo restiamo in attesa che il governo risponda all’interrogazione parlamentare presentata sul tema dalla collega Stefania Ascari. L’Italia, infatti, secondo quanto recita la nostra Costituzione ripudia la guerra e le leggi dello Stato, nonché i trattati internazionali stipulati, vietano non soltanto l’export quanto il transito di armi verso paesi in guerra o in violazione dei diritti umani”.
“Grazie all’impegno e alla sensibilità della deputata Anna Laura Orrico, abbiamo partecipato con un nostro delegato – scrivono USB e Orsa Porti – al confronto avvenuto all’interno dell’area portuale di Gioia Tauro con i responsabili dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanza, in merito alla vicenda dei container sospetti in transito verso Israele. Nel corso dell’incontro è stato confermato che le autorità competenti si erano già attivate a seguito delle segnalazioni ricevute, procedendo tempestivamente al blocco dei container e all’avvio delle verifiche sul contenuto. Attualmente risultano posti sotto controllo doganale 8 container contenenti barre d’acciaio, la cui natura è oggetto di ulteriori accertamenti tecnici già richiesti dalle autorità competenti. I controlli effettuati finora risultano coerenti con gli elementi che avevano motivato le segnalazioni promosse dal movimento BDS, confermando la necessità di mantenere alta l’attenzione su questa vicenda. Resta ora da accertare con precisione la natura dei materiali trasportati. Sarà determinante stabilire se si tratti di acciaio balistico o comunque di leghe progettate per impieghi militari. In tal caso ci troveremmo di fronte a materiali riconducibili alla legge 185/90, che disciplina il controllo su esportazione, importazione e transito di armamenti e prevede limiti stringenti, fino al divieto, nei confronti di paesi coinvolti in conflitti armati, come Israele”.
USB e Orsa Porti “ribadiscono con determinazione che il porto di Gioia Tauro non può essere utilizzato come snodo logistico al servizio della guerra. Non può essere consentito che infrastrutture civili vengano piegate a traffici che alimentano morte, distruzione e instabilità. Continueremo a esercitare la massima vigilanza su quanto sta emergendo, pretendendo piena trasparenza, rispetto delle norme e tutela dei lavoratori e del territorio. La mobilitazione proseguirà nei prossimi giorni, anche alla luce dell’arrivo di nuove navi, perché riteniamo non ammissibile qualsiasi utilizzo del porto in contrasto con i principi di pace e con gli interessi collettivi”.
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