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L’intrigo internazionale

Transitano carichi di armi da guerra da Gioia Tauro? Quello che sappiamo

Portuali calabresi e pacifisti preparano la mobilitazione

Pubblicato il: 18/03/2026 – 16:03
di Paride Leporace
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Transitano carichi di armi da guerra da Gioia Tauro? Quello che sappiamo

REGGIO CALABRIA A chi interessa se passano armi da guerra nel porto di Gioia Tauro in Calabria in barba alla Costituzione e alla legge 185 del 1990, quella che ne vieta la vendita a paesi in guerra per non parlare delle convenzioni internazionali diventate carta straccia al tempo di Trump?
Tra i pochi interessati la deputata calabrese dei 5 Stelle Anna Laura Orrico che ha chiesto controlli e risposte chiare all’Autorità portuale e doganale di Gioia Tauro. Richiesta accolta considerato che la deputata pentastellata è stata ricevuta dalle autorità portuali e doganali. Il materiale incriminato è sotto osservazione e a breve si saprà se è materiale bellico o normale. Chi si sta occupando della questione è anche il sindacato Usb Calabria e l’Orsa Porti che lunedì scorso, nonostante il maltempo, sono riusciti a tenere un’assemblea pubblica alla Casa del Popolo “Valarioti” di Rosarno dove sono stati messi assieme i tasselli del puzzle internazionale sollevati dalla giornalista d’inchiesta indipendente Linda Maggiori. Gli attivisti reclamano “che i container in arrivo con le compagnie sospette non vengano movimentati fino a quando non saranno effettuati i controlli richiesti”. Al momento si sta lavorando su un documento che chieda ai sindaci e alle forze pacifiste locali di non lasciare il cerino in mano solo ai portuali.

Ma cosa sappiamo del transito delle armi a Gioia Tauro?

Si è verificata una circostanza molto strana. Il 14 marzo scorso, la Msc Lucy portacontainer di una celebre multinazionale svizzera ha lasciato il porto con 12 ore di anticipo rispetto agli orari precedentemente comunicati. Circostanza strana, considerato il fatto che proprie in quelle ore la parlamentare 5 Stelle, Stefania Ascari, stava depositando un’interrogazione parlamentare per conoscere attraverso Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto il contenuto del carico della nave non mancando di fornire i numeri identificativi dei container sospetti. Ad un’interrogazione parlamentare bisogna rispondere. Qualcuno ha suggerito che era meglio prendere il mare? Non siamo in grado di provarlo.
Possiamo solo informare che reti pacifiste internazionali molto ben organizzate e con le orecchie e gli occhi ben allenati degli attivisti sostengono che la nave della Msc conterrebbe acciaio balistico e componenti per proiettili di artiglieria provenienti dall’azienda indiana RL Steels & Energy Ldt situata nello stato Aurangabad, accertata fornitrice della più grande fabbrica di munizioni israeliana.
La Msc Lucy avrebbe trasportato 16 containers sospetti mentre un’altra nave della stessa compagnia, la Msc Siena, partita da Valencia sarebbe arrivata a Gioia Tauro con il resto del carico.
Riteniamo che c’è bisogna di chiarezza da parte delle autorità. Le rotte di navigazione dall’India non possono attraversare il Mar Rosso a causa di Houti e guerra. Quindi compiono una rotta più larga che ha bisogno degli scali nel Mediterraneo, Gioia Tauro compresa. Le leggi sono rispettate? O in punto di diritto lo scalo tecnico consente questo tipo di transhipment?
Come ci ricordava Alberto Sordi in un celebre film finché c’è guerra c’è speranza. E soprattutto guadagno. Nell’ultimo anno i produttori di armi globali hanno visto crescere gli affari del 50 per cento. (redazione@corrierecal.it)

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