Carceri in Calabria, le emergenze: infiltrazioni della ‘ndrangheta, salute a rischio, strutture inadeguate
Il provveditore regionale Lucia Castellano all’anniversario del corpo della Polizia penitenziaria a Catanzaro. «Tante criticità, ma come in tutto il Paese»

CATANZARO «La situazione delle carceri in Calabria è sicuramente complessa e problematica, ma come in tutto il territorio nazionale. Cerchiamo di fare del nostro meglio. Sicuramente il fenomeno della ‘ndrangheta ci preoccupa moltissimo. Dobbiamo realizzare delle alleanze di Stato, delle alleanze tra istituzioni per combatterle dall’interno e dall’esterno». A dirlo il Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria in Calabria, Lucia Castellano (nella foto in basso), a Catanzaro, per la celebrazione del 209esimo anniversario della fondazione del corpo di Polizia penitenziaria. Da alcuni mesi in Calabria, Castellano scatta una “fotografia” della realtà in Calabria, tra vecchie e nuove criticità ed emergenze ma anche qualche elemento di ottimismo, come il fatto che nelle carceri calabresi il sovraffollamento non è quel vulnus che invece si riscontra altrove.
Le criticità
«Sicuramente – rileva Castellano – le infiltrazioni della criminalità organizzata, il traffico di droga, il traffico di telefonini, tutto quello che comporta tutto questo, il livello di malaffare all’interno degli istituti. E questa è una delle preoccupazioni maggiori. Sto conoscendo tutti i procuratori della Repubblica della Calabria. Credo che l’attenzione deve essere massima. Un’altra preoccupazione è quella della tutela della salute dei detenuti: deve essere massima l’attenzione anche per i più fragili, dare a ciascuno la risposta penitenziaria più coerente rispetto alla storia della persona, anche la storia criminale, e alle condizioni di salute. Quindi – ha aggiunto il Provveditore dell’amministrazione penitenziaria in Calabria – stiamo lavorando molto con la sanità. E un’altra preoccupazione ancora è l’impostazione di programmi di reinserimento, il lavoro che manca. E un altro problema enorme che noi stiamo combattendo con tutte le nostre forze è lo stato delle strutture edilizie: stiamo lavorando a tamburo battente con i nostri tecnici al Provveditorato per cercare di recuperare gli spazi e dare dignità ai luoghi della detenzione. In generale – ha proseguito il Provveditore – credo che l’amministrazione penitenziaria debba fare un passo in avanti, superare l’autoreferenzialità e concepirsi come un servizio pubblico all’utenza insieme a tanti altri servizi pubblici».

Il tema del sovraffollamento
Il punto sul sovraffollamento, che in Calabria – ha precisato Castellano – «non è il problema dei problemi. Su questo aspetto punto molto, perché ha una grande potenzialità, visto che c’è un numero contenuto di detenuti: 2.800 a fronte ad esempio dei 7.600 della Campania, la regione da cui io provengo. Quindi il problema del sovraffollamento non c’è o c’è in misura minore e questo ci consente sicuramente di lavorare meglio. E quindi – ha rilevato il Provveditore dell’amministrazione penitenziaria in Calabria – dobbiamo vedere questo aspetto come una grande opportunità così come una grande opportunità nasce dal fatto che nessun istituto della Calabria è sovradimensionato: sono tutti a misura d’uomo. Su questo stiamo lavorando con efficacia».
Il ruolo della polizia penitenziaria
Secondo Castellano in tutto questo contesto un ruolo fondamentale lo riveste proprio la polizia penitenziaria, che – ha sottolineato – «è l’unica polizia che io chiamo di prossimità, cioè vicina al detenuto per studiarne le dinamiche per essere funzionale anche alla magistratura, non solo di sorveglianza, e per studiarne i percorsi di reinserimento. Il compito della polizia penitenziaria è unico e imprescindibile all’interno delle forze dell’ordine in Italia». (a. cant.)
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