Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 17:50
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 5 minuti
Cambia colore:
 

Verbali e omissis

Hydra, i destini paralleli dei pentiti: la rottura col passato di Amico e il ravvedimento di Pace prima del dramma

Le dichiarazioni rese ai pm della Dda di Milano raccontano la scelta di rompere con la vita di prima. Sullo sfondo, i riferimenti convergenti sui rapporti tra Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta

Pubblicato il: 19/03/2026 – 17:01
di Giorgio Curcio
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
Hydra, i destini paralleli dei pentiti: la rottura col passato di Amico e il ravvedimento di Pace prima del dramma

LAMEZIA TERME Due percorsi diversi, una scelta comune e, per uno dei due, un destino drammatico. Il percorso di collaborazione avviato nell’inchiesta “Hydra” della Distrettuale antimafia di Milano da Bernardo Pace e Gioacchino Amico potrebbe riassumersi così. Ma dietro c’è molto di più: una decisione carica di conseguenze sul piano personale e giudiziario. I verbali delle loro dichiarazioni davanti ai pm della Dda milanese sono stati depositati all’udienza di oggi, quella che ha segnato l’avvio del troncone ordinario del procedimento, lo stesso che già a gennaio aveva portato a pesanti condanne nel rito abbreviato.

I verbali (quasi del tutto oscurati)

La prima udienza si è così aperta con un elemento di rilievo. In attesa della prossima data, già fissata per aprile, dalle decine di pagine di trascrizioni è però ancora difficile ricavare un quadro pienamente definito. Numerose le parti omissate dagli inquirenti, soprattutto in relazione a fatti gravi come l’omicidio di “Tanu u Curtu”, Tano Cantarella, attorno al quale Pace, poco più di un mese fa, aveva riferito ai magistrati di conoscere movente, mandanti ed esecutori materiali, avendoli appresi da Paolo Errante Parrino. Eppure, ciò che emerge con maggiore nettezza va oltre il dato strettamente giudiziario: al centro dei verbali c’è il tema della rottura con il passato, che si intreccia con la ricostruzione investigativa dei rapporti tra gruppi di Cosa nostra, camorra e ’ndrangheta.

Pace: «Voglio dissociarmi da tutto»

«Sono pentito per tutta questa faccenda e voglio dissociarmi di tutto e per tutto, per ripulirmi la coscienza, per i miei figli, per i miei nipoti, per tutto, tirarmi fuori da tutta questa», aveva dichiarato Bernardo Pace il 19 febbraio scorso. Davanti ai pm, Pace aveva confermato le accuse che lo avevano portato alla condanna a 14 anni e 4 mesi, ammettendo l’appartenenza all’associazione mafiosa contestata nel procedimento abbreviato, al mandamento di Castelvetrano di Cosa nostra e facendo riferimento al “padrino” Paolo Errante Parrino. Ma soprattutto ne aveva riconosciuto l’esistenza e la struttura. Dopo aver riferito di alcuni incontri tra Parrino e l’ex capo della mafia siciliana, il defunto Matteo Messina Denaro, le domande dei pm della Dda di Milano si erano concentrate sul cuore del procedimento penale: la presunta alleanza tra mafie, comprendente Cosa nostra, camorra e ’ndrangheta. «Erano tutti assieme loro», aveva risposto Pace. L’evoluzione drammatica della vicenda è nota a tutti, con il suicidio nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino sul quale gli inquirenti faranno luce anche grazie all’autopsia sul corpo disposta per chiarire le circostanze del decesso. 

Amico: «Ho chiuso con il passato e voglio riabilitarmi nella società»

Anche Gioacchino Amico (cl. ’86), davanti ai pm, ha spiegato le ragioni della sua scelta di collaborare, nel primo verbale del 3 febbraio 2026. «Il mio ravvedimento inizia dopo qualche mese all’interno della struttura carceraria del Pagliarelli (…) sono andato in carcere il 24 ottobre del 2023. Dopo qualche mese, inizia un attimino il mio ravvedimento perché ho capito che davanti a delle sbarre non era la mia vita e quindi avviene un cambiamento (…)». Amico chiama in causa anche la moglie, «perché naturalmente, anche se è indagata in questo processo, è una persona che magari l’ho trascinata tra i capelli io in questo processo (…) è andata a finire in mezzo a questo processo Hydra per il semplice motivo che magari ero io l’indiziato principale…». Poi spiega che, anche alla luce delle condizioni di salute della moglie e della madre, intende cambiare vita: «voglio dire che ho chiuso con il passato e voglio riabilitarmi nella società (…) vivere una vita normale senza quella sporcizia che nel corso degli anni mi sono tirato addosso come questa indagine che ben lei ha fotografato dottoressa Cerreti». Quello di Gioacchino Amico appare come un cambiamento profondo. «Il mio dovere morale oggi del cambiamento con me stesso, di avere un ravvedimento prima con la fede davanti a Dio e oggi con la persona umana e civile che ho cercato di esserlo fino ad oggi, con la società, lavorando umilmente ed essendo cordiale e cortese, dovevo cambiare anche per dire le cose che in questo processo naturalmente sono dei tasselli magari fotografati ma mancanti, come la scomparsa del Cantarella, come tante persone che sono libere, che vivono nella loro ferocità e sono ancora libere…».

Le letture che coincidono

È ancora presto per capire che cosa emergerà dal processo e come evolverà la vicenda giudiziaria. Dai verbali, però, affiora una convergenza significativa attorno all’esistenza di una sorta di “mafia comune”. Nel verbale di Gioacchino Amico, uno dei passaggi più rilevanti è quello in cui il collaboratore descrive l’associazione come «questa unione di tutte le tre mafie», confermando in maniera netta la prospettiva investigativa. Sullo stesso punto si innesta anche il verbale di Pace, dove il riferimento ai rapporti tra organizzazioni criminali si fa ancora più esplicito. In un passaggio, infatti, il pubblico ministero richiama i «rapporti economico-mafiosi tra le tre organizzazioni criminali», indicando espressamente soggetti «appartenenti alla ’ndrangheta, a Cosa Nostra o al gruppo dei Senese».
Una lettura che coincide, dunque, e un destino che per un tratto resta parallelo. Sul presunto suicidio in carcere di Pace farà luce l’autopsia. Agli atti, intanto, restano dichiarazioni ancora in parte omissate, ma che potrebbero presto assumere un rilievo più concreto nel quadro processuale. (g.curcio@corrierecal.it)

Il Corriere della Calabria è anche su WhatsApp. Basta cliccare qui per iscriverti al canale ed essere sempre aggiornato  

Argomenti
Categorie collegate

x

x