Pitaro (PD): «Serve un piano di cura del territorio»
«Chi governa la Regione ormai da otto anni dovrebbe aver compreso che le politiche emergenziali sono inadeguate rispetto alle necessità»

«Assistiamo, con tristezza e quasi con rassegnazione, agli effetti disastrosi del maltempo in Calabria, che colpiscono l’economia, le infrastrutture materiali e immateriali e mettono a rischio la vita delle persone. Purtroppo tarda a percepirsi, nonostante le raccomandazioni della comunità scientifica e le condizioni di molti luoghi che evocano “lo sfasciume pendulo sul mare” di Giustino Fortunato, una netta inversione delle priorità nell’agenda della politica. Occorrerebbe, dinanzi alla fragilità geologica della regione e alle difficoltà dei Comuni nell’affrontare i danni del maltempo, intensificare l’impegno, concentrare e implementare le risorse per fronteggiare gli eventi meteorologici estremi che, oggi più di ieri, pongono il serio problema della stessa sussistenza dei territori. Legambiente, di recente, ha rilevato che la Calabria non ha neppure partecipato alla Missione europea sull’adattamento ai cambiamenti climatici, pilastro del Green Deal europeo che ha sostenuto oltre 150 regioni e comunità nel percorso verso la resilienza climatica entro il 2030. E che, a differenza di altre dieci regioni italiane e di numerosi enti locali che hanno firmato la “Carta della Missione”, la Calabria non ha adottato alcun piano specifico di azione. Ebbene, si vuole riferire ai cittadini il perché di queste omissioni e spiegare quali provvedimenti si stanno adottando — considerando che la Commissione europea supporta le Regioni nella pianificazione, anche attraverso finanziamenti e progetti specifici per la messa in sicurezza dei territori — per rimediare a ritardi che peggiorano la capacità di gestione di calamità che, peraltro, spesso sarebbe possibile prevedere? E si vuole riferire ai cittadini a che punto si è nel contrasto all’abusivismo edilizio, al dissesto idrogeologico e all’erosione costiera, nella manutenzione ordinaria del territorio — a partire dai corsi d’acqua e dalla cura del patrimonio verde — e nell’affrontare le criticità legate allo spopolamento dei centri dell’entroterra? È condivisibile, visti i danni subiti anche dalle preziose testimonianze culturali della Calabria, la chiamata alla corresponsabilità dei calabresi verso il territorio dell’antropologo Vito Teti; ma serve soprattutto un cambio di passo della politica in tutte le sue espressioni, per realizzare “un grande piano di cura, recupero, risanamento e messa in sicurezza dei luoghi”. È chiaro che ci si trova dinanzi a questioni complesse e difficili, che nel passato non sono state affrontate con scienza e coscienza. Ma chi governa la Regione ormai da otto anni dovrebbe aver compreso che le politiche emergenziali sono inadeguate rispetto alle necessità».