Il Nord sotto l’ombra della ‘ndrangheta: le infiltrazioni e i cittadini che tacciono
La criminalità organizzata si è ormai insinuata nei circuiti economici e pubblici del Piemonte, tra una cultura della denuncia ancora debole e la sorprendente realtà degli imprenditori che non denunc…

La ‘ndrangheta non è più una presenza periferica o di transito nel Nord Italia. In Piemonte, come in altre regioni del Nord-Ovest, le cosche hanno trovato terreno fertile per radicarsi stabilmente, integrandosi nel tessuto economico, politico e sociale. Non si tratta più di una semplice colonizzazione esterna: la mafia calabrese oggi germina e si consolida dove le opportunità economiche sono maggiori, sfruttando legami, complicità e zone grigie. L’immagine del Nord come “isola felice” è definitivamente superata.
Le indagini più recenti offrono uno spaccato chiaro di questa evoluzione. L’operazione Echidna (2024-2025), coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, ha rivelato infiltrazioni sistemiche negli appalti pubblici, in particolare per la manutenzione dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia, e contatti stabili con imprenditori e politici locali. Nell’ottobre 2025, l’arresto a Volpiano di Luigi “Gino” Marando, figlio del boss Pasqualino Marando, ha confermato come la ‘ndrangheta calabrese mantenga legami diretti con i clan storici della Calabria, come la cosca Barbaro di Platì, e abbia ramificazioni operative tra Piemonte, Lombardia e Calabria. Le inchieste attuali, così come la storica operazione Minotauro (2006-2011), dimostrano che il Nord non è più periferia ma nodo strategico, dove la mafia si insinua silenziosa, senza la violenza plateale del passato, ma con un’influenza capillare sull’economia e sulla vita pubblica.
Le parole recenti di Bombardieri e Musti, tra denuncia e responsabilità civica
Il quadro è stato confermato recentemente dalle parole di Giovanni Bombardieri, procuratore della Repubblica di Torino, che nei giorni scorsi, in un incontro pubblico organizzato dalla Cgil, ha sottolineato la criticità del contesto piemontese: «Si può fare tanto, ma c’è bisogno che la gente, la società civile stia vicino alle vittime, c’è bisogno che ci si assuma la responsabilità della denuncia». Il procuratore ha evidenziato come nel Nord la mafia si denunci meno rispetto al Sud: «Qui la mafia si denuncia meno», ha detto, spiegando che il fenomeno non è percepito come grave dall’opinione pubblica e che spesso chi denuncia si trova a combattere anche contro la burocrazia. Per Bombardieri, calabrese che proprio nella sua terra ha combattuto a lungo la ‘ndrangheta, la denuncia è lo strumento chiave per combattere la criminalità organizzata. «Ci sono imprenditori – ha evidenziato – che vivono le conseguenze di aver denunciato» ma che per fortuna «mi dicono “rifarei questa scelta perché la scelta di denunciare ripaga di tutte le difficoltà che sto incontrando, mi sento libero”».
A conferma della nuova geografia della mafia al Nord, Bombardieri ha sottolineato il ruolo cruciale del sindacato e del lavoro come strumenti di prevenzione e monitoraggio: «Il sindacato ha un grande lavoro che può svolgere, lo sta svolgendo contro il caporalato ed è importante che faccia lo stesso anche negli altri settori». E ha aggiunto: «È importante eliminare la sottovalutazione e le zone grigie, che hanno consentito alla ndrangheta di crescere e diventare quello che è oggi».
Un quadro che pochi giorni prima era stato evidenziato dalla procuratrice generale di Piemonte e Valle d’Aosta, Lucia Musti, nel corso dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario, danno un ulteriore impulso interpretativo. Con una aggiunta inquietante: «In Piemonte sono gli imprenditori a cercare i boss». Un’affermazione che spiega come il radicamento della ‘ndrangheta sia oggi alimentato da dinamiche interne al tessuto produttivo e non solo da imposizioni esterne, dando vita a mafie “gemmate”, autoctone, capaci di attecchire in modo stabile e insidioso in un’economia moderna e competitiva.
Sempre Bombardieri, la scorsa settimana, nel corso del convegno “Piemonte libero dalle mafie – Conoscere e contrastare il fenomeno mafioso”, organizzato dal Consiglio regionale nel Campus dell’Università del Piemonte orientale a Novara, ha rincarato la dose aggiungendo che la denuncia è l’unico strumento per gli imprenditori onesti di affrancarsi dalle pressioni criminali. Certo non sempre l’imprenditore è vittima. Bisogna dire che vi sono imprenditori che si rivolgono alla criminalità perché conviene. Ad esempio, per lo smaltimento di rifiuti. Bisogna contrastare certe mentalità. Non vi sono Regioni esenti dal fenomeno ndrangheta che è globale. La ‘ndrangheta in Piemonte – ha piegato il procuratore – c’è dagli anni Sessanta».
Dunque, un fenomeno silenzioso, ma profondo, che rende la cultura della legalità, la denuncia e il sostegno agli imprenditori coraggiosi strumenti indispensabili per contrastare la “nuova” mafia del Nord.
Il report di Libera in vista della “Giornata della memoria e dell’impegno” di domani
In Piemonte, dal 2011, sono state aperte oltre 25 inchieste giudiziarie sulla criminalità organizzata, con più di 450 indagati. La presenza della ‘ndrangheta è accertata in almeno 24 Comuni e i reati spia nel 2024 hanno raggiunto quota 29.515, con un aumento dei reati di estorsione (+16%) e di riciclaggio di denaro (+54%) e sequestri record di cocaina per oltre 286 chili (+177,13% in un anno). Questi dati sono raccolti recentemente nel report di Libera “Non è altrove. Mafie, corruzione e responsabilità civica in Piemonte” relativo al 2024, elaborato in vista della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che si celebra domani, sabato 21 marzo, a Torino.
Secondo Libera, le indagini successive all’inchiesta Minotauro hanno messo in luce la continuità dei legami con altre regioni d’Italia e il ruolo strategico del Nord come crocevia dei traffici criminali, del reinvestimento dei capitali illeciti e della costruzione di un radicato capitale sociale mafioso. Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera, ha evidenziato come la criminalità al Nord prediliga spesso l’invisibilità e l’integrazione nell’economia legale, instaurando relazioni di commistione con istituzioni, professionisti e imprenditori locali. (f.v.)
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