La crisi in Medio Oriente e gli effetti in Calabria, la regione alla prova degli shock energetici
Le tensioni nello Stretto di Hormuz possono avere ricadute immediate su energia, logistica e sistema produttivo, mentre Gioia Tauro resta uno snodo strategico del Mediterraneo

Il Pil pro capite della Calabria sfiora i 21.700 euro annui, secondo i Conti economici territoriali dell’Istat. Il valore corrisponde a circa due terzi della media italiana, che supera i 34 mila euro. Nel sistema economico calabrese, con salari più bassi della media nazionale, imprese di dimensione minima e una marcata dipendenza dai costi dell’energia e dei trasporti, una crisi geopolitica può produrre effetti immediati.
Il conflitto aperto in Medio Oriente dopo l’attacco degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran rischia di avere proprio questa conseguenza. Il punto più delicato della crisi si trova nello Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del petrolio globale, pari a oltre 20 milioni di barili al giorno, e più del 30 per cento del commercio mondiale di gas naturale liquefatto, in larga parte proveniente dal Qatar. L’Agenzia internazionale dell’energia e la U.S. Energy Information Administration considerano questo corridoio tra i più sensibili dell’economia energetica globale. Una tensione militare nella stessa area è sufficiente a determinare l’aumento del prezzo del petrolio e dei costi del trasporto marittimo.
L’Europa è particolarmente esposta. Dopo la crisi energetica del 2022 e la riduzione delle forniture russe, l’Unione europea ha aumentato l’importazione di gas naturale liquefatto (Gnl). Circa un quarto del Gnl importato dall’Italia proviene dal Qatar e quindi transita dallo Stretto di Hormuz. L’aumento del prezzo dell’energia colpisce anzitutto i sistemi economici più deboli. In Calabria l’impatto può risultare amplificato per ragioni di carattere strutturale. Il tessuto produttivo regionale è composto quasi interamente da micro e piccole imprese, spesso concentrate nei settori agricolo, commerciale e turistico. Si tratta di attività con margini ridotti, fortemente sensibili alla risalita dei costi dell’energia, dei carburanti e dei trasporti.
Negli ultimi anni l’economia regionale aveva mostrato segnali di crescita, seppure con alcune incertezze. Secondo le analisi della Banca d’Italia, nel 2024 l’economia calabrese è cresciuta dello 0,8 per cento, dopo l’1,3 registrato nel 2023. Nello stesso periodo le esportazioni regionali hanno superato i 490 milioni di euro nel primo semestre, con un incremento di circa il 4,6 per cento, trainato soprattutto dai prodotti agroalimentari. Ora, se salgono il petrolio, il gas e i noli marittimi, soffrono proprio i comparti che negli ultimi anni hanno sostenuto la crescita regionale, cioè l’agricoltura, la trasformazione alimentare e le filiere agricole. L’olio, gli agrumi, il vino e i prodotti lavorati dipendono molto da alcuni aspetti: refrigerazione, imballaggi, trasporto su gomma e spedizioni. In una struttura produttiva fatta soprattutto di piccole imprese, la capacità di assorbire uno shock energetico è piuttosto limitata.
Anche il turismo, che negli ultimi mesi ha dato i segnali più incoraggianti, può risentirne. Secondo i dati della Regione Calabria, nel primo quadrimestre del 2025 si sono registrati oltre 224 mila arrivi e 464 mila presenze, con una crescita di circa il 10 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La componente straniera è cresciuta ancora di più, con incrementi superiori al 45 per cento negli arrivi. Una parte rilevante di questi flussi dipende però dal trasporto aereo e dunque dal costo dei carburanti.
La crisi energetica incide poi anche sulla logistica del Mediterraneo. Le tensioni geopolitiche possono modificare rotte commerciali, tempi di navigazione e premi assicurativi delle navi mercantili. In questa partita conta anche il porto di Gioia Tauro, primo scalo container d’Italia. Secondo i dati ufficiali dell’Autorità di sistema portuale dei mari Tirreno meridionale e Ionio, nel 2025 lo scalo calabrese ha movimentato circa 4,49 milioni di TEU e – con una crescita del 14 per cento rispetto all’anno precedente – si è confermato il primo porto italiano per traffico container e uno dei maggiori hub di transhipment del Mediterraneo.
Gioia Tauro si trova in posizione centrale sulla rotta che collega il Canale di Suez ai porti dell’Europa occidentale. Gran parte delle grandi navi portacontainer che attraversano il Mediterraneo passa davanti alle banchine dello scalo calabrese. La crisi dello Stretto di Hormuz, almeno per ora, non ha prodotto provvedimenti specifici del governo italiano in favore del porto del Reggino. Le iniziative annunciate riguardano piuttosto il sostegno generale all’economia e agli esportatori, oltre al rinforzo della sicurezza della navigazione commerciale nelle aree di tensione del Golfo Persico.
Per Gioia Tauro è quindi fondamentale il potenziamento degli strumenti strutturali già disponibili. Tra questi rientrano gli investimenti infrastrutturali collegati al Pnrr, che includono interventi di modernizzazione delle banchine, digitalizzazione dei servizi portuali ed elettrificazione delle infrastrutture. L’Autorità portuale ha indicato in circa 66 milioni di euro il finanziamento complessivo destinato al progetto di elettrificazione della banchina di levante. Accanto agli interventi del Pnrr si collocano gli strumenti legati alla Zes unica del Mezzogiorno, che introduce incentivi fiscali e semplificazioni amministrative nelle regioni del Sud, con un ruolo primario dei sistemi portuali.
Nel frattempo, esiste anche uno spazio di intervento regionale. La Regione Calabria può destinare una parte delle risorse della programmazione europea – in particolare Fesr e fondi agricoli – al sostegno delle imprese più esposte ai costi energetici e logistici. Investimenti per l’efficienza energetica nelle filiere agroalimentari, diffusione di impianti rinnovabili nelle aziende agricole e programmi di modernizzazione dei sistemi di conservazione e trasformazione dei prodotti sarebbero interventi concreti e già compatibili con gli strumenti finanziari di cui si dispone. Un secondo ambito riguarda lo sviluppo delle comunità energetiche, soprattutto nelle aree interne e rurali, che possono ridurre la dipendenza di famiglie e imprese dai prezzi dell’energia sui mercati internazionali.
Il livello più incisivo è però quello nazionale. Il governo può rafforzare il ruolo di Gioia Tauro come infrastruttura strategica del Mediterraneo. Può dunque accelerare gli investimenti portuali previsti dal Pnrr, semplificare le procedure doganali e logistiche e migliorare i collegamenti ferroviari tra il porto e i principali corridoi europei del trasporto merci. In una fase di instabilità delle rotte marittime globali, rendere più efficiente uno dei principali hub container del Mediterraneo sarebbe una scelta industriale, prima che territoriale.
Il Parlamento nazionale può intervenire rafforzando gli incentivi della Zes unica e introducendo strumenti fiscali che favoriscano gli investimenti nella logistica portuale e nella trasformazione agroalimentare. Si tratta di misure che possono aumentare la capacità delle imprese del Sud di affrontare fasi, ora piuttosto ricorrenti, di particolare volatilità dei prezzi energetici.
Anche il livello europeo ha un ruolo rilevante. I parlamentari italiani eletti a Bruxelles, in particolare quelli provenienti dalla Calabria, possono sostenere politiche energetiche e infrastrutturali che riducano la dipendenza dell’Europa dalle rotte più problematiche del commercio globale. È allora prioritario aumentare gli investimenti nelle infrastrutture energetiche del Mediterraneo, sostenere i corridoi logistici europei che attraversano il Sud Italia e promuovere strumenti finanziari per i porti strategici del bacino mediterraneo.
Le tensioni nello Stretto di Hormuz dimostrano quanto l’economia europea sia legata agli equilibri geopolitici del Medio Oriente. Per la Calabria questo legame è ancora più evidente. Nel contesto, il porto di Gioia Tauro è uno dei pochi punti in cui la Calabria rientra nelle rotte dell’economia globale. Ecco perché bisognerebbe approntare una strategia che renda meno esposto il sistema economico calabrese agli shock energetici e alle crisi geopolitiche. (redazione@corrierecal.it)
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Foto cover: Morteza Nikoubazl | Nurphoto | Getty Images