Gratteri o l’alluvione: di cosa abbiamo discusso di più?
Abbiamo animato la campagna referendaria e i cicloni hanno disanimato la Calabria

Di cosa abbiamo discusso di più negli ultimi mesi, del maltempo o di Gratteri? Se non fossimo storditi da settimane di pioggia e disastri, avrei forse scritto che sempre di ciclone si tratta. Ma è come per la guerra, come fu per l’epidemia, le parole oggi pesano e hanno un valore. Ci siamo persino divertiti a vedere quotidianamente il duello Nordio-Gratteri (ci divertiamo un po’ meno quando i pm sono in azione) a cominciare dagli effetti dell’intervista del Procuratore di Napoli al Corriere tv. Disturbanti quanto volete le sue parole, ma a conti fatti, quando il vento piega i pali delle bancarelle e trascina via mesi di preparativi, forse il cuore batte più forte per la pioggia che per il quesito referendario.
In questi giorni mi sono chiesta e ho chiesto più volte: ma cosa sta succedendo alla Calabria? In un vortice fobico e pieno di inquietudine a guardare i fianchi delle montagne crollare (c’erano persone vere col telefonino davanti alle frane che venivano giù e si arrestavano proprio sotto le loro abitazioni, ma questa è un’altra storia), e poi le decine di post di strade allagate, torrenti gonfiati, foto di alberi abbattuti, commenti di ansia diffusa. Accresciuta quando il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha dovuto spiegare che «fino ad aprile saremo esposti a eventi del genere»
Quindi sono andata a ricostruire. Il maltempo, ovviamente, non è solo della Calabria, ma certamente la Calabria è molto esposta. I numeri parlano chiaro. Da dicembre a oggi, l’Italia ha vissuto un inverno anomalo: Lazio e Umbria con oltre 200 mm di pioggia caduti in poche settimane, Toscana e Piemonte con accumuli record, Sardegna e Sicilia segnate da esondazioni e frane. In Calabria, l’analisi dei dati climatici ci dice che le precipitazioni si concentrano in poche ore, i fiumi corti esondano subito, i pendii cedono senza avviso. Alcune zone del Cosentino hanno registrato oltre 450 mm di pioggia tra gennaio e febbraio, quasi un terzo della media annua.
Le ragioni scientifiche sono abbastanza condivise: il bacino del Mediterraneo si sta scaldando più rapidamente rispetto alla media globale, rendendo il mare una riserva di energia pronta ad alimentare perturbazioni più forti e più intense. L’Italia, con la sua orografia complessa e stretta tra due mari, è particolarmente vulnerabile a questo tipo di eventi estremi che si manifestano in poche ore ma portano piogge di grande intensità.
E non è un fenomeno solo meridionale. Anche al Nord, negli ultimi due anni, si sono registrati eventi eccezionali: nella Val Bormida e in Lombardia nord-occidentale caddero oltre 420 mm in poche ore, provocando esondazioni e danni significativi. Anche in Piemonte e Liguria, e in alcune aree dell’Emilia, le anomalie pluviometriche si sono spinte ben oltre le medie stagionali. La differenza, qui nel Sud, è che questi eventi si sommano a fragilità territoriali storiche: pendii ripidi, fiumi brevi che esondano rapidamente, urbanizzazione spesso poco attenta alla gestione delle acque. Il risultato è che ogni evento, anche se non eccezionale su scala nazionale, qui si traduce in una risposta territoriale più immediata, e spesso più fragile.
La Fiera di San Giuseppe travolta dal vento è la rappresentazione plastica della frattura fra un tempo che arrivava familiare e uno che stiamo imparando a riconoscere con sofferenza e paura. Non possiamo più limitarci a chiamare questi fenomeni “maltempo”. È una parola che rischia di svuotare di contenuto una realtà che, invece, chiede nomi più precisi e consapevolezza. La Calabria è fragile ma è anche esposta. Non mi va, però, di sentire “povera Calabria”, come se il maltempo fosse una disgrazia solo di queste parti che dobbiamo risolverci tra noi. Ho già scritto dello scarto che negli anni c’è stato tra il promesso e il mantenuto sui fondi annunciati per la ricostruzione. L’importante è non considerare il tema della variazione climatica un fatto locale. Rischiamo di fare la stessa fine della famosa intervista di Gratteri al Corriere tv quando parlava degli indagati e dei massoni che, a suo giudizio, voteranno sì. Tutti in Italia si sono allarmati, poi si sono placati, rassicurati, vabbè parlava della Calabria. (redazione@corrierecal.it)
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